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UNA VERA MATTANZA!

Sono ancora qui, a pochi giorni dal mio ultimo articolo sul tema. Speravo che sarebbe trascorso più tempo, perché, alla fine, è solo una questione di tempo e la notizia arriva, puntuale, sempre uguale, seppure il fatto sia commesso in modo diverso, a seconda dei casi, ma perlopiù con le stesse dinamiche. Il FATTO è che una donna, spesso anche madre, viene barbaramente uccisa dalla persona che le vive accanto, o con cui aveva condiviso, fino a poco tempo prima, la sua vita. Non ci sono giustificazioni, l’uso di parole edulcorate, resta solo il FATTO. Il termine, un neologismo che a qualcuno non piace, racchiude al suo interno il significato specifico: FEMMINICIDIO. L’ennesimo, (parola quanto mai vaga) ma il numero dei casi è così agghiacciante che si preferisce usare un generico “ennesimo” femminicidio è avvenuto in provincia di Sassari.

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L’assassino ha ucciso la sua ex compagna, Zdenka Krejcikov 41 anni di nazionalità ceca, dopo aver violato la misura restrittiva, un divieto di avvicinamento, che gli impediva di andare a Sorso, il paese in cui la donna viveva, nei confronti della quale aveva già usato violenza. Dopo un litigio in un bar di Sorso, l’uomo l’ha accoltellata davanti a numerosi testimoni tra cui anche i due figli della donna. Poi è scappato portando con sé la donna e i piccoli.
Dopo oltre mezz’ora una chiamata al 118 ha segnalato la presenza della donna a Ossi, in via Spinoza. Secondo la ricostruzione dei carabinieri del nucleo operativo del comando provinciale di Sassari, l’uomo si sarebbe presentato a casa di un amico, avrebbe suonato il campanello e non ricevendo risposta avrebbe sfondato il portone di ingresso. Avrebbe raggiunto l’appartamento in cui si trovava il padre 81enne del suo amico, che non si sarebbe accorto di nulla. L’ha abbandonata lì, agonizzante e a nulla è valso il soccorso dei sanitari, Zdenka era già morta. Da una segnalazione, gli investigatori hanno appreso che Francesco Fadda, presunto assassino, era in un altro bar di Usini, con i due piccoli, dove è stato fermato dai carabinieri. Secondo i dati diffusi il 20 novembre 2019 dal rapporto “Femminicidio e violenza di genere in Italia” della Banca Dati EURES, la violenza di genere non cala. Nel 2018 sono stati 142 i femminicidi (+ 0,7% sull’anno precedente), di cui 78 per mano di partner o ex partner. L’85% dei femminicidi infatti avviene in famiglia, anche se nella metà dei casi a uccidere sono altri familiari. Nel 28% dei casi “noti”, le donne uccise avevano subito precedenti maltrattamenti spesso note a terze persone.

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Quando si parla di “femminicidi” il termine viene usato nel suo reale significato, quello fissato nel 1992 da Diana Russell nel libro Femicide: The Politics of woman killing: “una violenza estrema da parte dell’uomo contro la donna proprio perché donna. Quando parliamo di femminicidio quindi non stiamo semplicemente indicando che è morta una donna, ma che quella donna è morta per mano di un uomo in un contesto sociale che permette e avalla la violenza degli uomini contro le donne.” Anche il rapportoQuesto non è amore 2019 pubblicato in questi giorni dalla Polizia di Stato differenzia a pagina 16 fra omicidi volontari di donne e femminicidi, e lo stesso fa il rapporto EURES. Quest’ultimo fa anche di più: evidenza che i femminicidi sono il 38% degli omicidi commessi in Italia nel 2018, che i femminicidi familiari sono l’85% dei femminicidi e che i femminicidi di coppia sono il 75% di quelli familiari.

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Il dato sui femminicidi è definitiv0; quando invece si parla di violenza di genere (stalking, violenza sessuale e maltrattamenti in famiglia) sono provvisori, ma i numeri sono spaventosi: secondo recenti dati Istat nel 2017una donna su mille si è rivolta a un centro antiviolenza (43.467 donne cioè 15,5 ogni 10 mila) e due su tre di loro – 29 mila – sono state prese in carico, cioè hanno iniziato un percorso di uscita dalla violenza. Sempre secondo i dati Eures, nel 2018 il 92% delle violenze sessuali, il 76% delle denunce per stalking e l’81% di quelle per maltrattamenti in famiglia sono state fatte da donne. Il rapporto della Polizia di Stato rileva che nel 2019, in media, ogni giorno in Italia 88 donne ogni 15 minuti è stata vittima di violenza di genere di sesso femminile. L’80 per cento sono italiane e, per il 74%, lo sono anche i loro carnefici. Le vittime e i loro aggressori appartengono a tutte le classi sociali e culturali. Nel 2019, il 34 per cento delle vittime di omicidio è donna e in sei casi su dieci l’assassino è il partner o l’ex partner. Una su due lascia figli piccoli e nel 18 per cento dei casi l’autore si toglie la vita

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Ad agosto 2019 – spiega il suddetto rapporto della Polizia di Stato – è entrata in vigore la legge n. 69, cd “Codice rosso”, che ha innovato e modificato la disciplina penale, sia sostanziale che processuale, della violenza domestica e di genere, corredandola di inasprimenti di sanzione. “Tra le novità – si legge – è previsto uno sprint per l’avvio del procedimento penale per alcuni reati: tra gli altri maltrattamenti in famiglia, stalking, violenza sessuale, con l’effetto che saranno adottati più celermente eventuali provvedimenti di protezione delle vittime. Al divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa, il giudice può aggiungere l’utilizzo di mezzi elettronici come l’ormai più che collaudato braccialetto elettronico. Il delitto di maltrattamenti contro familiari e conviventi viene ricompreso tra quelli che permettono l’applicazione di misure di prevenzione.” Bisogna dar credito alle denunce, dar credito alle donne che denunciano le violenze e prendere nel più breve tempo possibile i dovuti provvedimenti. Nel caso di Zdenka il divieto di avvicinamento non è servito. Ed ora restano altre due vittime da salvare e proteggere. I suoi figli.

Data:

17 Febbraio 2020