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UNO DEI PEGGIORI DISASTRI AMBIENTALI ISRAELIANI

Allarme ambientale in Israele. Una settimana fa una fuoriuscita di petrolio ha causato il depositarsi di almeno mille tonnellate di bitume su ben 170 km di costa del Paese. Per i poco avvezzi, il bitume è il materiale solido in cui si trasforma il petrolio se esposto a basse temperature. Il dato dei 170 km è altamente preoccupante se si pensa che la cosa mediterranea israeliana è lunga circa 195 km: praticamente il bitume occupa poco più dell’87% della costa.

Da giorni migliaia di volontari, coordinati da organizzazioni non governative e locali autorità ambientali, sono al lavoro per cercare di ripulire le spiagge. C’è un grande problema: il bitume è talmente copioso che, stando alle opinioni di alcuni attivisti, potrebbero volerci decenni per rimuoverlo completamente. “Mi viene da piangere – dichiara Shaul Goldstein, direttore dell’autorità israeliana che si occupa dei parchi naturali e che da giorni è impegnato nelle operazioni di pulizia – il bitume è ovunque, in alcuni punti è spesso anche tra i dieci e i dodici centimetri”. Senza mezzi termini, e a ragione, diversi funzionari statali lo hanno definito uno dei peggiori disastri ambientali delle ultime decadi in Israele. Ma si può estendere il discorso all’intero pianeta, visto che un evento del genere non balzava alle cronache da molto tempo.

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Le cause della massiccia fuoriuscita sono tutt’ora sconosciute. Secondo il Ministero della Protezione ambientale potrebbe trattarsi una petroliera, ed è logico pensarlo, ma indentificarla potrebbe non essere facile. Come mai? È probabile che stesse operando illegalmente, e questo aggraverebbe la già delicata situazione, con una totale assenza di monitoraggio. Gila Gamliel, ministra per la Protezione ambientale, ha informato che “sono state individuate dieci navi da cui è possibile che sia fuoriuscito il petrolio”, aggiungendo di ritenere che l’incidente sia “avvenuto al di fuori delle acque territoriali di Israele, a circa trentuno miglia dalla costa”.

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Nel mentre, è stata avviata un’indagine che sta cercando di individuare la causa della fuoriuscita anche grazie all’utilizzo di immagini satellitari. Addirittura ad alcuni volontari che stanno lavorando per rimuovere il bitume sono state fornite delle bombole di ossigeno, per via delle difficoltà respiratorie riscontrate dopo aver inalato i fumi tossici. Domenica scorsa, il 21 febbraio, il Governo non ha potuto fare altro che chiudere tutte le spiagge del Paese sul Mar Mediterraneo, stanziando un cifra pari a più di 11 milioni di euro per la pulizia delle coste.

Data:

24 Febbraio 2021