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Usa e Israele via dall’Unesco

cms_7439/Unesco_sede_bandiere_Afp.jpgStati Uniti e Israele via dall’Unesco. Gli Usa hanno notificato la loro uscita dall’organizzazione secondo quanto riferito il direttore generale dell’agenzia culturale dell’Onu, Irina Bokova. Gli Usa accusano l’Unesco di essere “anti Israele”.

“Il primo ministro Netanyahu ha chiesto al ministero degli Esteri di preparare il ritiro di Israele dall’organizzazione in parallelo con gli Stati Uniti”, ha dichiarato l’ufficio del primo ministro. Il premier israeliano aveva definito la decisione degli Stati Uniti di lasciare l’organizzazione delle Nazioni Unite come una scelta “coraggiosa ed etica, dato che l’Unesco è diventata un teatro dell’assurdo e perché, invece di preservare la storia, la distorce“.

In una dichiarazione diffusa dalla portavoce Heather Nauert, il dipartimento di Stato Usa ha affermato che “la decisione non è stata presa alla leggera e riflette le preoccupazioni americane per i crescenti arretrati dell’Unesco, la necessità di riforme fondamentali per questa organizzazione e il continuo pregiudizio anti israeliano all’Unesco”. Gli Stati Uniti, ha aggiunto, “rimangono impegnati come stato osservatore non membro per contribuire con le opinioni, prospettive e competenze americane”.

Il ritiro americano, precisa il dipartimento di Stato, sarà effettivo a partire dal 31 dicembre 2018. Bokova ha espresso “profondo rincrescimento” per la decisione di Washington.

Gli Stati Uniti avevano già lasciato una volta l’Unesco negli anni Ottanta, quando era presidente Ronald Reagan. Vi sono rientrati vent’anni dopo sotto George Bush figlio. Nel 2011, con Barack Obama, gli Stati Uniti avevano smesso di erogare finanziamenti all’Unesco nel 2011 per protestare contro l’ingresso della Palestina come stato membro dell’organizzazione.

L’Unesco è stata recentemente criticata per una serie di risoluzioni controverse, dove venivano ignorati i legami storici e religiosi degli ebrei con siti a Gerusalemme ed Hebron.

Secondo il Foreign Policy, il segretario di Stato americano Rex Tillerson aveva stabilito il ritiro già da diverse settimane. E la decisione sarebbe anche legata al fatto che gli Stati Uniti devono all’Unesco circa 500 milioni di dollari, da quando hanno sospeso i pagamenti nel 2011. L’amministrazione di Donald Trump, e l’ambasciatore americano presso l’Onu, Nikki Haley, avevano già più volte accusato l’Unesco di pregiudizio anti israeliano.

L’annuncio del ritiro americano arriva mentre l’organizzazione dell’Onu sta cercando di eleggere il prossimo direttore generale.

Brexit, negoziati al palo. Impasse ’preoccupante’ su accordo finanziario

cms_7439/Madeleina__Kay_fotoadn.jpgI negoziati sulla Brexit sono finiti dritti nella palude: neanche nel quinto round si sono fatti “grandi passi avanti”. In particolare, le trattative per arrivare ad un accordo sui termini finanziari della separazione tra Ue e Gran Bretagna sono ferme, in una “impasse estremamente preoccupante”. Sui diritti dei cittadini restano distanze su questioni non secondarie, e per risolvere la delicatissima questione irlandese “c’è ancora molto lavoro da fare”. Stando così le cose, il Consiglio Europeo della prossima settimana non potrà decidere di passare alla fase due dei negoziati, quella che dovrebbe tratteggiare le grandi linee della relazione futura tra Londra e Bruxelles.

Il capo negoziatore dell’Ue per la Brexit, Michel Barnier, ha tenuto a Bruxelles la consueta conferenza stampa insieme all’omologo britannico David Davis, al termine del quinto round, conferenza che è iniziata in leggero ritardo a causa della presenza di una ‘Supergirl’ nella sala stampa di palazzo Berlaymont. Madeleina Kay, una giovane britannica musicista, autrice e attivista anti-Brexit, si è seduta in prima fila strizzata in un costume da supereroe, con maglietta da Supergirl, mantello rosso, gonnellina e una copia del suo libro a fumetti dedicato a “Theresa Maybe” (un calembour sul cognome della premier britannica).

La ragazza è stata allontanata dalla sicurezza, sulle prime incerta sul da farsi, dopo essere stata ripresa, fotografata e intervistata; il viceportavoce capo della Commissione Europea, Alexander Winterstein, ha riferito che “ha deciso di allontanarsi” dopo che le è stato spiegato che il suo pass non consentiva l’accesso alla sala stampa. Supergirl a parte, Barnier è andato dritto al punto: malgrado l’approccio “costruttivo” e i chiarimenti su “alcuni punti”, ha detto esordendo e passando immediatamente al francese, in questa settimana “non abbiamo fatto grandi passi avanti”.

Sull’accordo dei termini finanziari della separazione “non abbiamo avuto negoziati. Nella discussione su questa questione siamo in un’impasse che è estremamente preoccupante“, ha spiegato Barnier.

Pertanto, ha aggiunto, “non sono in condizioni di proporre al Consiglio Europeo” che si terrà la settimana prossima, il 19 e 20 ottobre, “di aprire le discusioni sulla futura relazione” tra l’Ue e il Regno Unito, cosa che presuppone il riconoscimento, all’unanimità dei 27, che siano stati fatti ‘sufficienti progressi’ sulle priorità dell’accordo di ritiro (diritti dei cittadini, accordo finanziario e questione irlandese).

Le difficoltà riguardano soprattutto l’accordo finanziario, dove lo stallo è totale: “Nel suo discorso di Firenze – ha ricordato Barnier – Theresa May ha affermato che il Regno Unito avrebbe onorato gli impegni presi da membro dell’Ue, cosa che è un impegno importante. Questa settimana il Regno Unito ci ha ripetuto che non è ancora pronto a precisare questi impegni. Non abbiamo quindi avuto negoziati, e ci siamo accontentati di discussioni tecniche: utili, ma tecniche”. Pertanto, ci troviamo in una impasse “preoccupante per chi conduce progetti, ovunque in Europa, e anche per i contribuenti”.

Barnier ha messo in chiaro, ancora una volta, che il saldo delle pendenze è indispensabile per costruire una relazione di fiducia reciproca. Ma Londra sembra proprio fare melina, senza esplicitare quali impegni presi a 28 intende onorare e quali no. Dal canto suo, il capo negoziatore britannico, David Davis, ha reiterato la richiesta che il Consiglio Europeo ampli il mandato conferito a Michel Barnier, consentendogli di negoziare anche sull’accordo sulla futura relazione tra Ue e Regno Unito, cosa che il mandato conferito al politico francese non prevede.

L’Ue ha ribadito in ogni occasione utile che, prima di negoziare sull’accordo futuro, bisogna fare “sufficienti progressi” sulle tre priorità dell’accordo di ritiro. La “posizione” del capo negoziatore dell’Ue per la Brexit Michel Barnier “è definita dal Consiglio Europeo”, ha detto Davis, e “in ottobre ci piacerebbe che gli dessero i mezzi per ampliare i negoziati” con la Gran Bretagna.

“La mia responsabilità come negoziatore, con la fiducia del presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker – gli ha risposto Barnier – è di cercare il cammino per avanzare, rispettando tutte le condizioni che il Consiglio Europeo ha stabilito, all’unanimità, il 29 aprile scorso”.

“Questo è il mio mandato, che seguirò scrupolosamente, dialogando costantemente con il Parlamento Europeo, che si è espresso ad ampia maggioranza con due risoluzioni”, ha aggiunto il politico savoiardo. Davis ha ribadito quanto detto dal primo ministro Theresa May, cioè che la Gran Bretagna si sta preparando anche per uno scenario senza alcun accordo con Bruxelles. Se l’Ue e il Regno Unito dovessero concludere i negoziati sulla Brexit “senza alcun accordo” farebbero “un pessimo affare. Per essere chiari, per quanto ci riguarda, saremmo pronti ad affrontare qualsiasi eventualità“, gli ha risposto Barnier.

Se l’accordo finanziario resta lo scoglio principale, anche sui diritti dei cittadini e sulla questione irlandese c’è ancora molto da fare. Tra l’Ue e il Regno Unito rimangono, nell’ambito dei negoziati sulla Brexit, distanze importanti nel campo dei diritti dei cittadini dell’Unione residenti Oltremanica, in particolare per quanto riguarda i ricongiungimenti familiari e la ‘portabilità’ dei diritti previdenziali e di welfare maturati.

“Ci sembra importante – ha detto Barnier – che tutti i cittadini europei residenti nel Regno Unito possano, in 10 o 15 anni, far venire i loro parenti là dove vivono, come succederà ai cittadini britannici nell’Unione. Nello stesso spirito, un cittadino che abbia lavorato per vent’anni nel Regno Unito deve poter tornare in uno dei Paesi dell’Unione con la sua pensione di invalidità, alle stesse condizioni che si applicherebbero ai cittadini britannici che vivono nell’Ue”.

Il Regno Unito comunque, ha aggiunto Barnier, “ci ha informati della sua intenzione di mettere in atto una procedura semplificata che permetta ai cittadini di far valere i loro diritti. Seguiremo con molta attenzione i dettagli pratici di questa procedura, che dovrà essere semplice per i cittadini”.

Per quanto riguarda la questione irlandese, “c’è molto lavoro da fare per costruire un quadro completo delle sfide alla cooperazione Nord-Sud derivanti dall’uscita del Regno Unito, e quindi dell’Irlanda del Nord, dal quadro giuridico Ue. Questo è necessario, per identificare le soluzioni”, ha rimarcato Barnier.

La speranza, comunque, è l’ultima a morire: “Resto persuaso che, con la volontà politica, progressi decisivi sono alla nostra portata nei prossimi due mesi – ha detto Barnier – abbiamo concordato con David Davis più incontri di qui alla fine dell’anno”. Il presidente del Consiglio Europeo Donald Tusk ha detto chiaramente che spera ancora di poter constatare i “progressi sufficienti” nel Consiglio Europeo di dicembre. La speranza, per milioni di cittadini su entrambe le sponde della Manica alle prese con la Brexit, è che non si riveli un’impresa da supereoi.

Ophelia diventa uragano e punta l’Europa

cms_7439/Uragano-satellitte_afp.jpgOphelia spaventa l’Europa. La tempesta tropicale Ophelia si è rafforzata diventando un uragano di categoria 1. Lo ha annunciando il Centro Nazionale Uragani Usa, spigando che si tratta della decima tempesta consecutiva della stagione che raggiunge la forza dell’uragano nell’Oceano Atlantico quest’anno. L’ultima volta, ha detto il meteorologo Philip Klotzbach della Colorado State University risale al 1893.

Ophelia si trova nella parte sudoccidentale delle isole Azzorre, a Ovest del Portogallo, e viaggia verso l’Europa alla velocità di circa 5 km/h con raffiche di vento fino a 135 km/h. Secondo gli esperti, un lieve rafforzamento della perturbazione è possibile nei prossimi giorni.

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13 Ottobre 2017