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UN FOTOGRAFO DI NOME GIACOMO PUCCINI

Giacomo Puccini: quest’anno se ne parla un po’ ovunque, la ricorrenza del centenario della morte ha acceso i riflettori su quella che è stata ed è ancora a pieno titolo una vera star del melodramma italiano, forse la più amata ed apprezzata nell’universo operistico mondiale. D’altra parte quanti considerano “Nessun dorma” come l’aria più bella mai scritta in assoluto? Quanti si sono identificati in quel crescendo appassionato “Vincerò, vincerò, VINCERO'”?

Ma il grande maestro, da vero artista quale fu, coltivò anche – e con risultati apprezzabili – numerose e diversificate passioni. Era ricco, amava godere la vita e non lesinava, quindi, nel concedersi e praticare il meglio in tutto: moda, automobili, belle donne, caccia, e anche fotografia (di cui forse non tutti sono a conoscenza). Egli stesso amava definirsi un “potente cacciatore di uccelli selvatici, libretti d’opera e belle donne”.

La scoperta della sua produzione fotografica è relativamente recente. È stata trovata, infatti, una quantità di materiale decisamente interessante e di non trascurabile pregio. La macchina fotografica con cui immortalò tantissimi momenti di vita, sensazioni, curiosità, novità della sua epoca, era una “Panorama Kodak Camera Model B“, che si ora trova nella sua Residenza- Museo di Torre del Lago. 

Le prime fotografie risalgono al 1894 e tutte mettono in evidenza una decisa originalità nella scelta delle inquadrature, dei tagli e del formato delle immagini, insoliti per lo standard di quei tempi (formati panoramici in senso verticale, ad esempio). Ciò che colpisce è anche la perizia tecnica nell’esecuzione. La produzione fotografica pucciniana, inoltre, risulta ancora più importante in quanto realizzata in una congiuntura storica particolare.

A quell’epoca la passione per la fotografia proliferava e si diffondeva attraverso numerosi ed appassionati dilettanti che amavano radunarsi in circoli, scrivevano su riviste del settore (o le compravano per acquisire conoscenza ed affinamento delle tecniche), si allestivano mostre (che resteranno nella storia) che affermavano via via sempre più il valore estetico della fotografia, tanto da farla pian piano diventare una vera forma d’arte.

Osservando le fotografie di Puccini si colgono scorci di suggestivo lirismo in cui è protagonista assoluta la natura.

 La figura umana ha quasi sempre un ruolo trascurabile, è una piccola sagoma nell’insieme del paesaggio o è addirittura assente. Le immagini hanno un equilibrio di elementi che denota gusto e padronanza della macchina e manifestano uno stile personale e riconoscibile. I soggetti sono i luoghi della Toscana da lui abitualmente o occasionalmente frequentati che, in alcuni casi, ricordano lo stile pittorico di certi artisti a lui contemporanei.

Nei viaggi fuori dall’Italia, Puccini si comportò non da banale turista della fotografia, ma da osservatore attratto da elementi particolari di urbanistica come ponti, stazioni, architetture singolari. Ci ha lasciato, infatti, bellissime immagini di New York, dell’Egitto, dell’Argentina e dell’oceano, immortalato durante le traversate sull’Atlantico.

 Numerose poi le fotografie in cui il Maestro riprende la propria ombra (posta generalmente in basso a destra) con l’immancabile cappello “sulle ventitre”, dimostrazione che, un po’ come in ambito femminile fece l’intrigante Contessa di Castiglione, egli comprese anticipatamente la potenza di quel nuovo mezzo espressivo al fine di una graduale e più capillare diffusione della propria popolarità. 

                                                                

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Data:

14 Aprile 2024