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UCRAINA: TERRA DI NESSUNO

cms_410/Scontri-a-Kiev-pietre-e-lancio-molotov-contro-polizia.jpgKIEV – «Meglio morire che vivere in catene». Il grido di Anatoli, 61 anni, «comandante» di un gruppetto di manifestanti, si leva dalle fiamme e dal sangue di Maidan Nezalezhnosti, la piazza Indipendenza di Kiev cuore della rivolta contro il «regime» di Ianukovich.

cms_410/morto_Kiev_upiImagepp.jpgIl massacro dei giorni scorsi, in cui sono morte decine di persone, forse più di cento, è forse la pagina più buia della storia dell’Ucraina indipendente. E i manifestanti antigovernativi tremano da altre violenze, altri proiettili mortali, come quelli sparati sino a ieri dalla polizia: colpi precisi di cecchini ben addestrati, che colpiscono le loro vittime al cuore, alla testa, alla gola. Colpi che hanno un solo obiettivo: uccidere. Senza lasciare scampo.

cms_410/poliziotti_in_ostaggio_.jpgSarebbero invece 67 i poliziotti ucraini presi prigionieri e tenuti, sino a stamani, in ostaggio dai dimostranti di piazza Maidan, a Kiev. Lo afferma il ministero dell’Interno ucraino. In precedenza si era parlato di una cinquantina di agenti catturati.

cms_410/Kiev_6appunti.jpgLa paura è stata tanta. Anche se la morte fa tremare molti. E fa piangere. L’hotel ’Ukraina’, un albergo di lusso che si affaccia sul Maidan, è stato occupato dai manifestanti e trasformato in un vero e proprio ospedale, con due sale operatorie improvvisate nella hall al pian terreno.

cms_410/giusto_morti_per_terra_scontri-kiev-protesta-ucraina-12.jpgE proprio lì, sul pavimento, nascosti a occhi indiscreti da un separè, vi erano i cadaveri di 11 manifestanti. Una donna sulla cinquantina, piccolina, entra nell’albergo. È venuta per il marito, le hanno detto che è morto. E infatti il corpo è lì, sul pavimento dell’hotel. E purtroppo il pianto disperato e le urla di dolore della moglie non lo riporteranno in vita. Quasi tutti gli edifici di piazza Indipendenza e del vicino viale Khreshatik sono stati occupati nei giorni scorsi oltre che il ministero dell’Agricoltura.

cms_410/ospedali_in_chiesa__n.jpgE in molti edifici occupati sono stati messi in piedi dei punti di primo soccorso. Non lontano dal Maidan, nel territorio del monastero di San Michele, che già tante volte ha fatto da rifugio ai manifestanti, è stato improvvisato un ospedale. Tantissime persone in questi giorni venivano da tutte le parti per donare medicine appena comprate, altre si offrono di assistere i feriti o più semplicemente di distribuire pane e formaggio e tè caldo ai dimostranti. La cappella principale è ancora oggi colma di casse di medicine e sulla piazzuola alcuni sanitari tengono una lezione di primo soccorso per i nuovi volontari, servendosi anche di un manichino.

cms_410/infermiere.jpgVenerdì (21 febbraio 2014), mentre giravo tra le strade invase di detriti e focolai di auto e pneumatici, nelle vicinanze dell’improvvisato «ospedale di San Michele» incontrai Oleg, 63 anni. «Sono un colonnello medico in pensione – spiega – e non credo che l’esercito interverrà contro i manifestanti. Di certo non tutti i reparti. Se entrano in campo le forze armate è la guerra civile: militari contro militari». Poi inveisce contro Ianukovich: «È un bandito – tuona -, come i poliziotti che hanno sparato oggi. Mi hanno detto che hanno colpito anche un’infermiera». Si tratta probabilmente di Olesya Zhukovskaia, la ragazza di appena 21 anni colpita al collo da un proiettile e forse morta in ospedale il cui tweet, «sto morendo», ha commosso il mondo.

cms_410/barricate__big.jpgIn tarda serata sempre di ieri (venerdi 21 febbraio 2014), mi incontro Serghiei, 21 anni, è uno dei dimostranti che stanno di guardia alla barricata di via Institutska, proprio una delle vie in cui oggi molti sono caduti colpiti dai proiettili dei cecchini. «Solo i cretini non hanno paura di morire – dice sorridendo -. Io ho tantissima paura». Poi si sfila il guanto sinistro e mostra il dorso della mano: «0 Rh -» c’è scritto, il suo gruppo sanguigno. «Sono qui per il mio Paese – spiega – per vivere in un posto migliore, più giusto, senza corruzione e senza mafiosi al governo». Oleg, 28 anni, e da 18 sua madre vive in Italia, a Modena. «Ma lei non sa che sono qua – dice quasi bisbigliando -, meglio non farglielo sapere, si preoccuperebbe troppo. Meglio che creda che sono a Leopoli» Poi continua ad aiutare i compagni ad ammassare pneumatici vicino alle barricate: li incendieranno in caso di necessità per tenere lontani i poliziotti. Come hanno già fatto tante volte. E ai piedi delle barricate la cenere fuma ancora, mentre alcuni dimostranti la rimuovono con le pale.

cms_410/poliziotti__n.jpgGli insorti hanno fatto prigionieri una cinquantina di poliziotti e li hanno portati in un edificio occupato vicino al municipio di Kiev, facendoli passare attraverso un corridoio umano di dimostranti antigovernativi. Ianukovich vede i ministri europei. In mattinatadi ieri (venerdì 21 febbraio 2014), il presidente ucraino Viktor Ianukovich ha avviato i colloqui con i ministri degli Esteri francese, tedesco e polacco: lo ha detto Anna Gherman, una consigliera del capo di Stato ucraino, citata dall’agenzia Interfax. In precedenza altri media internazionali avevano diffuso la notizia dell’annullamento dell’incontro.

cms_410/tre_gua_finita_.jpgTregua finita. La tregua annunciata mercoledì sera da Ianukovich è già bella che terminata. Il presidente aveva invitato a «fermare il bagno di sangue» seguito agli scontri con i manifestanti costati quasi trenta morti. Stati Uniti e Nato, oltre alla Ue, nel frattempo hanno avviato le tanto sbandierate sanzioni che colpiranno per ironia della sorte solo la popolazione e non i responsabili e, a Bruxelles si incontrano in un consiglio straordinario i ministri degli Esteri europei. Cosa andranno a fare, se il focolaio della guerra civile è a centinaia di chilometri dal loro naso?

Battaglia finita. Accordo fatto

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La protesta in Ucraina che era iniziata come “europeista”. Ma ormai, a distanza di tre mesi da quei giorni di fine novembre in cui migliaia di persone scesero in piazza contro la decisione del presidente Ianukovich di congelare un accordo di associazione con l’Ue, si è trasformata in qualcosa di diverso. Il nome della manifestazione ufficialmente è rimasto lo stesso, EuroMaidan, dal nome della piazza centrale di Kiev, cuore della protesta, ma l’obiettivo principale delle migliaia di dimostranti che stanno sfidando il potere e la polizia è un altro: cacciare Ianukovich e il suo «regime». E in questo momento per molti l’Unione europea non è una priorità.

cms_410/images.jpgNelle scorse ore il presidente ucraino Viktor Yanukovich e le opposizioni finalmente trovato un accordo sullo sfondo di un negoziato fiume mediato da Bruxelles e Mosca con ore e ore di riunioni, anche di notte, con i ministri degli Esteri di Germania, Polonia e Francia in prima fila. Il compromesso annunciato, prevede elezioni presidenziali anticipate entro fine anno, una riforma costituzionale che riduca i poteri del capo dello Stato, e la formazione di un governo d’unità nazionale. Concessioni che puntano a evitare altri scontri sanguinosi tra polizia e insorti, secondo lo stesso Yanukovich.

cms_410/images_(1).jpgMa sembra che il parlamento oggi abbia anche trovato il modo per far tornare in libertà Iulia Timoshenko, approvando degli emendamenti al codice penale che depenalizzano l’abuso d’ufficio, reato per il quale l’ex premier è stata condannata a sette anni di reclusione in un processo che molti ritengono di matrice politica.

cms_410/download.jpgL’organo legislativo ha inoltre approvato un’amnistia “incondizionata” per tutti i manifestanti e ha sollevato dall’incarico di ministro dell’Interno Vitali Zakharcenko, accusato dall’opposizione di essere tra gli artefici delle violenze della polizia contro i manifestanti antigovernativi. L’intesa con il governo è stata approvata anche dal Consiglio di Maidan, un organismo che include diverse forze della protesta antigovernativa, ma non tutte. E infatti Euromaidan, la piattaforma che rappresenta gli attivisti in piazza a Kiev, ha presto rilanciato la pretesa di dimissioni immediate di Ianukovich, e molti dei manifestanti temono nuove violenze nonostante l’accordo e nonostante la polizia in assetto antisommossa sia praticamente sparita dal centro della capitale.

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Qualcuno addirittura crede che la Russia – che intanto è tornata a congelare gli aiuti finanziari promessi a Kiev – possa intervenire militarmente. Un’ipotesi del genere, del resto, è stata ventilata anche da una non meglio specificata “fonte ufficiale di alto livello del governo russo” intervistata dal Financial Times, secondo cui in caso di dissoluzione dell’Ucraina, la Russia sarebbe pronta a entrare in guerra per la Crimea, la penisola che si affaccia sul mar Nero, a maggioranza etnica russa, legata storicamente all’impero degli zar e dove Mosca possiede tuttora un’importante base navale, quella di Sebastopoli. Intanto, forse anche per scongiurare un’eventualità del genere, la Casa Bianca ha annunciato che il presidente americano Barack Obama chiamerà al telefono il presidente russo Vladimir Putin per discutere della crisi ucraina.

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Gli Usa hanno accolto di buon grado l’accordo tra autorità e opposizione nella repubblica ex sovietica, ma hanno anche ribadito che rimane l’ipotesi di sanzioni personali contro Yanukovich e il suo entourage, perché “chi ha compiuto violenze deve essere chiamato alle sue responsabilità”. Da parte sua il ministero degli Esteri tedesco, anche in vista di un nuovo governo di coalizione a Kiev, ha precisato che “non può esserci una soluzione politica della crisi senza un sostegno alla stabilizzazione finanziaria dell’Ucraina”, e si è quindi detto pronto a sostenere l’erogazione di un prestito da parte dell’Fmi. Il partito delle Regioni di Ianukovich intanto sembra iniziare a sgretolarsi, e sono almeno 28 i deputati che hanno abbandonato il gruppo parlamentare del partito di maggioranza. Intanto nelle ore notturne ( ndr.) è iniziata la fuga di massa a Kiev. Il presidente Viktor Ianukovich ha lasciato la capitale e il suo fedelissimo, Volodimir Ribak, si è dimesso da presidente del Parlamento. Gli attivisti di Euromaidan, il collettivo che rappresenta Maidan, ha preso il controllo della sede presidenziale.

La Fuga

cms_410/images_(2).jpgSecondo alcuni media, Yanukovich sarebbe volato nella notte a Kharkiv, non distante dal confine con la Russia, roccaforte dei sostenitori del capo dello Stato. Anche la polizia ha abbandonato le postazioni intorno alla capitale. Oleksandr Turcinov, ex capo dei servizi segreti e braccio destro dell’ex premier Yulia TYmoshenko, ha fatto sapere che la maggior parte dei ministri del governo fedele al presidente sono spariti, compreso il ministro dell’Interno, Vitali Zakharcenko, considerato uno dei responsabili dei sanguinosi combattimenti degli ultimi giorni a Kiev.

Come è iniziato il tutto.

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La protesta in Ucraina era iniziata come “europeista”. Ma ormai, a distanza di tre mesi da quei giorni di fine novembre in cui migliaia di persone scesero in piazza contro la decisione del presidente Ianukovich di congelare un accordo di associazione con l’Ue, si è trasformata in qualcosa di diverso. Il nome della manifestazione ufficialmente è rimasto lo stesso, EuroMaidan, dal nome della piazza centrale di Kiev, cuore della protesta, ma l’obiettivo principale delle migliaia di dimostranti che stanno sfidando il potere e la polizia è un altro: cacciare Ianukovich e il suo «regime». E in questo momento per molti l’Unione europea non è una priorità.Dall’altro lato, c’è l’alleato economico dell’Ucraina. Mosca. Il Cremlino si schiera apertamente con le autorità ucraine denunciando un tentativo di «colpo di Stato» da parte delle forze estremiste della piazza ed esigendo dai leader dell’opposizione lo stop delle violenze.

I Giochi di Sochi

cms_410/sochi-2014-620x350.jpgMa ad essere «sotto shock» è anche l’Ucraina sportiva. Il dramma di Kiev ha fatto inevitabilmente capolino ai Giochi di Sochi. Gli atleti ucraini e il presidente del comitato olimpico, la leggenda del salto con l’asta Serghei Bubka, avevano chiesto di poter indossare il lutto durante le gare: ma la richiesta è stata respinta dal Cio, che impedisce, nel rispetto della carta olimpica, esternazioni di tipo politico durante la rassegna a cinque cerchi. E la coppia ucraina del fondo – forse in segno di dissenso – non si è presentata al via del team sprint.

Vento di libertà

(Sabato22.febbraio.2014)

Alle prime ore del mattino, i manifestanti presenti in piazza dove poche ore prima sfidava la sorte con i cecchini governativi, oggi gioca a calcio nel segno della normalità che in questo Paese stretto dalla cortina di ferro russofona e l’occidente europeista cerca di trovare.

Data:

1 Giugno 2014