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Ucraina, tutto sul vertice in Svizzera: chi c’è, chi dice no a Zelensky

(Adnkronos) – Obbuergen (Canton Nidvaldo, Svizzera) 
I leader e i ministri di una novantina di Paesi di Asia, Africa, Europa, Medio Oriente e America Latina si riuniranno oggi e domani al Buergenstock, un resort con due hotel a cinque stelle, ristoranti e spa appollaiato sulle alture sopra Obbuergen, nel Canton Nidvaldo, in Svizzera, da dove si gode una splendida vista sul Lago dei Quattro Cantoni.   In questa cornice da sogno, dove una doppia per il weekend successivo parte da 1.230 franchi (1.293 euro) a notte, tasse escluse, si riunirà la conferenza di pace sull’Ucraina organizzata dal governo della Confederazione, cui il presidente Volodymyr Zelensky ha rivolto nel gennaio scorso una richiesta esplicita in questo senso, in virtù della lunga storia di neutralità di Berna e della sua importanza nelle relazioni internazionali.  La conferenza movimenterà il weekend di questo bucolico angolo della Svizzera centrale: giovani militari svizzeri, con tanto di quad mimetico, gilet catarifrangente arancione e walkie talkie con maxi antenna, sono già appostati in corrispondenza di ogni rotonda nella zona intorno a Stans, capoluogo del Canton Nidvaldo e punto di partenza delle navette che porteranno la stampa al resort. L’Ufficio federale dell’aviazione civile (Ufac) ha allentato il coprifuoco notturno all’aeroporto di Zurigo per le notti dal 15 al 16 e dal 16 al 17 giugno, per consentire alle delegazioni di arrivare o partire, al di fuori del normale traffico aereo. Sono pertanto previsti ritardi sui voli di linea.   Tuttavia, la ‘conferenza di pace’ in terra elvetica parte azzoppata dal mancato invito alla Russia, uno dei due belligeranti, e soprattutto dall’assenza della Cina, che è un partner fondamentale per Mosca: senza i microchip cinesi l’apparato militare-industriale russo avrebbe molte più difficoltà ad alimentare la continuazione della guerra in Ucraina. Un’altra defezione pesante è arrivata oggi, riporta Swissinfo.ch: quella del presidente brasiliano Inacio Lula da Silva, che notoriamente non nutre grande simpatia per Zelensky.  Per restare ai Brics, secondo l’Indian Express il premier indiano Narendra Modi è stato invitato, ma è quasi certo che non ci andrà: il Subcontinente, comunque, verrà rappresentato “al livello appropriato”. La lista pubblicata oggi include Pavan Kapoor, segretario al Ministero degli Esteri. Gli Usa manderanno la vicepresidente Kamala Harris, malgrado Zelensky avesse insistito, anche pubblicamente, perché il presidente Joe Biden partecipasse.  L’Indonesia manda un diplomatico, come pure il Sudafrica. La Turchia invia il ministro degli Esteri, Hakan Fidan. L’Ue è rappresentata ai massimi livelli, con Charles Michel, Ursula von der Leyen e Roberta Metsola. Ci saranno Olaf Scholz ed Emmanuel Macron, come pure il polacco Andrzej Duda, presidente della Repubblica. Per l’Italia sarà sicuramente presente il ministro degli Esteri Antonio Tajani; ancora da confermare la presenza della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, anche se la lista pubblicata dal governo svizzero la prevede.  Intanto ieri, alla vigilia della conferenza, il presidente russo Vladimir Putin ha chiesto all’Ucraina, in pratica, di arrendersi, ritirando le sue truppe dal sud e dall’est del Paese e di rinunciare ad aderire alla Nato. Per Putin, Kiev dovrebbe abbandonare le regioni di Donetsk, Luhansk, Zaporizhzhia e Kherson, malgrado la Russia non controlli interamente nessuna delle quattro. Per contro, Volodymyr Zelensky, arrivato ieri in Svizzera, ha paragonato le richieste di Putin agli ultimatum che Adolf Hitler lanciava ai Paesi che era prossimo a conquistare, respingendo l'”ultimatum”. Non esattamente uno scambio che faccia presagire una pace imminente.  
I Paesi invitati sono stati circa 160, ma solo 92, secondo l’esecutivo elvetico, hanno detto di sì. Secondo le Q&A pubblicate dal governo svizzero, uno dei temi che verranno discussi è se Mosca potrà prendere parte o meno al processo di pace, cosa che dovrebbe essere scontata, essendo Mosca l’aggressore, e dunque un belligerante. La lista precisa dei Paesi presenti, incluso il livello a cui saranno rappresentati, sarà comunicata questa sera dal governo federale, ma si sa che dovrebbero essere intorno una novantina.  All’inizio della settimana, in un briefing, il governo svizzero aveva detto che la metà sarebbe stata rappresentata a livello di capi di Stato e di governo, l’altra metà a livello di ministri; ora scrive che la “maggior parte” dovrebbe essere rappresentata a livello di capi di Stato e di governo.   
La conferenza, secondo il portavoce dell’Ue per gli Affari Esteri Peter Stano, sarà “l’inizio di un processo. Intende sviluppare parametri comuni per una pace giusta, radicata nei principi della Carta delle Nazioni Unite”. L’assenza della Cina, che forma ormai un asse informale con Mosca, non è gradita a Bruxelles: “E’ molto spiacevole che, per esempio la Cina, che dice di difendere il diritto internazionale, abbia deciso di non partecipare”, ha detto Stano. “L’idea dei partecipanti è quella di iniziare le discussioni per portare in vita un processo che possa portare ad una pace giusta, nel rispetto dei principi della Carta delle Nazioni Unite”. Per la Commissione Europea saranno presenti la presidente Ursula von der Leyen e l’Alto Rappresentante Josep Borrell.  Il fatto che la Russia non sia stata invitata, ha sottolineato Stano, non può essere imputato all’Ue, dato che “la conferenza è organizzata dalla Svizzera e gli inviti sono stati diramati dalla Svizzera”. Tuttavia, anche se avesse ricevuto un invito, la Russia “ha messo molto bene in chiaro di non essere interessata, ma di puntare solo ad una escalation” del conflitto, colpendo i civili “il più possibile”.  Alla conferenza, secondo Stano, verranno “i rappresentanti di quasi 100 nazioni, da Asia, Africa, Europa, Medio Oriente e America Latina, oltre alle organizzazioni internazionali. Ciò indica un robusto sostegno internazionale contro l’aggressione all’Ucraina. Parliamo di un’aggressione illegale da parte della Russia, che ha deciso di diventare un aggressore criminale. Il solo costante messaggio dal Cremlino è che vogliono l’escalation di questa guerra barbara: non si può parlare di pace con un simile aggressore”. 
Secondo il governo svizzero, lo scopo della conferenza è “dare impulso al processo di pace” e “definire gli elementi pratici e le misure per realizzarlo”. La Svizzera ritiene di contribuire così alla “preparazione di possibili formule di pace”. La conferenza “consentirà a tutti gli Stati presenti di condividere le proprie idee riguardo alla via da seguire verso una pace globale, giusta e duratura in Ucraina”. Secondo il governo elvetico, con questa conferenza la Svizzera “contribuisce a far avanzare il dibattito per la pace e per una maggiore sicurezza e stabilità in Europa e nel mondo”. Come ha scritto Cenk Tamer, dell’Ankara Center for Crisis and Policy Studies, “il vertice in Svizzera si sta trasformando in una piattaforma di solidarietà politica per rafforzare il sostegno dell’Occidente all’Ucraina, piuttosto che essere semplicemente una parte degli sforzi di pace. Se la Russia sarà assente dalla conferenza, la partecipazione globale sarà probabilmente limitata o simbolica, indebolendo le speranze di una soluzione”.  La conferenza del Buergenstock, luogo scelto perché può essere messo facilmente in sicurezza, pur essendo agevolmente raggiungibile (non questo weekend), arriva dopo che la guerra su larga scala in Ucraina è in corso da oltre due anni e poco dopo che i russi hanno scatenato, dal 10 maggio scorso, un’offensiva nell’oblast di Kharkiv, che tuttavia sembra aver perso slancio. La Russia, ha riconosciuto un alto ufficiale della Nato, ha compiuto qualche progresso nell’oblast di Kharkiv, ma con costi umani enormi: secondo la fonte, in maggio probabilmente le perdite russe sarebbero ammontate in media a circa “mille” uomini al giorno, un numero “astronomico”.  
In generale, la Russia mantiene un “vantaggio quantitativo” nei confronti dell’Ucraina in “munizioni e uomini”. Per ora, comunque, le mancano munizioni e unità di manovra in quantità sufficiente da poter compiere progressi “significativi”. E la ripresa delle forniture di armi da parte dell’Occidente, dopo che gli Usa e L’Ue sono riuscite a superare temporaneamente le proprie difficoltà politiche interne, ha fatto davvero “la differenza” sul campo. L’ufficiale, però, ha invitato a non farsi illusioni: la Nato si aspetta un intensificazione delle operazioni militari nelle prossime settimane, “specialmente a ridosso del summit di Washington”. In una guerra di attrito, la Russia mantiene un vantaggio naturale sull’Ucraina, essendo molto più grande e più popolata: non solo, può agevolmente bombardare gli impianti industriali ucraini, mentre Kiev ha molta più difficoltà a fare lo stesso con quelli russi. La fonte ha invitato a prepararsi per una “guerra lunga”.  —internazionale/esteriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

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15 Giugno 2024

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