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“Un Borghese piccolo piccolo”

Una sfida artistico-teatrale rischiosa persino per una colonna del teatro italiano come Massimo Dapporto. Ma d’altronde, osare e donarsi spingendosi al limite della sperimentazione significa dare omaggio nella maniera migliore all’antica arte che non passerà mai di moda per il messaggio dirompente e per le emozioni che il cinema non potrà mai regalare fino in fondo. Opinioni personali a parte, il figlio del grande Carlo porta in scena “Un Borghese piccolo piccolo” lontano dal film gigantesco del Grande Alberto Sordi. La trasposizione teatrale sarà infatti più fedele al Romanzo di Vincenzo Cerami del 76, che Monicelli l’anno dopo portò al Cinema, come tiene a precisare Dapporto. Adattamento e regia sono di Fabrizio Coniglio, le musiche originali del grande Nicola Piovani. L’anteprima si terrà al Teatro Tor Bella Monaca, nella periferia romana, dal 13 al 15 ottobre, per debuttare ufficialmente il 17 all’Eliseo, dove rimarrà fino al 5 novembre.

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Oltre a Dapporto, il cast sarà di spessore: Susanna Marcomeni, Roberto D’Alessandro, Matteo Francomano e Federico Rubino. Al centro dell’opera, l’odissea personale di Vivaldi, impiegato alla soglia della pensione, il cui più grande desiderio è quello di ’sistemare’ il figlio Mario proprio in quel Ministero in cui lavora da oltre trent’anni. Ecco l’inizio della disperata ricerca di una ’scorciatoia’, che lo porterà fino alla Massoneria, trasformandolo in carnefice quando suo figlio resterà ucciso in una rapina. Tematica molto attuale, che piacerà certamente agli amanti del teatro critico e introspettivo di costume. Il problema del farsi giustizia da soli attanaglia oggi come allora. La tanto discussa raccomandazione, tipica del costume italiano, verrà raccontata in questa trasposizione teatrale in modo cinico e quasi feroce. Il protagonista Vivaldi pensa sia giusta una staffetta con il figlio, a dispetto di chi magari vanta più meriti e non riesce ad andare avanti. Uomini come lui si incontrano per strada, nelle aule di tribunale, nella politica ancora oggi. È il tipico borghese “piccolo piccolo” che non passa mai di moda. Sarà certamente una critica di costume che, a distanza di anni, si rivela ancora attuale. Una fotografia della grettezza dell’animo umano. Un DNA dell’italico modo di intendere la società in cui si vive. A far da scenario, nel libro come a teatro, una Roma anni ’70, con i suoi problemi che in parte ancora oggi esistono. Il clientelismo, l’arroganza del potere che spesso sfocia nella volgarità. Non ci resta che ammirare il grande Massimo Dapporto per emozionarci e per riflettere sul mondo di ieri, che è anche quello di oggi nelle sue zone grigie ancora irrisolte e difficili da comprendere.

Data:

12 Ottobre 2017