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USA-CAPITOL HILL: NOVITA’ PER TRUMP E BANNON

Proseguono le indagini e processi per l’assalto a Capitol Hill del 6 gennaio 2021. In ordine cronologico, lo scorso 20 ottobre è arrivata una condanna a Steve Bannon, ex consigliere e stratega di Donald Trump, a 4 mesi. Qualche giorno più tardi è arrivata invece la citazione in giudizio per l’ex Presidente USA, che dovrà deporre entro il 14 novembre prossimo. Nello specifico partendo da Bannon, l’ex stratega di Trump era stato condannato da un tribunale federale di Washington per oltraggio al Congresso lo scorso luglio, appunto nell’ambito dell’indagine sull’assalto al Campidoglio, ed attendeva l’udienza che stabilisse la durata della pena. L’accusa per l’ideologo di estrema destra, era di essersi rifiutato di testimoniare davanti alla commissione di inchiesta e di fornire documenti riguardanti l’indagine. Qualche giorno fa è arrivata la condanna con 4 mesi di carcere ed una multa di 6.500 dollari. I procuratori del Dipartimento di Giustizia avevano chiesto 2 anni di reclusione e ben 200mila dollari di multa. Bannon ha già fatto sapere attraverso i suoi legali che farà ricorso, e fino alla sentenza d’appello la pena è sospesa, come comunicato dal giudice Carl Nichols. L’ex consigliere del tycoon è inoltre immischiato in un altro processo, quello per corruzione sui fondi per la costruzione del muro al confine con il Messico.

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Da un personaggio chiave ad un altro, anche per Donald Trump ci sono novità. Il comitato della Camera dei rappresentati che indaga sugli avvenimenti ha citato in giudizio l’ex presidente che dovrà comparire per la deposizione entro il prossimo 14 novembre. Il comitato ha inoltre specificato che Trump avrà tempo fino al 4 di novembre per presentare i documenti inerenti. Le intenzioni della commissione sono cristalline, avere informazioni direttamente da Donald Trump, reo secondo l’accusa di aver avuto un ruolo centrale negli avvenimenti dello scorso 6 gennaio 2021, con fine ultimo il ribaltamento del risultato delle elezioni. Oltre a ciò nel corso degli ultimi mesi le prove e testimonianze contro il tycoon sono diventate molteplici ed a quanto pare schiaccianti, in quanto arrivano direttamente da suoi stretti ex collaboratori.

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Ripercorrendo gli avvenimenti, la prima svolta riguardante i fatti del Campidoglio è arrivata il giugno scorso quando la stretta collaboratrice dell’ex chief of staff Mark Meadows e vicinissima a Donald Trump, Cassidy Hutchinson ha rilasciato delle dichiarazioni ad un’udienza pubblica. Le parole di Hutchinson hanno ricostruito che Trump era a conoscenza delle intenzioni dei suoi supporters, e che alcuni di loro fossero armati. Oltre a ciò, dalla deposizione, è stato possibile intuire che il tycoon volesse raggiungere i rivoltosi in marcia verso il Congresso, oltre che averli incitati a farlo, e che a fatti già avvenuti, lo stesso Trump volesse concedergli la grazia. Tante altre sono le sfumature fuoriuscite da differenti testimonianze su quei giorni ed ore concitate, ma sicuramente due sono molto importanti. La prima è che Trump e Bannon si sentirono ripetutamente nei giorni precedenti al 6 gennaio 2021, specialmente il 5. Con tutta probabilità i due si sentirono assiduamente per preparare il tutto e negare a Joe Biden la presidenza. Il secondo passaggio chiave fin qui avvenuto in questa indagine è quello relativo al luglio scorso, quando il tycoon ha cercato di telefonare a un teste nelle indagini della Commissione alla Camera, come dichiarato da Liz Cheney, vicecapo della Commissione.

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La volontà dell’ex presidente era chiara, ovvero di mettersi in contatto con il teste, la cui identità non è stata rivelata per motivi di sicurezza, subito dopo le dichiarazioni di Cassidy Hutchinson. Dopo differenti indagini è venuto alla luce che Donald Trump era solito agire in questo modo: spesso i teste venivano contattati dal tycoon attraverso intermediari per essere incoraggiati ad avere fedeltà nei confronti dell’ex presidente. Nel caso dello scorso luglio Trump ha commesso però un errore incredibile, in quanto influenzare i teste, o cercare di farlo, è considerato reato. Aggravante ulteriore è che sia stato proprio lui, protagonista centrale delle indagini, a farlo direttamente. Torniamo ed arriviamo quindi ai fatti di queste ultime settimane. Come detto, dopo due mesi di indagini ulteriori, testimonianze e ricostruzioni, la commissione ha deciso di chiamare direttamente Trump a deporre. Non è chiaro se il tycoon rispetterà la citazione, che potrebbe contestare ed avviare così una delicatissima battaglia legale ulteriore. Ormai Donald Trump, come lo stesso Bannon, sono accerchiati ed assediati da tribunali, indagini ed accuse. È difficile districarsi e muoversi in così tanti procedimenti ed indagini differenti, ma una cosa è sicura: Donald Trump sta rischiando grosso ed è lui il protagonista assoluto di tutta la faccenda. Le indagini proseguiranno e se Trump si presenterà il prossimo 14 novembre è possibile che tutto il processo subisca uno svolta definitiva.

Data:

25 Ottobre 2022