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UNO STING PER TUTTE LE STAGIONI

Il grande artista rock Sting, raffinato amante della ricerca musicale ad ampio raggio, nel lontano 2006, volle dedicare a John Dowland un album musicale dal titolo “Song from the Labyrinth”.

Si trattava di una raccolta di brani realizzata in collaborazione con il liutista bosniaco Edin Karamazov.

Ma chi era John Dowland?

Cominciamo col dire che dobbiamo volare indietro nel tempo, fino ad arrivare al regno della grande Elisabetta I, denominata la Regina Vergine.

Ella governò dal 1558 fino alla sua morte, avvenuta nel 1603. Sotto di lei, l’Inghilterra divenne una nazione dedita ai commerci, ricca e potente, oltre che un fervente centro artistico e culturale. Sua Maestà, infatti, protesse e favorì l’operato di grandi artisti, come, ad esempio, W. Shakespeare. Sotto Elisabetta I anche la musica conobbe un grande sviluppo. Essa, infatti, veniva praticata da tutti i ceti, seppur in diverse misure. In linea con l’evoluzione storica e sociale del Rinascimento inglese, nacquero numerosi nuovi generi.

John Dowland fu forse il più noto compositore di songs dell’epoca elisabettiana.

Liutista, cantautore, traduttore, editore, viaggiatore, accademico, rappresentò una figura centrale nella storia del liuto, ed è riconosciuto oggi come il primo, grande cantautore in lingua inglese. I temi ricorrenti nelle sue canzoni sono di carattere intimo e amoroso, spesso caratterizzati da un riferimento agli aspetti dolorosi della vita. Poiché non riuscì mai ad essere assunto come liutista presso la corte della protestante Elisabetta, per ripicca si convertì al cattolicesimo. Gli artisti, si sa, sono assai permalosi… D’altra parte il suo valore di musicista era indiscusso e lui ne era ben cosciente!

Effettivamente, grazie all’armonico equilibrio delle sue composizioni, alla dolce e garbata espressione del suono, Dowland è da considerarsi come uno dei maggiori maestri inglesi, e tra i pochi, di quel periodo storico, che ancora oggi possano essere ben compresi nei concerti. Il grande merito di questo compositore è stato, inoltre, quello di avere reso famoso il proprio, amato strumento in patria. Ciò fece sì che i suoi contemporanei potessero suonare da soli e nella propria casa, le sue opere (fresche di stampa) consentendone ampia diffusione.

Sting (ex bandleader del celebre gruppo rock “The Police”) nel voler riproporre al pubblico odierno alcune composizioni di Dowland, ha mostrato grande coraggio. D’altra parte, seguendo la sua vena di ricercatore di sempre nuovi modi espressivi, non ha avuto alcun timore di sfidare i puristi di quel genere di musica. Inevitabili, giustificate e non le numerose critiche, fatto sta che persone che neanche avrebbero potuto immaginare che esistesse John Dowland e l’importante musica barocca elisabettiana, hanno avuto la possibilità di accostarsi a quel nobile repertorio.

Dal mio punto di vista ritengo il prodotto estremamente pregevole, nonostante il timbro di voce “sporco” di Sting sia stato da molti considerato un imperdonabile errore, in quanto completamente fuori stile. Io penso, invece, che le operazioni di rivisitazione e divulgazione dei generi antichi per un vasto pubblico, non possano sempre essere attuati seguendo rigidamente i parametri dell’epoca d’origine. Anche riguardo agli strumenti musicali utilizzati, ad esempio, è preferibile sfruttarne di più tecnologicamente moderni, in modo da ottenere sonorità più ricche e corpose e quindi più vicine ad un gusto moderno. Diversamente si può rischiare la “chiusura a prescindere” di gran parte del pubblico, inficiando lo scopo per cui sono stati realizzati tali progetti. Quando si fa diffusione di cultura per tante – ed estremamente eterogenee – persone, è preferibile sacrificare qualche elemento troppo superato e circoscritto all’epoca trattata, pur di salvare la conoscenza di grandi patrimoni artistici e culturali che risulterebbero, altrimenti, preclusi.

In questo caso, Sting ha saputo mantenere con grande dignità la sua identità di artista rock, accostandosi con gusto, umiltà e rispetto ad un genere tanto lontano da lui. Le songs sono interpretate in modo “colloquiale” ed estremamente gradevole. Con la sua sensibilità di grande artista, ha saputo rendere quell’intimità tipica del genere di Dowland, pur utilizzando la sua voce naturale. In ogni traccia ha saputo entrare in punta di piedi, dando la sensazione di essere illuminato, durante il canto, da una morbida luce di candela. La presenza di stralci di alcune lettere dello stesso Dowland ha reso il prodotto finale ancor più delicato, intimo, confidenziale. Molto preparato e convincente il maestro liutista Karamazov, che ha saputo rendere pienamente le intime atmosfere barocche inglesi, pur utilizzando uno strumento moderno.

La sintesi che ne è derivata è la creazione di un prodotto decisamente affascinante, elegante, nobile, apprezzabilissimo come diffusione di cultura, anche se di “nicchia”.

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8 Giugno 2024

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