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UMANESIMO CRISTIANO, UMANESIMO LAICO, POST-UMANESIMO, TRANSUMANESIMO (II^ Parte)

Il neoumanesimo

Il soggetto umano, basato sul neoumanesimo, costituisce la riproposizione della necessità di nuovi valori universali. In effetti vuole proporre un’etica postumana per un soggetto non unitario fondata su un profondo sentimento di interconnessione tra il sé e gli altri, inclusi i non umani e gli “altri della terra”, superando così l’antropocentrismo occidentale e l’individualismo autocentrato.

Gli ambientalisti hanno lanciato una forte critica allo specismo -la distinzione e la gradualità delle specie-, ovvero all’arroganza dell’uomo come specie dominante, la cui prepotenza dà per scontato la superiorità sugli altri. Lo specismo è pertanto ritenuto responsabile di un privilegio indebito, così come il razzismo e il sessismo.

Ogni ricomposizione postumana scopre e afferma un legame affermativo che colloca il soggetto nel flusso delle relazioni con i molteplici altri. In tale visione scompare completamente il fondamento ontologico che permette di riconoscere le differenze essenziali tra i vari esseri.

Con tale proposta si può ancora parlare di un “nuovo umanesimo” o piuttosto dell’auto–degrado e dell’auto–declino dell’essere umano che rinuncia all’identità ontologica che gli è stata data?

Il post-umanesimo scientifico–tecnologico

Un’altra forma del post-umanesimo scientifico–tecnologico parte dall’assioma secondo cui la conoscenza è solo quella scientifica, al suo interno tutto potrà essere compreso e realizzato; la scienza e la tecnologia non conoscono ..limiti, garantiscono il progresso e il futuro migliore. Uno dei compiti principali dell’uomo post–moderno, dell’homo technicus, è l’addomesticamento del mondo, mediante scienza e tecnica. Il primato del fare alimenta il sogno tecnologico di un dominio completo sulla natura.

Le scienze umane vengono pian piano sostituite dalle scienze neuronali (scienze cognitive). Il processo di “addomesticare il mondo” si è trasformato in quello di “addomesticare l’uomo”, innanzitutto attraverso le scienze biologiche e le neuro–scienze, attraverso i recenti studi ed esperimenti della biotecnologia, della medicina rigenerativa, della nanotecnologia e della bionica.

Questo favorisce però il trattamento impersonale dell’identità umana. Sgombrata e privata della propria specificità ed identità costituita dall’anima, si fa ricondurre unicamente alla dimensione materiale e si consola accrescendo le proprie potenzialità funzionali, cioè di saper fare sempre più.

Alcuni pensatori offrono almeno tre proposte per giustificare la fede nell’immortalità terrena.

1. La prima mira a un’immortalità biologica. La guerra contro l’invecchiamento è solo una questione di ingegneria medica. Il corpo umano sarebbe come una macchina che si può far funzionare oltre il suo “periodo di garanzia” come si fa con altre macchine.

2. Seconda via all’immortalità sarebbe quella bionica che cercherebbe di sostituire con altrettanti pezzi artificiali le varie parti dell’organismo che col tempo si sono deteriorate. Si riuscirebbe a rimpiazzare sangue ed epidermide naturali con equivalenti sintetici; sostituire muscoli o arti con protesi artificiali; mentre in futuro si potrebbe iniettare nano–robot per la ricostruzione di tessuti danneggiati e inserire neuroni stimolatori nel cervello per impedire la degenerazione della memoria e di altre facoltà cognitive.

3. Il terzo approccio è quello dell’immortalità virtuale ricercata nell’ambito del tema dell’intelligenza artificiale. I suoi sostenitori sostengono che l’informazione contenuta nel cervello umano possa essere digitalizzata. Nel vicino futuro, grazie agli strumenti sofisticatissimi, si potrà scansionare il cervello per raccogliere questa informazione e trasferirla in un computer.

Modernità e post–modernità immagazzinata e organizzata, potrà essere scaricata su un corpo robotico o immessa in un ambiente virtuale. Tale processo potrebbe essere ripetuto infinitamente, così che il soggetto diverrebbe a questo punto virtualmente immortale. Secondo questi studiosi, la mente non è una sostanza materiale, essa è piuttosto ciò che costituisce la persona, che alla fine si può ridurre a pura informazione.

Il transumanesimo e l’umanesimo cristiano

Una variante dell’umanesimo scientifico–tecnologico è il transumanesimo. Si tratta di quella forma dell’umanesimo proposto dal mondo post–moderno, che, in quanto deriva dall’umanesimo scientifico e tecno–biologico, sfocia nel mondo virtuale–informatico.  Il transumanesimo non si oppone all’idea di Dio, ma intende piuttosto di superarla e oltrepassando i suoi limiti trascende se stesso (J. Huxley); un transumanista si autodetermina articolando in maniera diversa la sua esistenza.

Lo scopo che il transumanesimo si prefigge è la pura e semplice creazione di una nuova specie umana, prospettando un uomo, padrone non tanto del suo destino e del compimento, ma del suo futuro. Se la prima rivoluzione scientifico–tecnologica dell’era moderna ha cambiato la natura intorno all’uomo, l’attuale rivoluzione bio–genetica e tecno–informatica ha dischiuso la possibilità di modificare la stessa natura dell’uomo. 

Di fronte a questa prospettiva, la teologia cristiana non può rimane indifferente e fa una critica teologico–antropologica all’umanesimo tecno–scientifico. Possono gli uomini usare la loro tecnologia per diventare post– o transumani — cioè, qualcuno, o qualcosa, che umano non è più? Questa forma di immortalità fallace e irrealizzabile, proprio perché umana, non potrebbe invece suggerire quell’eternità promessa a tutti coloro che credono in Cristo?

L’incarnazione di Cristo, infatti, assume su di sé — senza rigettarle o eliminarle — sia la finitudine che la mortalità umane, dimostrando così come esse non siano affatto delle carenze o delle imperfezioni. L’uomo è salvato e redento proprio in quanto essere temporale, in modo che, paradossalmente, è proprio accettando l’inevitabilità della morte che si afferma in maniera inequivocabile la bontà di Colui che ci ha chiamati ad esistere; siamo gli “esseri donati” a se stessi. Disprezzare il corpo e la nostra finitudine significa in effetti negare quella grazia che sostiene e redime la nostra condizione umana, posta a fondamento e natura della dignità della persona umana e del senso del suo essere.

La mentalità tecno–efficientista ha portato all’affermarsi di orientamenti a forte caratterizzazione naturalistica, materialistica e perfino virtuale della natura dell’uomo, della sua conoscenza e della sua prassi. In ottica transumanista la dignità umana è sempre legata e riferita al progresso tecnico. L’eliminazione di ogni difetto porterebbe necessariamente alla morte del corpo del soggetto, perché il soggetto vivrebbe in un organismo totalmente artificiale, se non proprio virtuale.

La trattazione e il confronto con le idee del post-umanesimo conducono ad una delle questioni di maggior significato, ovvero alla sua innata dignità che lo distingue sul piano ontologico da qualsiasi altro essere. La dignità dell’essere umano include coloro che possono essere tecnologicamente modificati: “miglioramento”, “perfettibilità”, “potenziamento”, “accrescimento”, “alterazione” sono vocaboli ricorrenti nei transumanisti, che contribuiscono a declinare il discorso sulla dignità dell’essere umano, in cui risuona l’eco di un’insoddisfazione, e perfino di un rifiuto, del valore dell’essere umano visto nella sua creaturalità e finitudine.

Paradossalmente la non accettazione della propria impotenza toglie all’uomo la sua vera e propria dignità: “impotenza” non significa qui soltanto assenza di potenza, non poter fare, ma anche e soprattutto “poter non fare”, poter non esercitare la propria potenza. Separato dalla sua impotenza, privato dell’esperienza di ciò che può non fare, l’uomo odierno si crede capace di tutto e ripete il suo gioviale “non c’è problema” e il suo irresponsabile “si può fare”, proprio quando dovrebbe invece rendersi conto di essere consegnato in misura inaudita a forze e processi su cui ha perduto ogni controllo.

Fine della seconda parte

(Continua)

Data:

21 Giugno 2024
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