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UNGHERIA, SILENZIATA L’ULTIMA RADIO LIBERA

Frequenza zero. Si può riassumere in sole due parole quanto accadrà in Ungheria a partire dal prossimo 15 febbraio, anzi, dalla mezzanotte del 14. Klubradio, l’ultima radio libera ungherese, si spegnerà definitivamente. Scadrà, causa revoca, l’autorizzazione alla messa in onda. E dire che c’era stato anche un processo, conclusosi con un nulla di fatto: l’emittente, contrastando la decisione della NMHH, aveva presentato ricorso; la Corte di Giustizia di Budapest ha dato ragione all’Autorità sui media, togliendo la possibilità di trasmettere all’emittente. Non è un evento che desta scalpore, non più del dovuto, visto che è figlio di un precedente venutosi a creare tempo fa: la voce di Klubradio era già stata privata di tutto il suo volume qualche mese addietro rispetto a questi ultimi aggiornamenti, con motivi apparsi ai più sin dall’immeditato alquanto pretestuosi. Il primo di essi è l’oggetto delle critiche mosse dalla radio: niente di meno che il governo di Viktor Orban. Klubradio è – per meglio dire prospettandoci in un futuro molto vicino, “era” – l’unica a muovere parole non proprio edificanti nei confronti della politica di Budapest e dintorni. Per questo aveva ricevuto prima il cartellino giallo, e ora quello rosso. Mentre per il fischio finale di questa partita è solo una questione di tempo.

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Il secondo motivo? Presto detto: la radio non aveva notificato per tempo alle autorità governative quanta musica ungherese fosse stata messa in onda durante i programmi trasmessi. Notifica che, appare palese, è obbligatoria per tutte le stazioni. Un’infrazione grave, per quelle che sono le regole dell’Ungheria, ma non tanto da causare la cancellazione di un’intera emittente. O forse sì, ma i conti non tornano comunque: altre radio avevano commesso il medesimo errore, eppure non hanno subito conseguenze. Probabilmente perché, generalmente, schierati al cento per cento con l’esecutivo di Fidesz. Ma rimangono congetture. Per la legge ungherese la NMHH controlla l’uso delle frequenze e supervisiona i contenuti dei mezzi di comunicazione di massa. Klubradio, la cui importanza è direttamente proporzionale alle sanzioni che subisce, aveva già perso segnale nelle province, potendo essere ascoltata solo nella capitale. “Me l’aspettavo – commenta Andras Arato, direttore e proprietario dell’emittente privata – ma si tratta comunque di una decisione vergognosa e codarda”. Il riferimento, non troppo velato, è alla motivazione della sentenza emanata dalla Corte di Giustizia: “La radio aveva infranto l’obbligo di notifica”.

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È l’ultimo anello di una catena fatta di leggi liberticide, come sono state definite nel corso del tempo, promulgate dal primo ministro ungherese: su tutte, una del 2012 ha dato alla NMHH il diritto di vietare o punire informazioni mediatiche che violano presunte regole morali. Detto in parole povere: completa libertà di azione senza basi per perseguire determinate azioni. Non solo: pensionamento forzato anticipato dei giudici oltre i 62 anni di età, discriminazioni razziali contro i rom, facilitazione dei licenziamenti con l’eliminazione della flat tax e continui tentativi di abolizione dell’autonomia delle autorità per la protezione dei dati personali dei civili. Insomma, ce n’è per tutti. Arato, in ogni caso, non è per nulla rassegnato a gettare la spugna, anzi: vuole perseguire la sua battaglia giuridica, facendo appello e presentando poi ricorso alla Corte Europea dei Diritti Umani di Strasburgo e alla Corte Europea di Lussemburgo. Per evitare che tutti i provvedimenti ungheresi di questi ultimi anni si sintonizzino sulla stessa lunghezza d’onda: censurare la libertà di stampa.

Data:

10 Febbraio 2021