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UCRAINA: ONU CONTRO ROGER WATERS

Lo scandalo Waters-gate. Nessuna minaccia di impeachment per un presidente americano, ma la musica potrebbe non essere troppo diversa. “L’invasione dell’Ucraina da parte della Federazione Russa è stata illegale e la condanno nei termini più forti possibili, ma non è stata immotivata quindi condanno anche i provocatori nei termini più forti possibili”. Testo e melodia di Roger Waters, chitarrista e co-fondatore dall’indiscussa carriera. Ma dalla discutibile dialettica, tant’è che anche l’ONU non si è risparmiata un contrattacco con la contraerea: “che tristezza per i suoi ex fan vederlo accettare il ruolo di semplice mattone nel muro, un muro di disinformazione e propaganda russa”. Sergiy Kyslytsya gioca con il titolo di Another Brick in the Wall, una delle canzoni più famose e belle della band. La “fedina” di Water si sporca ulteriormente: già a settembre scorso era stata dichiarata “persona non gradita” da Cracovia, che aveva anche annullato i suoi concerti.

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Anche l’aver proposto di trovare una soluzione alternativa alle armi per portare la pace in Ucraina gli è costato epiteti poco edificanti e sostenimento alla Russia. E, soprattutto, la chiamata di Mosca per parlare all’ONU: mossa che rischia seriamente di tacciare il musicista come a favore dell’ex URSS, quando in maniera un po’ “ignavia” non ha mai preso posizioni nette, schierandosi a volte da una parte e poi dall’altra. La chiave di lettura della vicenda è duplice, e porta in entrambi i casi alla riflessione. La prima, più immediata, è che quando personaggi normalmente estranei alle vicende geopolitche dicono la loro la reazione più immediata è chiedersi “ma lui/lei cosa c’entra?”. Svestirsi del proprio manto di neutralità spesso vuol dire compromettersi, come se una presa di posizione fosse preclusa a persone appartenenti al mondo della musica e dello spettacolo.

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E come se, di conseguenza, quel mondo fosse avulso dalle dinamiche che politici ed esperti vari si trovano a vivere e commentare. La seconda chiave di lettura, che vuole andare anche a leggere tra le righe, suggerisce come soluzioni pacifiste non siano più contemplate. Dalla Russia, ma questa non è una novità, ma anche da chi sostiene come è giusto che sia i diritti dell’Ucraina. Ormai è guerra, in tutti i sensi, non c’è più spazio per le parole ma solo per i fatti. Che dovrebbe essere un leitmotiv di vita, se si vuole dimostrare concretamente qualcosa, ma non deve sfociare nel “non voglio sostenere l’Ucraina”. Perché, e lo si nota da i commenti su social e non di chi parteggia per Kiev, adesso si è costretti a scegliere: o con me o contro. E non si può più tornare indietro, una volta fatta la propria scelta.

Data:

9 Febbraio 2023