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UNA BELLA SERIE DI CURIOSITA’

Dopo i successi dei giochi da tavolo come il “trivial pursuit”, pregno di domande su tantissime materie, l’estate ci riserva una serie di serate da trascorrere in compagnia di amici, tutti con prole, che saranno ben felici di ascoltarvi. Dopo aver letto l’articolo, sono certo, che ostenterete con fare saccente una cultura da far invidia a tutti gli altri genitori. La domanda fatela voi e, con non chalance, dopo aver ascoltato le varie interpretazioni di tutta la compagnia date voi la giusta soluzione.

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Provate, per esempio, a chiedere: sapreste dirmi perchè, per augurare buona fortuna si usa dire “in bocca al lupo”? Dopo aver ascoltato le varie versioni, spiegate che tra le numerose ipotesi relative alla sua interpretazione ce n’è una, meno conosciuta, che riguarda il comportamento della madre dei cuccioli di lupo che li porta al sicuro prendendoli in bocca. Una bellissima forma di protettorato materno. Da questo punto di vista, l’augurio acquista un significato decisamente maggiore. Pertanto la risposta migliore da dare è “viva il lupo” o “grazie”. Esclamare “crepi il lupo” è sbagliato in quanto la morte dello stesso significherebbe perderne la protezione.

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Il gioco potrebbe durare all’infinito. Chi conosce l’origine della frase “fare il bucato ?” Questo termine è sinonimo di lavare i panni. Ci sono diverse origini per questa espressione. La più veritiera sembra essere legata a un antico metodo di lavaggio che consisteva nel mettere i panni per un po’ di tempo, dopo il lavaggio con acqua e cenere, all’interno di un recipiente che era appunto “bucato” sul fondo per far defluire tutta l’acqua prima del risciacquo.

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Anche la frase “Fiori d’arancio” ha curiose origini derivanti da una leggenda popolare. L’espressione è sinonimo di “matrimonio”. La leggenda narra che il Re di Spagna possedesse una bellissima “pianta d’arancio”. Un giorno un ambasciatore chiese al Re il permesso di prendere un ramoscello della pianta ma il re si oppose. Con discrezione l’ambasciatore domandò al giardiniere se, di nascosto e in cambio di 50 monete d’oro potesse tagliargli un rametto della pianta di arancio. Il giardiniere accettò la richiesta e portò all’ambasciatore il tanto desiderato ramoscello. Grazie alle 50 monete d’oro la figlia del giardiniere ricevette la dote e si sposò. Durante il matrimonio la giovane, grata alla pianta, abbellì i suoi capelli con un ramoscello di fiori d’arancio. Leggenda molto romantica.

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Siamo alla frutta”, è un’altra frase spesso adoperata in politica quando un governo volge alla fine . Ricollegandosi al fatto che la frutta è l’ultima portata di un pasto, si usa questa espressione per indicare di aver finito le risorse per affrontare una situazione e di non essere più in grado di proseguire per la strada intrapresa. Una considerazione breve, concisa e compendiosa.

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E’ un vero calvario. Usiamo questa parola per descrivere una esperienza contrassegnata dalla sofferenza, fisica o psicologica, come può essere un periodo di malattia piuttosto che di difficoltà economiche. Il riferimento al Calvario, quella collina che si trova nella città di Gerusalemme su cui, fu crocefisso Gesù, morendo dopo una lunga sofferenza.

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Il vaso di Pandora” significa scoprire qualcosa che scatena conseguenze impreviste e non controllabili, e il significato deriva dalla mitologia greca, e nello specifico dal vaso che Zeus donò a Pandora con l’ordine, non rispettato, di non aprirlo. Pandora disobbedendo all’ordine ricevuto, aprì il vaso e, tutti i mali possibili e immaginabili, uscirono invadendo il mondo. Non l’avesse mai fatto!

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“Avere la coda di paglia” significa che una persona avendo commesso qualcosa di sbagliato assume un atteggiamento sulla difensiva per non essere smascherato. Il detto deriva da una favola di Esopo che narra di una volpe che dopo aver perso la propria coda in una trappola, pur di non apparire monca, se ne costruì una finta con la paglia. Nessuno doveva saperlo, ma il gallo, accortosi del trucco spifferò il segreto a tutti. I contadini venuti a conoscenza del fatto, pur di tenere lontana la volpe dai raccolti, accesero dei fuochi che rappresentavano un rischio sicuro per la finta coda della volpe. Se la bestia si fosse avvicinata ai falò la paglia avrebbe preso fuoco e tutti avrebbero scoperto il suo difetto.

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Rimandare alle “calende greche”. L’espressione viene usata per indicare una scadenza temporale inesistente, quindi un evento che non si verificherà mai. Le calende erano il primo giorno di ogni mese secondo il calendario romano, inesistenti invece nel calendario greco. Per tanto significa rinviare le decisioni a una data inesistente.

Alla prossima, care lettrici e lettori, con tantissime altre curiosità da spiegare alle amiche e ai vostri ragazzi.

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Data:

25 Giugno 2015