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Una possibile pace in Terra Santa?

Il vicepresidente Usa Mike Pence, nell’incontro di lunedì 22 gennaio con il premier Benjamin Netanyahu, ha ribadito la posizione Usa sulla città di Gerusalemme per il fatto di riconoscerla capitale d’Israele. Si è detto inoltre fiducioso nell’inizio di una nuova era di rinnovati colloqui per ottenere la pace. “La storica dichiarazione tra Usa ed Israele si porterà avanti la sicurezza e la pace nella regione come obiettivo comune. La vostra causa è la nostra causa, i vostri valori sono i nostri valori, la vostra battaglia è la nostra battaglia. Stiamo con Israele perché l’America è così che ha sempre fatto”: ciò quanto rilasciato dal vice presidente degli Stati Uniti in un discorso alla Knesset, il parlamento monocamerale di Israele. L’America è un Paese “sostenitore dell’aspirazione del popolo ebraico di ritornare alla terra dei suoi padri fondatori. Ritornerete alla terra che vi è stata data dai vostri padri, dopo un esilio di più di 2.000 anni”.

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L’ambasciata americana si sposterà entro la fine del 2019 e gli Usa non scenderanno “mai a compromessi sulla sicurezza di Israele. Trump non garantirà alcuna certificazione all’impegno assunto da Teheran. Al contrario, gli Usa sono impegnati a mettere in atto effettive durevoli restrizioni al programma iraniano sul nucleare e i missili balistici. Per la soddisfazione del premier israeliano Benjamin Netanyahu, che si era opposto con forza all’accordo tra Obama e il regime degli Ayatollah, gli Usa dunque entro la fine di quest’anno si ritireranno da quel trattato. La pace può arrivare solo col dialogo. L’amministrazione Usa è parte del problema, non la soluzione. Il suo messaggio al resto del mondo è chiaro: violate la legge internazionale e le risoluzioni, e gli Usa vi compenseranno ha fatto sapere il segretario dell’Olp e capo negoziatore palestinese, Saeb Erekat.

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Il presidente palestinese Abu Mazen ha chiesto di riconoscere velocemente lo Stato di Palestina. “Confermiamo – ha aggiunto – che non c’è contraddizione tra il riconoscimento e la ripresa dei negoziati. Bisogna favorire dunque il processo di pace in Medio Oriente. Il 31 gennaio – ha dichiarato la Mogherini, alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza sarà un’occasione per riunire le parti e tutti gli attori rilevanti. La Ue è pronta a inviare nuovamente la missione Eubam al valico di Rafah, tra Gaza e l’Egitto, se le parti lo chiederanno”.

Data:

25 Gennaio 2018