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UN SETTEMBRE TUTTO DA DIMENTICARE

Avevamo previsto tutto. Che la ricetta economica dell’esecutivo sarebbe stata inefficiente e che la gestione Raggi il Movimento 5 Stelle l’avrebbe spaccato. Ciò non allevia la preoccupazione però. L’Italia non cresce e Roma rischia l’ingovernabilità, in pasto a una contraddizione interna che non si sa se faccia più rabbia o tenerezza. L’ISTAT ci dice che l’economia è ferma. Il Pil del secondo trimestre resta invariato rispetto a quello del precedente. Alla gelata dell’Istituto di Statistica Renzi e Padoan al Forum Ambrosetti di Cernobbio, rispondono, tenendo il punto.

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“Va meglio degli anni passati – dice il premier – L’Italia prosegue la lunga marcia. Il 2016 si chiuderà meglio del 2015, che si è chiuso meglio del 2014, che si è chiuso meglio del 2013, che si è chiuso meglio del 2012. Questo è un dato di fatto inoppugnabile“. A dargli man forte il ministro dell’Economia: ”Il pil è in crescita. Questo è il mio commento”.

Capiamo i numeri.

Ad essere stata rivista al rialzo è la crescita del periodo gennaio – luglio che dallo 0,7 è salita allo 0,8%. Appena un millesimo. “Poco più della metà di quanto gli italiani hanno speso lo scorso anno in gelati” si legge in un articolo di Repubblica, scritto da Francesco Manacorda che prosegue: “Sfortunato il paese che dibatte sulla crescita dello zero virgola qualcosa”. Soprattutto se le previsioni proiettate durante la presentazione dell’ultimo DEF in Consiglio dei Ministri, in quelle slides colorate, facevano presagire una realtà ben diversa. È forse per questo che i rapporti tra ISTAT e Governo appaiono tesi. Da un lato i dati, dall’altro la propaganda politica. Era avvenuto anche ai tempi di Giulio Tremonti che parlava di “rappresentazioni discutibili della realtà” mentre l’esecutivo del quale faceva parte si avviava verso la via del tramonto. Stando a quanto si è letto su Venerdì di Repubblica, all’Istituto di Statistica, dal Governo, sarebbero state mosse critiche per come vengono effettuate le previsioni. I ricercatori sottovaluterebbero il peso del terziario rispetto all’industria, in un’Italia 4.0 in cui la manifattura avrebbe ceduto il passo al comparto dei servizi. Secondo il Governo il fatturato, cresciuto dell’1% nel periodo aprile-giugno, sarebbe destinato ad aumentare ancora. L’Istituto di Statistica risponde di tenere i dati provenienti dal terziario nella giusta considerazione. E Renzi da Cernobbio precisa: “Fatemi ringraziare Istat perché alcuni giornali hanno pubblicato alcune considerazioni attribuite a palazzo Chigi che non condivido minimamente“. L’istituto “ha dato dati interessanti” a partire dal 585mila posti di lavoro recuperati. E questo significa “che la riforma del mercato del lavoro funziona”.

cms_4497/foto_3.jpgEppure dice ancora l’ISTAT nella nota mensile di agosto che l’economia italiana “ha interrotto la fase di crescita” a causa della “caduta produttiva del settore industriale” e della domanda interna. Proseguirà dunque per i prossimi mesi la fase di debolezza. Un rallentamento si registra comunque in tutti i paesi d’Europa, mentre in ambito internazionale gli States proseguono nella loro fase espansiva. Se la gestione del terremoto lasciava intravedere una possibile risalita dell’indice di gradimento di Matteo Renzi, le previsioni divulgate sembrano essere destinate ad invertire la tendenza. Altro colpetto arriva dalle elezioni regionali tedesche nel Land Meclemburgo Pomerania che hanno visto il partito populista di destra superare quello della Cancelliera. Brutto momento quindi per il Premier che rischia di arrivare sempre più stressato alla consultazione referendaria. Ma non sarà il solo. La situazione nella quale versano i grillini non è sicuramente migliore.

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E non solo per le dimissioni presentate da 5 pezzi da 90 che pure costituiscono assieme un fatto grave. A pesare fortemente sull’amministrazione Raggi è il macigno “Muraro”, una scelta inopportuna, ma che all’epoca sarebbe stata recuperabile.

Oggi il contesto appare più complesso. Paola Muraro che alle 17.00 si è presentata, accompagnata dal Sindaco, in commissione Ecomafie, si è vista smascherata dal presidente Alessandro Bratti che in apertura ha dichiarato: “Informo la Commissione di aver inoltrato oggi alla Procura di Roma una richiesta formale per conoscere se Paola Muraro sia persona sottoposta ad indagini. La Procura ci ha risposto che si procede nei suoi confronti per il seguente reato: art. 256 comma 4, legge 152/2006.

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La dott.ssa Muraro è stata iscritta nel registro degli indagati il 21/4/2016. Non sussiste il segreto investigativo visto che il 18/7/2016 le è stato rilasciato certificato attestante l’iscrizione e che la stessa ha nominato difensore l’avvocato Salvatore Sciullo”.

Ciò nonostante lo stesso avrebbe detto: “Non abbiamo ricevuto alcuna comunicazione giudiziaria, ma siamo a disposizione della magistratura e siamo pronti a consegnare ai pm i due faldoni che la Muraro presenterà in commissione Ecomafie”.

Puntuale la reazione del PD, per bocca della deputata Stella Bianchi che è anche membro della Commissione sul Ciclo dei rifiuti:

“Paola Muraro ha mentito. Sapeva da tempo di essere indagata e ha continuato, con sangue freddo, a sostenere di non sapere nulla di indagini della procura nei suoi confronti. E sono indagini a quanto apprendiamo, su reati come traffico illecito di rifiuti, abuso d’ufficio, truffa, falso in atti pubblici. La Raggi sapeva? Non sappiamo se augurarci, per Roma, che la Raggi fosse connivente o talmente ingenua da non accorgersi di nulla. Un avviso di garanzia non è di certo una condanna, ma mentire a sangue freddo sulla propria condizione di indagata come ha fatto Paola Muraro è un atto di enorme gravità”.

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E invece Raggi sapeva. E come l’assessora ha taciuto. Dice di aver informato i vertici. Ma il direttorio nega. Giornate da dimenticare per il Campidoglio che potrebbero spingere la giunta in un impasse dal quale appare sempre più difficile uscire. Perché se il Movimento in campagna elettorale si era posto come l’alternativa onesta a una politica logora e inquinata dal malcostume, da che si è insediato trama manovre di corridoio che farebbero impallidire la DC al battesimo di Mani Pulite.

cms_4497/foto_7.jpgE a ben pensarci l’ha fatto anche prima. Poco dopo le elezioni, si apprese dell’esistenza di un dossier contro Marcello De Vito, assemblato, verosimilmente per screditarlo. Se il sindaco fosse stato lui, è lecito pensare che le cose sarebbero andate diversamente. Anche questo l’avevamo detto… E se Di Maio cerca di gettare acqua sul fuoco, le sue parole non fanno che alimentarlo. Ha puntato sul cavallo sbagliato quando tutta la base mostrava le prime perplessità nei confronti di Virginia. Ma ora si sta giocando la sua candidatura a premier. Allora caro Di Maio, perché non ci racconta del ruolo che secondo lei avrebbero le lobby in un disastro che sembra invece tutto pentastellato? Saremmo curiosi di saperlo. Vedremmo forse svelati dei misteri che ancora non capiamo. Perché ce ne sono… forse celati da una goffaggine che ha del grottesco e che lascia di stucco.

cms_4497/foto_8.jpgCome la candida dichiarazione del neoassessore De Dominicis che avrebbe affermato di essere stato contattato dall’avvocato Pieremilio Sammarco, il quale gli avrebbe chiesto la disponibilità a ricoprire quel ruolo. Si. Proprio Sammarco, l’avvocato al quale Virginia Raggi sarebbe legata sin dai tempi dell’università. Allora, se da un lato ci chiediamo dove siano finite quelle colorate slides di Renzi che proiettavano incoraggianti numeri sulla ripresa, dall’altro cerchiamo di capire dove Roma celi il Manuale etico del buon governo. Forse sotto qualche rovina del Foro di Cesare.

Data:

6 Settembre 2016