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UMANESIMO CRISTIANO, UMANESIMO LAICO, POST-UMANESIMO, TRANSUMANESIMO – (III^ Parte)

Modernità e post–modernità

Non si ravvisa forse l’emergere di quella subdola mentalità eugenetica e culturale che lede la verità fondamentale dell’uguaglianza di tutti gli esseri umani? In realtà, il criterio di riferimento del concetto di “identità/dignità” usato dai transumanisti viene individuato unicamente nella natura umana e nel suo corredo genetico, tecnologico, medico, robotico o informatico.

Invece l’esperienza dimostra che tale dignità del proprio essere in quanto persona ha un insopprimibile bisogno di senso, e il senso è un investimento affettivo che relaziona l’individuo con gli altri e lo inserisce nel proprio ambiente intersoggettivo in cui può esercitare le sue attitudini più specifiche, cioè la libertà e l’amore, che non possono essere ridotte ai circuiti neuronali o alla riproducibilità artificiale, come pretendono alcuni studiosi del campo delle neuroscienze.

Appare illusoria la promessa della tecno–scienza di placare l’ansia umana di ricerca della verità, che appartiene alla sua stessa natura e alla sua particolare e irriducibile vocazione, quella di cercare la verità. La prospettiva cristiana offre un altro criterio, più attento e rispettoso verso l’identità e la dignità di ogni persona. La dignità umana, in questo caso, non è un qualcosa da “conquistare”, “meritare”, “guadagnare” o perfino “creare”, ma semplicemente da “riconoscere” e di cui provare infinita “ri–conoscenza” nei confronti di Dio.

Chi veramente può proporre una dignitosa visione dell’uomo e offrire un’autentica idea dell’umanesimo che risponda all’altezza di ciò che l’uomo veramente è, non sono perciò i post-umanisti, che in maniera illusoria pensano di sostituirsi a Dio inventando l’“uomo del domani”, ma coloro che già fin d’ora sono consapevoli della loro dignità, di quel “grande amore” che ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio.

La vera dignità dell’uomo deriva dall’amore con cui Dio ci ama e per il quale ha dato per noi il suo Figlio, un amore di cui i teoretici transumanisti, nella loro lancinante ricerca di onnipotenza, nella loro strana nostalgia per il futuro, sembrano destinati a essere ignari.

Ma, rispetto all’umanesimo laico e il mondo dei valori, che tipo di rapporto si costruisce tra il post-umanesimo e i valori principali, come la dimensione religiosa dell’uomo, la presenza del prossimo, il valore dell’amore? L’atteggiamento di benevolenza che si esprime alla figura e presenza del prossimo, va di pari passo con la confidenza che dobbiamo nutrire in noi stessi.  Gli altri sono fonte di valore, amicizia, cooperazione e piacere: Dio chiama l’“io”, non solo per se stesso, ma affinché sia il “fattore” necessario che permette all’altro di raggiungere la sua pienezza.

Sicuramente non saranno la tecnica o la scienza che apriranno all’uomo la strada del senso e della salvezza: esse sono di per sé incapaci di generare alcuna significatività, per cui potranno solo “liberarci” temporaneamente dal dolore della nostra finitudine, ma non introdurci nella “salvezza” che è opera di Dio che redime.

Di fronte all’inevitabile esperienza della morte, in quell’attimo ignoto del distacco estremo e unicamente abissale, quale mano desidereremmo ci chiudesse per l’ultima volta gli occhi? Quella dell’impassibile ragione scientifica o quella della consolante misericordia di Dio?

He cosa pensa il transumanesimo di fronte alla natura spirituale ed etica dell’uomo? Anche in campo etico, spirituale ed estetico, ritorna il termine “miglioramento”. Moralmente buono è quello che serve al miglioramento della natura fisica del soggetto. Tale principio porta al primato della bellezza corporale, alla dimensione estetica nel senso biologico del termine. L’estetica transumanista non è altro che il processo destinato ad aprirsi a scenari futuri tutti da costruire.

È dunque la dimensione etica dell’uomo, che egli concretizza attraverso i giudizi della sua coscienza morale, a connotare la bontà esistenziale della sua vita.  Ma la prospettiva cristiana non riduce il bello fisico–biologico al bene etico. La vera bellezza coincide con il bene morale. La bellezza in senso cristiano, si esprime e si trasforma nella bontà, nella grazia, nella salvezza e soprattutto nell’amore, quell’amore che il cristianesimo riconosce in quanto manifestato sulla croce. La bellezza autentica e divino–umana si rivela in colui che si offre, nel segno paradossale del suo contrario, come “uomo dei dolori, davanti al quale ci si copre la faccia”.

Come scrive C.M. Martini: “La Bellezza è l’Amore crocifisso, rivelazione del cuore divino che ama: del Padre sorgente di ogni dono, del Figlio consegnato alla morte per amore nostro, dello Spirito che unisce Padre e Figlio e viene effuso sugli uomini per condurre i lontani da Dio negli abissi della carità divina”.

Non è forse questa bellezza–amore che si manifesta ad ogni uomo che l’attende e la desidera, tanto da indurlo a dire, nel Vangelo di Luca, con Pietro “Maestro è bello per noi essere qui”?  

L’amore: una bellezza così assente dalle disquisizioni estetiche degli artisti transumanisti, eppure così vicina al cuore di tutti coloro che si lasciano abbagliare dal suo splendore, che si inginocchiano con riverenza e stupore davanti al bene che salva…

Fine

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Data:

27 Giugno 2024
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