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Ufficializzata lista candidati, in Commissione Ue 13 donne e 14 uomini

Ufficializzata lista candidati, in Commissione Ue 13 donne e 14 uomini

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La presidente eletta della Commissione Europea Ursula von der Leyen ha approvato la lista dei candidati commissari per il 2019-24, fornitale dal Consiglio, dopo i colloqui riservati tenuti nei giorni scorsi dalla stessa ex ministra della Difesa tedesca con i prossimi membri dell’esecutivo Ue. La lista include 12 donne e 14 uomini; la Commissione von der Leyen, se confermata nella sua composizione, sarà formata quindi da 13 donne (inclusa la presidente) e 14 uomini.

Si tratta, nell’ordine, di Johannes Hahn (Austria, confermato); Didier Reynders (Belgio); Mariya Gabriel (Bulgaria, confermata); Dubravka Šuica (Croazia); Stella Kyriakides (Cipro); Vera Jourova (Repubblica Ceca, confermata); Margrethe Vestager (Danimarca, confermata); Kadri Simson (Estonia, confermata); Jutta Urpilainen (Finlandia); Sylvie Goulard (Francia); Margaritis Schinas (Grecia).
Per l’Ungheria, László Trócsányi; per l’Irlanda Phil Hogan, confermato; per l’Italia Paolo Gentiloni ; per la Lettonia Valdis Dombrovskis, confermato; per il Lussemburgo Nicolas Schmit; per Malta Helena Dalli; per l’Olanda Frans Timmermans, confermato; per la Polonia Janusz Wojciechowski.
Per il Portogallo Elisa Ferreira; per la Romania Rovana Plumb; per la Slovacchia Maroš Šefčovic, confermato; per la Slovenia Janez Lenarčič e per la Svezia Ylva Johansson. Per la Spagna c’è Josep Borrell, designato Alto Rappresentante del Consiglio Europeo.

Ora il Consiglio deve adottare la lista, dopodiché verrà pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale dell’Ue. Domani in conferenza stampa Ursula von der Leyen intende annunciare la distribuzione dei portafogli e il modo in cui intende organizzare il lavoro della prossima Commissione Europea. Successivamente, il Parlamento Europeo dovrà dare il proprio consenso all’intero collegio dei commissari, inclusa la presidente e l’Alto Rappresentante; il voto del Parlamento è preceduto dalle audizioni dei commissari designati, che avverranno nelle commissioni parlamentari competenti. Una volta che il Parlamento Europeo ha dato il suo assenso, il Consiglio Europeo nomina formalmente la Commissione, che dovrebbe entrare in carica il primo novembre.

Usa costretti a far uscire dalla Russia talpa al Cremlino

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Una talpa ai vertici dell’apparato di governo russo che “da anni” forniva informazioni preziose agli Stati Uniti è stata “esfiltrata” con successo dalla Russia in una operazione segreta nel 2017, una operazione organizzata dagli Stati Uniti nel timore della trasandata gestione delle informazioni classificate da parte dell’Amministrazione e quindi di una esposizione della fonte russa, rende noto Cnn citando diverse fonti dell’Amministrazione. La decisione di lanciare la missione era stata presa poco dopo l’incontro del maggio del 2017 allo studio Ovale della Casa Bianca in cui Donald Trump aveva parlato di informazioni classificate, fornite agli Usa da Israle, sull’Is e sulla Siria, con il ministro degli esteri russo Sergei Lavrov e l’allora ambasciatore a Washington Sergei Kislyak.

Qualche settimana dopo la decisione di lanciare l’operazione, a luglio, in seguito del suo incontro con Putin a margine del G20’ di Amburgo, Trump aveva notoriamente, e inusualmente, confiscato gli appunti dell’interprete, un altro segnale di allarme per l’intelligence. L’allora direttore della Cia Mike Pompeo aveva detto ad altri esponenti dell’Amministrazione che stavano girando troppe informazioni sulla talpa. Il presidente era stato comunque informato in anticipo sull’operazione, e con lui un numero ristretto di personalità della Casa Bianca.

Brexit, Comuni pronti a respingere richiesta voto anticipato

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Il premier Boris Johnson si appresta a subire una nuova sconfitta parlamentare. La sua mozione per chiedere le elezioni anticipate il 15 ottobre verrà quasi sicuramente respinta. Per ottenere la fine anticipata della legislatura, Johnson ha bisogno di una maggioranza dei due terzi dei deputati, impossibile senza il concorso delle opposizioni, che hanno già annunciato il voto contrario. Il voto anticipato è l’ultima arma della quale in teoria disporrebbe il premier, per continuare a sostenere con Bruxelles la strategia negoziale del ’no deal’.

La possibilità di una Brexit senza accordo è infatti stata esclusa dalla legge anti ’no deal’ che ha ricevuto oggi il ’Royal Assent’ della regina Elisabetta. Il provvedimento, approvato a tempo di record e sostenuto dalle opposizioni e da una ventina di deputati conservatori ’ribelli’, obbliga Johnson a chiedere una proroga della Brexit al 31 gennaio 2020, se entro il 19 ottobre non sarà stato trovato un accordo con Bruxelles o se i Comuni non avranno approvato una legge che prevede la possibilità di un’uscita senza accordo dalla Ue.

In serata, la Camera dei Comuni ha anche approvato una mozione che obbliga il governo a rendere pubblici tutti gli atti relativi ai preparativi per il ’no deal’, compresa la decisione di chiudere forzatamente il Parlamento, un’altra mossa per rendere possibile il ’no deal’. Quella di stasera è infatti l’ultima seduta dei Comuni, prima che scatti la ’prorogation, la chiusura, di 5 settimane imposta da Johnson. Il Parlamento riaprirà il 14 ottobre, in occasione del ’Queen’s Speach’, il discorso della regina, che inaugura una nuova sessione.

I Comuni hanno tenuto stasera anche un secondo dibattito di emergenza, chiesto dal leader laburista Jeremy Corbyn, per sottolineare “lo stato di diritto e l’obbligo dei ministri di rispettare la legge”. Il dibattito è stato chiesto dopo che dall’ala ’pro Brexit’ del Partito conservatore era stato chiesto al premier Johnson di non rispettare la legge anti ’no deal’. Corbyn ha chiesto al premier, che era assente dall’aula, di “rispettare il suo incarico e accettare la decisione presa dal Parlamento”.

Kurz: “Non pagheremo i debiti dell’Italia”

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“L’Italia non può diventare una seconda Grecia. In ogni caso, non siamo disposti a pagare i debiti dell’Italia”. Lo scrive su Twitter l’ex cancelliere austriaco Sebastian Kurz. “Respingiamo categoricamente un ammorbidimento delle regole di Maastricht come chiesto dall’Italia”, aggiunge nel messaggio.” L’attuale dibattito mostra ancora una volta la necessità di un nuovo trattato dell’Ue che preveda sanzioni in caso di violazione delle norme. Il mancato rispetto delle norme sul debito deve comportare automaticamente sanzioni”, ribadisce Kurz.

Gentiloni verso Affari Economici

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Si fa sempre più concreta la possibilità che l’ex premier Paolo Gentiloni divenga il nuovo Pierre Moscovici. A quanto si apprende a Bruxelles, il candidato commissario europeo per l’Italia andrebbe verso la delega agli Affari Economici, richiesta che era ed è la prima scelta del nostro Paese, oggi guidato dal governo Conte bis, prima di Concorrenza e Commercio. L’assetto dei portafogli, tuttavia, verrà ufficializzato dalla presidente eletta Ursula von der Leyen solo domani a mezzogiorno, in conferenza stampa.

Fonti della Commissione non confermano né smentiscono che Gentiloni, salvo sorprese dell’ultim’ora, diverrà il nuovo commissario agli Affari Economici e rimandano alla conferenza stampa di domani: “Non commentiamo i rumours – dicono – tutte le decisioni verranno comunicate domani, una volta che tutto sarà finalizzato”.

Un indizio ’pesante’ è tuttavia arrivato dal commissario al Bilancio Guenther Oettinger, tedesco della Cdu, lo stesso partito di Ursula von der Leyen, che, alla domanda se ritenga una buona idea affidare a Gentiloni il portafoglio degli Affari Economici, ha risposto che “un ex primo ministro che arriva da un grande Paese membro”, come Paolo Gentiloni, “ha sempre la competenza per prendere un portafoglio importante. Ma aspettiamo e vediamo”. Toni ben diversi dal popolare austriaco Sebastian Kurz, che oggi su Twitter ha assicurato che l’Austria non pagherà “i debiti dell’Italia”.

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10 Settembre 2019