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Udienza Palamara rinviata a settembre (Altre News)

Caos Procure, udienza Palamara rinviata a settembre

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Rinviata al prossimo 15 settembre l’udienza del procedimento che vede incolpato davanti alla sezione disciplinare del Consiglio superiore della magistratura Luca Palamara. Lo ha deciso il collegio della sezione presieduta dal laico della Lega Emanuele Basile, all’inizio dell’udienza di oggi. Il rinvio è stato deciso a seguito del legittimo impedimento chiesto dal difensore di Palamara, il magistrato di Cassazione Stefano Giaime Guizzi, e per procedere all’esame dell’istanza di ricusazione presentata per il togato Piercamillo Davigo, componente del collegio disciplinare, che è anche tra i testimoni chiamati da Palamara, e che ha rifiutato di astenersi.

Con Palamara, presente in aula davanti al Csm, anche Cosimo Ferri, magistrato in aspettativa e deputato di Italia viva, e 5 ex togati del Csm, Luigi Spina, Corrado Cartoni, Antonio Lepre, Gianluigi Morlini e Paolo Criscuoli. Tutti protagonisti, insieme con l’ex ministro Luca Lotti, dell’incontro in un albergo romano, l’hotel Champagne, il 9 maggio dello scorso anno, in cui si discusse di nomine ai vertici di alcune importanti procure italiane, innanzitutto quella di Roma. L’episodio emerso dalle intercettazioni dell’inchiesta di Perugia, che ha dato il via alla bufera che ha travolto la magistratura italiana.

Rinvio al 15 settembre anche per Ferri, ha deciso il collegio durante l’udienza di oggi, che prima aveva rinviato alla stessa data anche l’udienza per Palamara. Anche Ferri, che era presente insieme con il suo difensore, ha presentato istanza di ricusazione per componenti del collegio, che dovrà essere esaminata. Il collegio della sezione disciplinare esaminerà il 15 settembre anche la richiesta alla Camera dell’autorizzazione a utilizzare le intercettazioni a carico di Ferri.

Ferri ha presentato due diverse istanze di ricusazione. La prima, tecnica, riguarda tutti i componenti del Csm in carica al 9 maggio 2019, la data in cui c’è stato l’incontro all’hotel Champagne di Roma con Luca Palamara, Luca Lotti, e 5 ex togati del Consiglio, per discutere di nomine. La ragione è che sono tutti stati citati come testimoni da Ferri in relazione a uno dei capi di incolpazione formulati a suo carico dalla procura generale della Cassazione, quella di avere interferito sull’attività della quinta commissione, competente per gli incarichi direttivi, e dell’intero Csm. Dovranno quindi, in base alla richiesta di Ferri, essere sentiti nel processo per verificare se ci siano state le interferenze contestate. E in base alla formulazione dell’incolpazione, i componenti del Consiglio si configurerebbero come parti lese.

L’altra riguarda la consigliera togata di Area Elisabetta Chinaglia, eletta a dicembre scorso alle suppletive, per alcune dichiarazioni rilasciate in occasione di un dibattito per presentazione della sua candidatura pubblicato su radio Radicale.

Sulle ricusazioni si è espressa in udienza la procura generale, ritenendole ‘’manifestamente inammissibili’’. Un nuovo collegio della disciplinare deciderà sulle istanze.

Udienza rinviata anche per i 5 ex togati del Consiglio superiore della magistratura a processo. In aula erano presenti solo Morlini e Lepre, per gli altri c’erano i difensori. Il rinvio è stato deciso a causa dell’assenza, per impedimenti personali, del presidente titolare del collegio, il laico M5S Gigliotti. Il collegio era infatti presieduto dal supplente Basile, laico della Lega.

IL COLLEGIO – Il collegio della sezione disciplinare è stato presieduto dal laico della Lega Emanuele Basile, in sostituzione di Fulvio Gigliotti (M5S) e formato da Filippo Donati (M5S), Elisabetta Chinaglia (Area), Paola Braggion e Antonio D’Amato (Mi) e Piercamillo Davigo. Per la procura generale della Cassazione erano presenti l’aggiunto Luigi Salvato, il sostituto pg Simone Perrelli e l’avvocato generale Pietro Gaeta. L’udienza si è svolta nella sala conferenze della sede del Csm per il rispetto delle norme di distanziamento.

LE ACCUSE – Gravi le accuse mosse dal pg della Cassazione, Giovanni Salvi, a Palamara e agli altri 6 magistrati a processo: “comportamenti gravemente scorretti” e inottemperanti ai doveri di riserbo, una “strategia di discredito” messa in atto ai danni dei colleghi, “influenze occulte” e “interferenze” nell’attività del Csm sulle nomine.

DAVIGO NON SI ASTIENE – “Non ravviso alcun motivo di astensione”, ha detto il togato del Csm, Piercamillo Davigo, in apertura dell’udienza disciplinare del processo a carico di Luca Palamara, la cui difesa aveva chiesto di astenersi dal far parte del collegio perché il suo nome è presente nella lista di 133 testimoni chiamati ed essere ascoltati, dunque si troverebbe nella condizione di teste e giudice nello stesso processo. La difesa di Palamara ha presentato anche una istanza di ricusazione.

Ponte Genova sarà inaugurato il 3 agosto

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“Il Ponte ’Genova San Giorgio’ sarà inaugurato lunedì 3 agosto alle 18.30”. Lo annuncia in un post sulla sua pagina Facebook il sindaco di Genova e commissario alla ricostruzione del viadotto sul Polcevera Marco Bucci.

“Il ponte è d’acciaio, ci sono circa 20mila tonnellate di acciaio una quantità enorme lavorata negli stabilimenti Fincantieri più qualche stabilimento di Genova come il San Giorgio e hanno fatto veramente un bel lavoro. Questi pezzi sono stati tutti montati su impalcature create da Salini Impregilo e con l’aiuto di un’azienda importante per i sollevamenti, la Fagioli, che è dell’Emilia Romagna. Quindi tutta l’Italia ha partecipato al Ponte, per questo parlo di Modello Italia”, aveva spiegato stamane il sindaco a ’Fatti e Misfatti’ su Tgcom24, parlando del nuovo ponte. “Io mi aspetto ovviamente tutta una serie di polemiche perché l’opera è stata fatta in tempi eccezionali e ci saranno molti che vorranno mettere la propria parola, ma questa storia del ponte fuori norma non è vera, è falsa e chi lo dice e lo scrive sui giornali ne è direttamente responsabile”.

“Qui – ha aggiunto – è rappresentata l’eccellenza della nostra nazione che ha fatto una cosa grande e che nel mondo ha un sacco di meriti e non si riesce a capire come mai in Italia non riesce a fare le cose belle che fa nel mondo. Noi abbiamo dato una prova che queste cose si possono fare anche in Italia e per favore continuiamo così con tutte le altre opere infrastrutturali che servono non solo per la Liguria, su cui abbiamo appena dato al Presidente del Consiglio un piano da 5 miliardi di opere infrastrutturali per i prossimi 5 anni in Liguria, ma per tutta Italia”.

Migranti, allarme per gommone con 120 a bordo: “Si sta sgonfiando”

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“Crediamo che questa barca in difficoltà avvistata da Moonbird sia quella che ha contattato Alarm Phone. Uno dei tubi si sta sgonfiando. Un gommone così sovraffollato può crollare in qualsiasi momento. Europa, mobilita tutti i beni di salvataggio disponibili prima che sia troppo tardi!”. E’ l’appello lanciato su Facebook da Alarm Phone.

“Le persone in difficoltà dicono che ci sono 24 minori a bordo – scrive ancora Alarm Phone – Nessuna delle 120 persone indossa un giubbotto di salvataggio! Crediamo che questa barca sia stata avvistata prima dall’aereo Moonbird di Sea-Watch. Il salvataggio deve essere lanciato immediatamente!

Secondo un altro post della ong i migranti a bordo del gommone, ’’sono fuggiti dalla Libia e sono in mare già da oltre 12 ore”.

Cinema America, aggredito il presidente Carocci

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(Silvia Mancinelli)- L’incontro casuale in strada, nello stesso quartiere, Trastevere, dove si trova il cinema America scampato alla demolizione grazie alla tenacia della sua associazione che porta il nome della storica sala. Gli insulti, le minacce – che già in più occasioni aveva ricevuto dallo stesso ragazzo – sono stavolta degenerati in una vera e propria aggressione. Valerio Carocci, presidente dell’associazione del Piccolo America, è stato afferrato al collo sotto agli occhi di una testimone e lasciato a terra quasi a soffocare. E’ successo sabato pomeriggio, Carocci è finito in ospedale dove è stato refertato.

Raggiunto telefonicamente dall’Adnkronos, Carocci ha preferito non commentare. Già un anno fa la sua ex ragazza venne aggredita, sempre a Trastevere, pochi giorni dopo il pestaggio subito da quattro ragazzi ’colpevoli’ di indossare la maglia del Cinema America. In quell’occasione vennero ritenuti responsabili dell’agguato giovanissimi vicini al Blocco Studentesco e a Casapound.

Questa volta ad esser denunciato dai poliziotti con l’accusa di lesioni, a quanto apprende l’Adnkronos, è un ragazzo legato agli ambienti di sinistra extraparlamentare, già sotto la lente dei poliziotti della Digos per episodi simili, minacce e aggressioni fino a sabato scorso solo verbali, sempre ai danni dello stesso Carocci.

Cosa Nostra si riorganizza con traffico droga: 15 arresti a Palermo

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Nuovo colpo al mandamento mafioso di Pagliarelli a Palermo. I Carabinieri del Comando Provinciale hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dall’Ufficio Gip del Tribunale di Palermo su richiesta della Procura Distrettuale Antimafia, nei confronti di 15 indagati, ritenuti a vario titolo responsabili di associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti e detenzione e vendita di droga, commessi con l’aggravante delle finalità mafiose.

L’indagine, diretta dal Procuratore Aggiunto Salvatore De Luca, costituisce un’ulteriore fase di un’articolata manovra condotta dal Nucleo Investigativo di Palermo sul mandamento mafioso palermitano di Pagliarelli e in particolare sulla famiglia mafiosa di Corso Calatafimi che ha consentito di comprovare la perdurante operatività di quell’articolazione di Cosa nostra.

Alcuni degli elementi indiziari emersi nel corso delle indagini erano già confluiti nel provvedimento di fermo d’indiziato di delitto emesso dalla Dda di Palermo ed eseguito il 4 dicembre 2018 – operazione “Cupola 2.0” – con la quale era stata smantellata la nuova commissione provinciale di cosa nostra palermitana, che si era riunita per la prima volta il 29 maggio 2018.

In quel contesto erano state già tratte in arresto 10 persone ritenute appartenenti al mandamento mafioso di Pagliarelli, tra cui Settimo Mineo, capo del mandamento mafioso, Filippo Annatelli, reggente della famiglia mafiosa di Corso Calatafimi e Salvatore Sorrentino, referente del Villaggio Santa Rosalia.

Cosa nostra di Palermo ha riorganizzato la sua “struttura criminale” occupandosi della “gestione del traffico e della vendita di stupefacenti nel territorio controllato dalla famiglia mafiosa di Corso Calatafimi”, dicono gli inquirenti nell’ambito dell’indagine che all’alba di oggi ha portato all’arresto di 15 persone. “La rimodulazione degli assetti veniva proposta a Filippo Annatelli, reggente della famiglia mafiosa, da un affiliato della consorteria, Salvatore Mirino, deciso a convincere il proprio referente mafioso ad affidargli, a pochi giorni dalla sua scarcerazione, la direzione operativa delle attività legate allo smercio di droga nell’area controllata dal sodalizio”, spiegano gli investigatori. “Il progetto proposto da Mirino otteneva l’avallo della figura verticistica della famiglia e comportava la contestuale estromissione dei soggetti sino a quel momento deputati a gestire il traffico illecito”.

Attraverso lo stretto monitoraggio degli affiliati, i magistrati hanno documentato “le fasi precedenti, concomitanti e successive all’incontro riservato, avvenuto nel febbraio del 2017 all’interno di un’agenzia di onoranze funebri, tra Annatelli e Mirino in cui si decideva, in favore del secondo, di estromettere il sodale precedentemente incaricato della gestione del traffico di stupefacenti, individuando la necessità di affidare a nuovi personaggi di massima fiducia il controllo della vendita di droga su Corso Calatafimi”.

La nuova struttura era così articolata: Filippo Annatelli, al vertice della famiglia mafiosa di Corso Calatafimi, “demandava la gestione operativa ad altri sodali, autorizzandone le iniziative di volta in volta prospettate, e manteneva i rapporti con le figure qualificate delle altre famiglie mafiose palermitane, intervenendo in prima persona in caso di frizioni tra i membri delle diverse consorterie”. Mirino ed Enrico Scalavino “deputati alla gestione operativa dei traffici e dello smercio della droga, fungevano da intermediari”. Giuseppe Massa, detto “Chen”, e Ferdinando Giardina, responsabili della fornitura dello stupefacente ai pusher di livello inferiore, erano incaricati anche della riscossione del denaro derivante dalla vendita della droga.

Gli incassi del traffico di droga sul territorio palermitano confluivano direttamente nelle casse dei boss di Cosa nostra, secondo quanto emerge dall’operazione antimafia. “La complessa indagine rivelava uno spaccato della realtà mafiosa palermitana e del suo diretto coinvolgimento in dinamiche legate al traffico e alla vendita al dettaglio di sostanze stupefacenti di diverso genere, i cui proventi, decurtati del guadagno dei singoli spacciatori individuati e autorizzati a smerciare droga dal sodalizio, confluivano nelle casse dell’organizzazione”, dicono gli inquirenti.

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22 Luglio 2020