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UN BUONISMO TUTTO ITALIANO

Dopo il fatto di Charlie Hebdo, in Francia vengono organizzate continue manifestazioni di solidarietà. Il lecito diritto di manifestare il proprio pensiero, pulsa nella parte profonda di molti. L’animo di uno stato che non rinuncia ad accogliere il prossimo, viene intensamente ferito. La corda della fiducia viene spezzata. Mentre nel mondo si interrogano sulle problematiche di una religione il cui scopo è quello di convertire il resto del pianeta e seguire alla lettera il testo di Allah, in Italia succedono cose strane.

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Qualcuno -responsabile e coscienzioso- si rende conto della gravità dell’episodio. Qualche altro invece, tira fuori il solito buonismo all’italiana, tipico di chi non vuol vedere la realtà che si erge al di là dei propri occhi. C’è chi -e questo dovrebbe sconvolgere- si scaglia contro la satira: “se loro non avessero disegnato quella vignetta così provocatoria, non sarebbe accaduto nulla!” (mannaggia a loro, eh!?). Cosa ha fatto di male la satira se non svolgere il proprio lavoro? E’ tagliente, provocatoria, disinibita e il suo carattere offensivo traspare dal fatto che tende a sottolineare gli aspetti crudi della realtà. Quelli che le persone conoscono bene ma di cui evitano di parlare perché ne sono disgustati. A volte si prende semplicemente gioco dell’altro. Ma appunto è un gioco di parole, niente più. Però, se ci si riflette bene, anche altri strumenti possono costituire oggetto di “ingiuria”. Articoli giornalistici, programmi televisivi..

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E allora cosa si può fare? Limitiamo la libertà di parola a favore di chi non conosce il significato dei diritti? Sotterriamo per intero questo diritto? Lo nascondiamo sotto il tappeto come si fa con la polvere? Italiano, rifletti con calma. Noi non ci accorgiamo dell’importanza di questi diritti perché sono stati raggiunti a fatica dai nostri predecessori. Li viviamo e basta. Non ci preoccupiamo della loro esistenza perché sono quotidianità nella nostra vita. Le persone che attribuiscono loro un valore nullo, non sanno cosa vuol dire restringere la libertà di manifestazione della parola. Non lo immaginano neanche lontanamente. Sì, perché, quando si inizia a circoscrivere il campo di libertà, non ci si ferma più. Quindi non è giusto rinunciarvi in nome di qualcosa in cui ciascuno -in quanto dotato di libero arbitrio!-, dovrebbe essere libero di credere o no! L’imposizione del proprio pensiero o delle proprie credenze ad altri è un male, forse uno dei peggiori.

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Gli italiani di fronte a ciò cosa fanno? Si scagliano contro l’evidenza dei fatti e addirittura si servono dell’accaduto per sminuire il lavoro della giornalista Oriana Fallaci. Lei che, oltre ad aver affrontato qualche guerra, ha attraversato a piedi scalzi il sentiero della paura. Un atteggiamento che sbigottisce e lascia senza parole. Vi è un conflitto aperto tra chi vuol vivere libero e chi vuole imporsi sugli altri. Gli italiani che non sono abituati a difendere la propria patria, questo non lo comprendono. Se l’atteggiamento di fronte alla circostanza deve essere quello di battersi in ritirata e nascondersi per la paura, io non ci sto! Minimizzare la questione e continuare a parlare di accoglienza senza capire che questa richiede integrazione e rispetto, non mi pare rispettoso nei confronti dell’Italia e dell’europa stessa (c’è chi in ragione della situazione ha parlato -non a caso!- pure di questo problema!).

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Noi italiani che, nonostante l’unità d’Italia raggiunta con il sudore e la morte di tanti, non riusciamo mai a prendere una posizione univoca e a mostrarci uniti davanti al mondo. Noi che ci schieriamo in difesa degli altri ma non del nostro bene. Noi che facciamo tanto per il mondo e poco per noi stessi. Noi che stiamo dimenticando le nostre radici culturali cristiane -e non lo dico da cristiana praticante- e per tale motivo accettiamo che altri impongano il loro essere. Noi senza più un’essenza. Noi che non dovremmo permetterci di porre in discussione un diritto così importante come la libertà di manifestazione del pensiero. Soprattutto quando scalfito in modo così ignobile. E no, non mi metto di certo qui a fare un mea culpa degli errori dell’Europa. Questo no, perché, a furia di autocolpevolizzarci, cercare di comprendere e dialogare, stiamo finendo nella morsa del ragno. Tocca svegliarci e prendere coscienza. Iniziare a difendere quello che siamo in nome di noi stessi e di nessun altro, togliendo di mezzo questo ipocrita e incosciente buonismo che oscura ogni possibile soluzione.

Data:

17 Gennaio 2015