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UN’ESTATE IN… ASCOLTO

Come ogni anno, il 9 agosto, attendo la mezzanotte, per dare inizio a quello che poi diventa il benvenuto agli anni che passano, velocemente o lentamente non lo so: ma quest’anno è diverso, è un compleanno diverso. A dare sottofondo a quest’attesa è il Peperoncino Jazz Festival, che ogni anno si svolge in Calabria in maniera itinerante, mettendo in rete più di trenta amministrazioni locali. Tema di questa edizione: We Have a Dream in Magna Graecia – Non si tratta di conservare il passato ma di conservare le sue speranze.

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Il sogno di questa sera suona in Piazza Matteotti a Trebisacce (CS), in collaborazione con Enotria Jazz Festival. Ospiti: JOYCE ELAINE YUILLE & THE HAMMOND GROOVERS, ed è la loro musica, che accompagna il suono del tappo della bottiglia, per dire: 2²x10+1, che non è un esercizio di matematica, è un anno in più con una persona in meno nella mia vita. Ma il jazz è lì, a ricordarmi che tutto scorre, tutto si trasforma e che coloro che non ci sono più, in qualche modo restano a suonare con noi. E allora, Fiesta!

Seduta in quella Piazza, non sapevo come sarebbe continuato il compleanno, solitamente scelgo ogni anno un luogo diverso, ma mai avrei pensato che quest’anno fosse il luogo a scegliere me. A maggio ho perso mia nonna e per strane coincidenze, il 10 agosto mi sono ritrovata a casa sua, a Montalbano Jonico (MT). Stare lì senza di lei che senso aveva? La risposta so darla solo ora: per ritrovarmi, per ascoltarmi, per attraversare tutti quei luoghi dell’infanzia e dell’adolescenza, per riscoprire profumi antichi, perché spesso un distacco è capace di attraversarti brutalmente, ma poi, ricompone i pezzi del puzzle meglio di prima, e al mio puzzle contribuisce sempre la musica.

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Non avevo programmato nulla, ma una telefonata ha cambiato i piani: concerto al tramonto di CARMEN CONSOLI a Ginosa Marina (TA) – la “Cantatessa” della mia adolescenza. Tutti in spiaggia a cantare, riportando alla mente immagini dimenticate – che solo la musica è capace di rendere presenti: dalle prime forme di rabbia con “Un Amore di Plastica” ai momenti no con “Confusa e Felice”. Un susseguirsi di canzoni tra il vecchio e il nuovo repertorio, un cambio continuo di chitarre, una voce più matura che continua a dare concretezza alle parole scritte nel tempo, e poi, “L’Eccezione”- preceduta da un consiglio di Carmen Consoli: «Quello che tiri fuori da dentro, ti salva – è sempre la via giusta». Ecco l’ascolto che aspettavo!

E torni a casa cantando: «Se solo ci fermassimo ad ascoltare col cuore, riaccenderemmo i sogni e i lumi della ragione, se almeno ci provassimo ad ascoltare col cuore, saremmo un po’ più liberi di scegliere e amare, la vita è un giorno da ricordare, un anno in più, nel bene o nel male… La vita è una domenica al mare, anche se è giovedì».

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Come ogni anno il mio compleanno dura tre giorni, e il buongiorno dell’11 agosto ha dato inizio a una giornata piena di sorprese – sono arrivati auguri speciali a ricordarmi: «che adesso è tutto ciò che avremo». Velocemente al telefono, cerco notizie e leggo che a Pisticci (MT) c’è la 24^ edizione Lucania Film Festival. Quale occasione migliore, per attraversare ancora una volta la regione d’origine.

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Non c’ero mai stata, quel bianco mi ha catturato, ma ancor di più, il DocuFilm che ho scelto di vedere: IL MONDO E’ TROPPO PER ME, regia di Vania Cauzillo.

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Il Mondo è Troppo per me, racconta la storia di VITTORIO CAMARDESE , chitarrista geniale che ha sempre rifiutato qualsiasi forma di protagonismo, un musicista che non ha mai inciso un disco, non ha mai trascritto le proprie composizioni su carta, un chitarrista considerato l’inventore del Tapping, un musicista, che ha scelto di fare il radiologo.

Partito da Potenza sceglie di studiare medicina, figlio di quei tempi in cui il lavoro non è di certo l’arte. La pellicola descrive Roma tra gli anni ’50 e ’60, gli incontri artistici di Camardese, il suo mestiere “vero”, che affrontava con grande serietà e i suoi incontri personali tra felicità e sofferenza. Un DocuFilm costruito grazie alle interviste di chi l’ha conosciuto e frequentato. La riscoperta internazionale di quest’artista si deve a Roberto Angelini, musicista e figlio adottivo di Camardese.

Roberto Angelini, nel 2013, carica su Youtube, un video dell’artista durante il programma tv: Chitarra amore mio, del 1965. Il video diventa virale e apprezzato da grandi musicisti come: Brian May e Joe Satriani.

Un racconto, nonostante il poco materiale esistente, delicato ed esaustivo, che dà merito a un talento da uno stato d’animo particolare. Camardese voleva restare in disparte, forse per paura di essere felice, e quando in molti si chiedono se a lui, avesse fatto piacere questo DocuFilm e questa notorietà, ho la sensazione che la risposta sia Sì – qualcun altro ha trovato quel coraggio che a lui mancava. A dare ancora più valore alle immagini de IL MONDO E’ TROPPO PER ME, la performance strumentale di Roberto Angelini e Rodrigo D’Erasmo: un finale perfetto e spettacolare, una chitarra e un violino, in una serata fredda, a dar calore ed emozione, per uomo che avrebbe meritato di fare il musicista e basta.

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La terra di mia nonna, ancora una volta mi regalava nuove sensazioni, nuove scoperte, nuovi ascolti, come se io dovessi accorgermi di qualcosa, mettermi in ascolto per capire e accogliere il nuovo, parti sconosciute di me. Una serata di consapevolezze e di continui brindisi, tra vino e birra scura, la vita quella sera scorreva diversamente.

Dopo nove giorni, un altro evento, a casa mia, nella mia regione, in Calabria e precisamente al Lemon Fest di Rocca Imperiale (Cs): COSI’ SPECIALE SUMMER TOUR DI DIODATO.

«Il concerto che non ti aspetti»: queste le parole di alcuni quella sera, ma per chi sà, per chi conosce la carriera, gli album e la professionalità di Diodato, sà che a casa delusi non si torna. È un susseguirsi di energia, grazie alla sua autenticità e bravura ma grazie anche a Rodrigo D’Erasmo, Lorenzo Di Blasi, Simona Norato, Andrea Bianchi di Castelbianco, Gabriele Lazzarotti, Sire Raul, Beppe Scardino e Stefano Colosimo, musicisti che pur essendo uno diverso dall’altro, con la propria identità e singolarità, diventano un tutt’uno, creando una vibrazione che ti porti a casa e che si chiama GIOIA.

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I brani del concerto appartengono al nuovo album Così Speciale, uscito il 24 marzo 2023, ma non solo. Dopo tre anni da che Vita Meravigliosa, Diodato si racconta, ancora, attraverso sonorità che possono sembrare nuove per chi lo conosce da poco, ma in Così Speciale, ritroviamo tutti i suoi album d’inediti: E forse sono pazzo, Cosa siamo diventati e Che vita meravigliosa. Ci sono tutte le sfaccettature, il chiaro scuro, i colori di un cantautore, che racconta la realtà attraverso le sue sensazioni e i suoi sguardi. Sempre attento alla società, il suo linguaggio è sempre proiettato “A Ritrovar Bellezza”: quella bellezza che esprime anche nei Live.

Canto e cerco di guardare le facce di chi era perplesso, di chi non voleva venire e vedo solo sorrisi e piacere, anche Peter, un mio amico inglese, che capisce poco l’italiano, è felice, siamo tutti felici. Diodato fa Rumore davvero. Ed eccolo, un altro ascolto che arriva: “Ah, che vita meravigliosa, questa vita dolorosa, seducente, miracolosa, vita che mi spingi in mezzo al mare, mi fai piangere e ballare come un pazzo insieme a te… e non vorrei mai lasciarti finire”.

E’ il saluto finale di un concerto che conservi con cura, che tiri fuori all’occorrenza per sentirti BENE. Un concerto che inizia con la riflessione di “Ci vorrebbe un Miracolo” e termina con la consapevolezza, che la vita è meravigliosa, nonostante tutto.

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In dieci giorni ho attraversato senza programmarlo, parti importanti della mia vita, come piace a me, girovagando tra musica e territorio, e poiché mi ero imbattuta, in un viaggio temporale scomposto, non potevo non scegliere come ultima tappa: Massafra, dove è nato e cresciuto mio nonno. Anche qui ho trovato la musica: Vicinanze Festival.

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Ospiti della prima serata, Roberto Angelini e Rodrigo D’Erasmo, con una performance strumentale inedita e un tributo a Nike Drake: sì li avevo già ascoltati, ma non abbastanza.

Dopo essere tornata da un piccolo tour della città, mi sono ritrovata in Piazza Garibaldi, di fronte a me: il palco. Gli artisti erano già lì per il SoundCheck, e da questo avevo già capito che avrei assistito a un concerto, dove le parole non servivano, c’erano gli strumenti, la bravura e la passione di chi suonava.

Ad aprire la serata, con tre brani, la cantante massafrese Valeria Zanframundo, con Gabriele Semeraro al pianoforte ed Enrico Marchianò alla chitarra, venti minuti di sano Jazz.

Alle ore 22.00, Roberto Angelini, Rodrigo D’Erasmo e Gabriele Angelini, ci hanno regalato un inizio inedito, nuove composizioni per un disco che arriverà. Poi, il racconto in musica di Nick Drake: cantautore e chitarrista inglese degli anni ’70, all’epoca nessuno si accorse di lui, il suo momento giusto arrivò dopo la sua scomparsa.

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Il racconto in musica di Nick Drake, parte dal suo primo album pubblicato nel 1969 – Five Leaves Left – per poi proseguire con Bryter Layter del 1971e Pink Moon del 1972.Senza seguire nessun canone preciso, Drake, accordava la chitarra a suo piacimento, secondo l’esigenza del brano, e sul palco i due artisti ci hanno dato dimostrazione di quelle accordature, dimostrando che non esistono schemi ben precisi, che sperimentare, spesso trasforma un disaccordo in accordo, crea Vicinanze.

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Perché è quello che crea la musica: vicinanze, connessioni anche tra chi non si conosce, nuove scoperte. È una linea continua che dà valore al nostro percorso, che non sempre ci deve riportare nella stessa direzione, ogni tanto si può anche sbagliare strada, “rischiando” d’incontrare, destinazioni migliori. Roberto Angelini e Rodrigo D’Erasmo mi avevano consegnato l’ultimo regalo, l’ultimo ascolto di agosto, per questi 2²x10+1.

Data:

1 Settembre 2023