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Usa, Kamala Harris in corsa per la Casa Bianca

Usa, Kamala Harris in corsa per la Casa Bianca

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“Il futuro del nostro Paese dipende da voi e da milioni di altri che levano la nostra voce per combattere per i nostri valori americani. Ed è per questo che mi candido alla presidenza degli Stati Uniti”. Così Kamala Harris ha annunciato oggi, in un video, la candidatura alla Casa Bianca, affermando, nel giorno dedicato alla memoria di Martin Luther King, che l’America è pronta ad avere la prima presidente donna, figlia di immigrati della Giamaica e dell’India, un background etnico che ha spinto qualcuno a soprannominarla “L’Obama donna”.

E come l’ex presidente democratico, anche Harris si candida appena due anni dopo essere stata eletta al Senato in California. Già nei giorni scorsi era stata anticipata la decisione della 54enne democratica che due anni fa è stata eletta al Senato in California e aveva già anticipato nei giorni scorsi la decisione di entrare nell’agone sempre più affollato, soprattutto di donne ed esponenti delle minoranze, delle primarie democratiche.

Dopo il video e l’intervista di questa mattina a Good morning America, Harris domenica terrà un comizio a Oakland per lanciare il programma della sua candidatura. Poco conosciuta a livello nazionale – secondo un recente sondaggio il 51% degli elettori registrati non l’ha mai sentita nominare – Harris recentemente ha pubblicato la sua autobiografia, ’The Truths We Hold’, considerata ormai un passo obbligato per una candidatura presidenziale.

Al Senato in questi due anni, l’ex procuratrice si è conquistata una certa visibilità durante le seguitissime audizioni del giudice della Corte Suprema Brett Kavanaugh e, ancora prima, dell’ormai ex ministro della Giustizia Jeff Session. Figlia di una dottoressa immigrata negli Stati Uniti dall’India, con il padre di origine giamaicana professore di Economia alla Standford University, Harris è cresciuta frequentando sia un tempio hindu che una chiesa battista afroamericana. Nel 2003 è stata eletta, prima donna afroamericana, procuratore distrettuale di San Francisco e poi nel 2010 attorney general della California.

Con la discesa in campo diventano tre, dopo Elizabeth Warren e Kirsten Gillibrand, le senatrici candidate alla nomination. Anche la deputata democratica delle Hawaii Tulsi Gabbard si è candidata, come l’ex sindaco ispanico di San Antonio Julian Castro. E si prevede che nel prossimo futuro si possano candidare altri senatori. Harris ha scelto Baltimora come sede della propria campagna, con un ufficio secondario a Oakland. A guidarla sarà la sorella Maya che è stata consigliere della campagna di Hillary Clinton.

Moneta coloniale diventa un caso, scontro Parigi-Roma

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Sono diventate un caso diplomatico le parole del vicepremier Luigi Di Maio sulla ’moneta coloniale’. Affrontando il tema migranti a una manifestazione del M5S ad Avezzano, ha tirato in ballo la Francia, “che in Africa continua ad avere delle colonie di fatto, con la moneta, che è il franco, che continua a imporre nelle sue ex colonie”. Si tratta di soldi, ha tuonato Di Maio, che Parigi “usa per finanziare il suo debito pubblico e che indeboliscono le economie di quei paesi da dove, poi, partono i migranti”. Sullo stesso argomento era poi intervenuto in tv Alessandro Di Battista che, ospite di ’Che tempo che fa’, aveva portato un fac-simile di una banconota da 10mila franchi CFA per strapparla in diretta.
Dichiarazioni definite “inaccettabili e senza motivo” dal ministro per gli Affari europei, Nathalie Loiseau, e che hanno fatto sì che l’ambasciatrice d’Italia a Parigi, Teresa Castaldo, sia stata convocata al ministero degli Esteri francese. “Il capo di gabinetto del ministro per gli Affari europei – hanno fatto sapere le fonti citate da Europe 1 – ha convocato l’ambasciatrice d’Italia in seguito alle frasi inaccettabili e senza motivo pronunciate ieri dalle autorità italiane”.
Neanche dopo la convocazione dell’ambasciatrice il vicepremier ha fatto passi indietro: “Io non credo che sia un caso diplomatico, è tutto vero: il fatto che la Francia sia uno di quei paesi che stampando una moneta per 14 stati africani impedisce lo sviluppo di quegli stati africani e contribuisce alla partenza di profughi che poi muoiono nel Mediterraneo o arrivano sulle nostre coste”. “Io mi sono stancato di parlare degli effetti dell’immigrazione e voglio cominciare ad affrontare le cause – ha proseguito di Maio – E le cause sono il mancato sviluppo degli Stati africani: dobbiamo lasciarli in pace a casa loro e starcene noi a casa nostra. E quando dico ’noi’ parlo di quegli Stati europei che invece in questi anni, come la Francia, stampando una moneta per 14 stati come quelli africani si è avvantaggiata anche delle importazioni delle materie prime e ha avuto così anche la possibilità di avvantaggiarsi nella propria economia”.

A intervenire contro le dichiarazioni di Di Maio anche il commissario europeo agli Affari economici e Finanziari Pierre Moscovici affermando che “certe parole sono usate a fini di politica interna, per provocare delle reazioni. Sembrano proprio delle provocazioni, tanto il loro contenuto è vuoto, o a volte irresponsabile. Bisogna guardarsi dal cedere alle provocazioni, bisogna evitare di fare un favore agli autori prendendole sul serio, perché non hanno alcun senso”.
Le tensioni delle ultime ore costituiscono il nuovo capitolo di un rapporto che, dallo scorso anno, è stato condizionato da un confronto spesso aspro sul tema dell’immigrazione. A marzo è esploso il primo caso Bardonecchia, legato agli sconfinamenti contestati agli agenti francesi che si sono ripetuti anche in autunno. A giugno, invece, i toni si sono alzati in relazione alla vicenda che ha coinvolto la Aquarius. La nave, dopo la chiusura dei porti italiani, ha attraccato a Valencia. La posizione del governo italiano è stata criticata in Francia ai più alti livelli. Il 13 giugno, quindi, il ministro degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi, aveva convocato alla Farnesina l’ambasciatore francese Christian Masset e, data la sua assenza da Roma, aveva ricevuto l’Incaricata d’Affari, Claire Anne Raulin. Moavero, come spiegato la Farnesina, nella circostanza “ha comunicato che il governo italiano considera inaccettabili le parole usate nelle dichiarazioni pubbliche rese” il 12 giugno “a Parigi, anche a livello governativo, sulla vicenda della nave Aquarius. Il ministro Moavero ha chiarito che simili dichiarazioni stanno compromettendo le relazioni tra Italia e Francia”. Nella nota, venivano stigmatizzati i toni “ingiustificabili, tenuto conto che da molti mesi ormai il nostro Paese ha pubblicamente denunciato l’insostenibilità dell’attuale situazione di latitanza di un approccio coordinato e coeso a livello europeo circa la gestione dei flussi migratori, rispetto ai quali l’Italia non si è mai tirata indietro”.

Il lepenista Bardella: “Francia non può proteggere chi ha mani insanguinate”

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“E’ assolutamente inaccettabile che la Francia continui a proteggere persone che hanno le mani insanguinate“. Così Jordan Bardella, il 23enne capolista di origine italiana del partito francese del Rassemblement National alle elezioni europee, risponde all’Adnkronos alla domanda se Parigi debba consegnare all’Italia gli ex terroristi che si sono rifugiati in Francia. “Il nostro paese è stato troppo duramente toccato dal terrorismo, soprattutto islamista, in questi ultimi anni perché si possa continuare ad essere un rifugio per chi ha ucciso degli innocenti”, afferma.

ALLEANZA LEGA-M5S – A proposito della coalizione gialloverde, Bardella dice: “Questa alleanza fra il M5S e la Lega è portatrice di speranza per tutta l’Europa e ha saputo, ritengo, restituire speranza nella politica al popolo italiano. Quando un popolo vuole riprendersi il potere e il controllo del suo destino, può farlo”.

UE – Alla domanda su quale Europa si aspetta dopo il voto, il capolista di Rn alle europee spiega: “Vogliamo trasformare l’Unione Europea di Bruxelles in una grande Alleanza di Nazioni libere e sovrane, che protegga le Nazioni piuttosto che indebolirle”. “Noi vogliamo che ogni Stato-Nazione possa emanciparsi dai diktat imposti dai commissari europei; la commissione europea diventerebbe una semplice segreteria destinata a coordinare progetti d’interesse generale”, nota il giovane candidato del partito di Marine Le Pen. “Concretamente – continua Bardella – noi speriamo poter disporre a maggio di una maggioranza sovranista al Parlamento Europeo, o altrimenti di essere in grado di costituire una minoranza di blocco capace di far pesare le voci dei popoli sui trattati di libero scambio devastatori o sulla politica migratoria”.

EUROPEE – La Lega di Salvini rimarrà a Strasburgo nello stesso gruppo del Rn anche dopo le elezioni europee? “Probabilmente”, risponde il capolista del partito francese alle elezioni europee. Che poi aggiunge: “Al momento la nostra priorità è far entrare un massimo di partiti sovranisti al Parlamento Europeo il prossimo maggio”. “Nei nostri rispettivi paesi – spiega – dobbiamo convincere il più possibile di europei che un’altra strada è possibile per l’Europa, una strada che rispetti la sovranità dei popoli e l’identità di ciascuno, senza imporre nulla che sia contrario all’interesse delle Nazioni. Abbiamo iniziato a costruire questo cammino con i nostri alleati della Lega da diversi anni. Matteo Salvini ha dimostrato che il risveglio dei popoli è possibile!”.

AFRICA – Commentando le dichiarazioni del M5S sul colonialismo francese, Bardella sottolinea: “E’ chiaro che l’ingerenza della Francia è stata assolutamente drammatica per il continente africano”. “Nel 2017, Marine Le Pen esortava ad applicare ai nostri partner africani il principio di non ingerenza. Alla base del nostro progetto internazionale si trova una vera politica di co-sviluppo con i paesi d’Africa, con priorità sulle questioni d’istruzione e sicurezza, nello stretto rispetto della sovranità degli Stati”, aggiunge.

LIBIA– La destabilizzazione della Libia? E’ iniziata con l’intervento militare del 2012 avviato dall’allora presidente francese Nicolas Sarkozy, sostiene il lepenista, facendo riferimento anche alle nuove accuse di Matteo Salvini alla Francia. “Ci ricordiamo dell’operazione di destabilizzazione della Libia condotta da Nicolas Sarkozy con il sostegno di Francois Hollande, questo paese -aggiunge – è diventato il crocevia delle milizie islamiste e delle mafie dei trafficanti”.

TAV – Sulla costruzione della linea ferroviaria Tav Torino- Lione “siamo a priori piuttosto favorevoli – dice – , ma aspettiamo i risultati dei nuovi studi lanciati in Italia in seguito al contratto di governo”.

MIGRANTI – Bardella, rispondendo alla domanda se il tema dei migranti debba essere al centro del voto europeo di maggio come sostiene il leader ungherese Viktor Orban, sottolinea la necessità di regolare i flussi di migranti “con un ritorno alle frontiere nazionali“. “Secondo un recente studio dell’Eurobarometro pubblicato lo scorso autunno, l’immigrazione resta la principale preoccupazione degli europei – rimarca – quella migratoria è senza dubbio l’una delle maggiori sfide del nostro continente nel XXI secolo, tenendo conto dell’esplosione demografica africana e delle tensioni geopolitiche”. “Noi auspichiamo chiaramente di regolarne il flusso con un ritorno alle frontiere nazionali, con una maggiore lotta contro l’immigrazione clandestina così come con delle politiche dissuasive. Possiamo naturalmente stringere numerosi accordi e partenariati con i paesi vicini ma anche con agenzie come Frontex, il cui ruolo sarebbe da ridefinire”.

GILET GIALLI – Parlando dei gilet gialli, Bardella dice come le loro rivendicazioni “in Francia corrispondono in gran parte al programma del Rassemblement National”. “Quando si parla in strada con i gilet gialli, gli si può rispondere punto per punto con il programma presidenziale di Marine le Pen. Non abbiamo bisogno di speculazioni o di agitarci come possono fare altre formazioni politiche, siamo stati sempre vicini ai francesi”, afferma. “A differenza di M5S, i gilet gialli non costituiscono un’entità politica: al contrario si tratta di un movimento di collera che ha saputo mobilitare attorno a preoccupazioni sociali francesi di diverse sensibilità politiche”, nota infine Bardella, commentando le aperture fatte da Di Maio ai gilet gialli.

Germania sospende Sophia

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La Germania sospende la partecipazione all’operazione ’Sophia’, lo spiegamento navale dell’Ue per contrastare la tratta di esseri umani attraverso il Mediterraneo. Secondo le informazioni ricevute dalla Dpa, dopo il dispiegamento della fregata ’Augusta’, nessun’altra nave della marina tedesca parteciperà.

La decisione di Berlino sarebbe la conseguenza della riluttanza del governo italiano a permettere ai rifugiati di sbarcare, riferisce ancora la Dpa. Davanti alla Commissione Difesa ed Esteri, il generale Eberhard Zorn ha spiegato che la nave ’Augusta’ avrebbe dovuto essere sostituita all’inizio di febbraio dalla nave ’Berlin’, ma questo non avverrà. La ’Berlin’ si terrà comunque pronta e potrebbe essere nel Mediterraneo nel giro di due settimane, se la decisione verrà annullata.

L’operazione ’Sophia’ è stata lanciata nel 2015 con il compito di arrestare i contrabbandieri e interrompere il traffico di migranti e, allo stesso tempo, addestrare la Guardia Costiera libica e contribuire all’attuazione dell’embargo dell’Onu sulle armi in alto mare al largo delle coste libiche. Il mandato della missione è stato rinnovato a dicembre per tre mesi e si concluderà alla fine di marzo.

SALVINI – ’’La missione Sophia aveva come mandato di far sbarcare tutti gli immigrati solo in Italia e così ha fatto, con 50.000 arrivi nel nostro Paese – dice il ministro dell’Interno Matteo Salvini -. Se qualcuno si fa da parte, per noi non è certo un problema’’.

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23 Gennaio 2019