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Ue, Meloni: “Spero che a giugno sia diversa”

(Adnkronos) – "L'Ue? Spero che a giugno sia diversa". E' quanto ha detto la premier Giorgia Meloni in un punto stampa al termine dei lavori del Consiglio europeo straordinario. "Quello che mi interessa è che sia Letta che Draghi, che sono due persone europeiste, ci dicono che l'Europa va cambiata. È questo il dibattito che va fatto". "Possiamo avere le strategie migliori ma c'è bisogno delle risorse. Si sa qual è il dibattito nell'Ue sul debito comune, proposta sostenuta dal governo italiano. Letta propone il tema della capacità di mobilitare investimenti privati per fare in modo che tali capitali restino". Per quanto riguarda, poi, la possibile nomina di Mario Draghi ai vertici Ue Meloni dice di essere contenta "che si parli di un italiano", un italiano "autorevole", "ma questo dibattito è pura filosofia, va bene per i titolo di giornali ma è filosofia. La tendenza di decidere prima che i cittadini votano non mi troverà mai d'accordo. Sono i cittadini che decidono le maggioranze, per questo non parteciperò al dibattito" sulla possibile nomina di Mario Draghi ai vertici Ue.  "Anche questa è una fake news, che poi rimbalza all'estero e tutti a darci lezioni. L'emendamento al dl Pnrr" sui movimenti pro-vita nei consultori "ricalca esattamente il testo della legge 194: la legge 194 lo prevede. Sa cosa penso io? Che in realtà quelli che vogliono modificare la legge 194 siano a sinistra. Perché noi non abbiamo mai chiesto di modificarla, ma quando chiedi la piena applicazione della legge 194, che è di estremo equilibrio e ben fatta anche sulla prevenzione, ci si straccia le vesti".  "Allora si dicano le cose come stanno: si vuole modificare la legge 194? Non sono io a volerlo fare. Lo vogliono fare gli altri? Lo dicano e se ne assumano la responsabilità. Quello che si sta facendo adesso è ribadire quanto scritto nella legge 194" ovvero "garantire una scelta libera", per farlo "si devono avere tutte le informazioni del caso ed è quello che la 194 prevede". "Non so se" Ilaria Salis "si candiderà, ho letto delle ricostruzioni che però sono state smentite, ma "la sua eventuale discesa in campo per le europee "non cambia nulla rispetto al lavoro che sta facendo il governo" riguardo alla sua detenzione, "verrà garantita comunque come è giusto". "La politicizzazione della vicenda, come ho già detto in passato, non so quanto possa aiutare il caso in sé", ma "le scelte personali di Salis non mi permetto di giudicarle".  "Ho parlato questa mattina con la presidente della Commissione Ursula Von der Leyen della materia migratoria nel suo complesso, mettendo insieme il tema del Libano e quello della Tunisia, dove siamo stati ieri – ha detto la presidente del Consiglio Meloni -. L'andamento dei flussi dei migranti irregolari verso l'Italia che diminuiscono in maniera significativa dimostra che il lavoro che abbiamo fatto porta pian piano dei risultati, chiaramente anche la Tunisia è una nazione con la quale bisogna continuare a lavorare".  "Non possiamo pensare di risolvere i nostri problemi trasferendoli ad altre nazioni, e quindi con la presidente von der Leyen ho parlato anche del tema dei rimpatri verso i Paesi d'origine, del coinvolgimento delle organizzazioni internazionali sui rimpatri volontari, assistiti dalla Tunisia ai Paesi di origine .C'è poi la questione della Libia – ha aggiunto la premier – che pure stiamo affrontando sempre con la Commissione europea, sulla quale spero che ci possano essere degli sviluppi nei prossimi giorni". Sull’invio di armi e Kiev e su una difesa aerea da garantire all’Ucraina, ha detto la presidente del Consiglio, "stiamo facendo ogni sforzo possibile, non ho una competenza su quello che possiamo o non possiamo inviare, ma l'indicazione che ha il ministro Crosetto è quella di fare il possibile". "In Ucraina – ha proseguito – c'è una continua aggressione alle infrastrutture civili che è un crimine e quello che possiamo fare perché non accada e perché non si possa provare a piegare il popolo ucraino con la fame, il buio, il freddo, va fatto".  "La grande fake news sulla par condicio mi ha divertito, ho letto ricostruzioni surreali, che oggi si sostenga che voglia controllare la stampa perché il regolamento è rimasto quello che c'era prima – dice Meloni -. Quindi se voglio controllare la stampa perché il regolamento resta quello di prima allora chi c'era prima controllavano la stampa? E' così e lo riconosce anche l'Agcom". "Si parla di tele-Meloni, ma io non accetto lezioni di democrazia da nessuno", ha aggiunto, poi. "Quelli della par condicio sono emendamenti votati dai partiti di opposizione perché ricalcano la legge in vigore da diversi anni. Legge su cui nessuno ha mai detto nulla. Io dovrei dire che mi è stato impedito di parlare quando ero all'opposizione ma non lo dico, anche se potrei parlare…". "Fdi – ha rimarcato poi la premier – è stato l'unico partito di opposizione che per la prima volta nella storia della Repubblica e della Rai fu cacciato dal Cda. E non mi pare che nessuno si sia stracciato le vesti, quindi vi prego di non farmi lezioni sulla democrazia". "Ogni giorno leggo delle ricostruzioni surreali. Adesso vogliamo mandare in carcere i giornalisti, quando la proposta che toglie il carcere ai giornalisti per diffamazione è a prima firma Alberto Balboni di Fdi, perché vi comunico che il carcere per i giornalisti per diffamazione c'è, e c'è una legge di Fdi che lo sta togliendo".  "Lo scorso anno il 25 aprile sono stata a deporre una corona di fiori insieme al Presidente Mattarella, come faccio sempre e lo faccio con il massimo rispetto del mio ruolo" ha detto la presidente del Consiglio. "Quello che ho detto sul fascismo l'ho detto cento volte e non penso di doverlo ripetere, così potete continuare a ripetere che sono una pericolosa fascista e mi aiutate anche, visto che penso che la gente che vede questo governo si renda conto che gli estremisti stanno da un'altra parte e non al governo". "Nelle ultime settimane ho letto tante falsità sul mio conto e temo che l'Italia possa diventare la patria delle fake news e una di queste falsità è che io avrei dato l'input" per la vendita dell'Agi, "ma comunico ufficialmente che non so se chi ispira queste letture fosse abituato a usare le partecipate dello Stato per risolvere i problemi privati degli amici o per stiparci i parenti, può essere che sia stato così ma non è la mia lettura su a cosa servano le partecipate. Non so niente di cosa stia facendo l'Eni con l'Agi, se abbia o no intenzione di venderla".  "Non me ne sono occupata, non mi interessa questa materia perché le partecipate statali devono fare gli interessi delle partecipate e facendo del loro meglio anche per la parte di interesse nazionale che hanno in animo di difendere. Non mi occupo di questa materia. Non so se esiste una trattativa, non ho un commento da fare e non mi compete e – ha rimarcato ancora – ritengo che non debba competermi". “Poi potrebbe chiedermi se è normale che una partecipata statale detenga un'agenzia di stampa? – si è rivolta la premier al cronista che aveva posto la domanda – Sarebbe una domanda sensata ma non l'ho comprata io l'Agi. Forse questa da qualcuno potrebbe essere letta da alcuni come una limitazione della libertà di stampa. Io non mi occupo di Agi né se è dell'Eni né se è di altri perché credo nella libertà di stampa”.  —politicawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

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18 Aprile 2024