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VACCINI COVID-19

cms_21142/vaccino-sars-cov2.jpgPfizer-BioNTech, AstraZeneca, Moderna. O ancora SinoPharm e Sputnik V. I nomi di ciascun vaccino contro il Covid-19, malattia provocata dal coronavirus, così come quelli delle case farmaceutiche che li producono sono ormai da mesi sulle prime pagine dei giornali di tutto il mondo. Ciò potrebbe far pensare che siano state proprio le industrie del settore a finanziare lo sforzo di ricerca e di sviluppo che ha consentito, in un tempo relativamente breve, di avere a disposizione i primi sieri. La realtà, però, è diversa.

cms_21142/2.jpgSono gli Stati ad aver sostenuto in gran parte la ricerca e lo sviluppo dei vaccini

Sono infatti i governi ad aver pagato la stragrande maggioranza dei costi. Se si considerano anche gli ordinativi, la quota sborsata dagli esecutivi è pari al 75% del totale.

Ma anche se si considerano soltanto i finanziamenti per ricerca e sviluppo, il dato resta molto alto. Pari al 59%, secondo la società specializzata in analisi di dati scientifici Airfinity.

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Ma qual è il vaccino più richiesto al momento? Non stupisce come si tratti di quello messo a punto da Oxford/AstraZeneca. E la ragione è molto semplice: quello anglo-svedese è il prodotto meno caro in circolazione. I dati sui prezzi erano stati svelati dal ministro delle Finanze del Belgio, Eva De Bleeker, in un tweet che nello scorso mese di dicembre aveva fatto il giro del mondo.

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I prezzi di ciascun vaccino sono stati svelati da una ministra belga.

I dati indicavano: 1,78 euro per una dose di AstraZeneca, 6,95 euro per il vaccini Johnson & Johnson, 7,56 euro per il Sanofi/GlaxoSmithKline, 12 euro per quello sviluppato da Pfizer/BioNTech, 10 euro per il Curevac e 14,72 per il siero di Moderna. Si tratta dei prezzi praticati alle nazioni dell’Unione europea.

Al di là dei costi delle dosi, sono comunque le nazioni più ricche, finora, ad aver comprato la stragrande maggioranza dei prodotti in circolazione. Così come di quelli ancora in fase di produzione. Il risultato è un’enorme disparità nel mondo.

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Il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, lo ha denunciato il 18 febbraio. Spiegando che un pugno di nazioni, soltanto dieci, ha somministrato il 75% delle dosi di vaccino disponibili. Mentre 130 Paesi non ne hanno ricevuta neanche una.

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Una cosa mi incuriosisce ma forse è una sciocchezza o anche no. Si parla di variante inglese, brasiliana, africana, e cioè di persone infette dal virus mutato che è stato isolato in Inghilterra o in Brasile. Non ci sono al momento varianti spagnole e francesi, o italiane o russe.

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Eppure il virus anche nel nostro paese e in quegli altri, gira, muta e si adatta. Probabilmente la maggiore attenzione del mondo è volta alle vaccinazioni di massa e non tanto a studiare le varianti. D’altra parte resta decisivo il fatto che i vaccini che si stanno utilizzando restano efficaci per evitare la malattia grave (con esito mortale) anche in caso di mutazioni del virus. L’ondata dell’influenza stagionale non c’è stata. Temevo questa cosa ma avevo trascurato il fatto che portando la mascherina per fermare il COV-Sars-2, si fermava anche H1N1, il virus dell’influenza. Naturalmente è stato giustissimo praticare anche una vaccinazione di massa contro l’influenza stagionale.

cms_21142/COVID_EUROPA.jpegLa fase che stiamo vivendo, sebbene difficile, non sembra collassare gli ospedali e tra poco arriveranno la primavera e l’estate, stagioni sfavorevoli alla diffusione del virus. Speriamo di aver tratto l’insegnamento dall’estate scorsa e soprattutto che si giunga a buon punto con la vaccinazione. Ora sembrerebbe che gli stati si mettano assieme per produrre vaccini e rimedi su scala europea.

Certo è un po’ deludente che l’Europa, con le sue straordinarie potenzialità, non abbia puntato a realizzare vaccini propri.

Ma non è mai troppo tardi poiché siamo in grado di recuperare il tempo perduto, aiutare noi stessi e anche i paesi che non potranno mai produrre vaccini.

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3 Marzo 2021