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Vaccini, governo pronto a ricorso contro moratoria Veneto

cms_7124/Vaccini_spalla_ftg_23.jpgNon si placano le polemiche per la ’moratoria’ in Veneto sui vaccini obbligatori per andare all’asilo. La Regione ha infatti predisposto le “indicazioni regionali in regime transitorio di applicazione della legge Lorenzin”, con un decreto firmato dal direttore generale della Sanità, Domenico Mantoan, in attesa di conoscere l’esito del ricorso alla Corte Costituzionale contro il provvedimento che impone l’obbligo di dieci vaccini.

Il Veneto ha così dato vita ad una ’moratoria’ fino al 2019 dell’obbligo di vaccinazione per l’accesso servizi per l’infanzia e per le scuole dell’infanzia per i bimbi già iscritti.

IL MINISTERO – A quanto apprende l’AdnKronos Salute, il ministero della Salute – a nome del Governo – sta valutando di impugnare al Tar il decreto del Veneto, che dà tempo fino all’anno scolastico 2019-20 per presentare la documentazione necessaria a dimostrare che i bimbi da 0 a 6 anni sono in regola con gli obblighi vaccinali e possono essere iscritti agli asili nido e alla scuola dell’infanzia.

IL DECRETO VENETO – Nel testo del decreto, i tecnici del Veneto segnalano un’incongruenza. L’articolo 3, comma 3, recita: “Per i servizi educativi per l’infanzia e le scuole dell’infanzia, ivi incluse quelle private non paritarie, la presentazione della documentazione di cui al comma 1 costituisce requisito di accesso”. Nel decreto i tecnici evidenziano il contrasto con quanto espresso all’articolo 3 bis che descrive le misure per l’anno scolastico 2019 dove al comma 5 recita: “Per i servizi educativi per l’infanzia e le scuole dell’infanzia, ivi incluse quelle private non paritarie, la mancata presentazione della documentazione di cui al comma 3 nei termini previsti comporta la decadenza dall’iscrizione”.

L’INCONGRUENZA – Il contenuto di questi articoli non rende chiaro, spiega in una nota la Regione, se le misure di restrizione alla frequenza scolastica siano applicabili sin dall’anno scolastico 2017/2018 e per l’anno scolastico 2018/2019, per i bambini già iscritti alla frequenza dei servizi educativi per l’infanzia e alle scuole dell’infanzia prima dell’entrata in vigore della legge. Tale incongruenza, peraltro, fa parte dei contenuti del ricorso del Veneto alla Corte Costituzionale. In attesa di chiarimenti, quindi, per la frequenza dei servizi per l’infanzia e le scuole dell’infanzia dall’anno scolastico 2017/2018 per i bambini già iscritti si applicherà il regime transitorio fino al 2019/2020 anno che prevede, invece, la decadenza dell’iscrizione.

GLI ANNI SCOLASTICI – Per agevolare le famiglie e le scuole, per i bambini e i ragazzi da 0 e 16 anni, per gli anni scolastici 2017/18 e 2018/19, fa sapere la Regione, si anticipa quanto previsto dalla legge per l’anno scolastico 2019/20, cioè l’invio alle scuole degli elenchi dei bambini con la loro situazione nei confronti della vaccinazione, privi di dati sensibili. Per tutti i soggetti non in regola (tra 0 e 16 anni) le Aulss avvieranno l’iter conseguente all’inadempimento dell’obbligo vaccinale.

L’AUTOCERTIFICAZIONE – Nel frattempo, il Veneto ha inviato le prime indicazioni per l’applicabilità della legge 119/17 e ha fornito a tutte le aziende Ulss il modello di autocertificazione da utilizzare da parte dei genitori per la presentazione agli uffici scolastici. Le Ulss, dopo avere verificato che i bambini ’non in regola’ con l’obbligo vaccinale non abbiano un appuntamento già fissato, invieranno ai genitori una lettera raccomandata invitandoli a un colloquio per ulteriori approfondimenti e per procedere alle vaccinazioni.

LORENZIN – “Ci riserviamo tutte le azioni di nostra competenza, il decreto del Veneto non è sostenibile – dice la ministra della Salute Lorenzin in un’intervista al ’Corriere della Sera’ -. Se derogano di due anni, si assumono la responsabilità di quello che può accadere in ogni struttura e ai singoli alunni. L’epidemia di morbillo non è finita. Nel 2017 sono stati oltre 4.300 i casi, non c’è altro da aggiungere per spiegare la gravità della situazione”. Alla domanda se ci saranno bimbi liberi di andare a scuola senza l’antipolio o l’antimorbillo, Lorenzin è netta: a scuola “senza vaccini non si entra“.

FEDELI – Sulla vicenda interviene anche la ministra dell’Istruzione, Valeria Fedeli: “Stiamo valutando il contenuto dell’atto amministrativo che sembra essere stato assunto dalla Regione facendo leva sulla distinzione tra iscrizione e frequenza. E’ vero – dice in un’intervista al ’Messaggero’ – che la legge prevede che non si decade dall’iscrizione, ma non si può frequentare se non sei vaccinato o non hai portato l’autocertificazione che attesta la richiesta alla Asl. Il Veneto sembra voler allungare di un anno il periodo di decadenza e ciò è inammissibile“. Secondo Fedeli, se il Veneto fa una scelta che non risponde ai parametri di legge, “si assume una responsabilità impropria di non applicare una legge del Parlamento”.

Tasse dimezzate per posto fisso giovani

cms_7124/offerte_lavoro_fg.jpgSarà una decontribuzione strutturale del 50% degli oneri previdenziali quella che i giovani potranno utilizzare per tre anni in caso di assunzione a tempo indeterminato. È il ministro del lavoro Giuliano Poletti al termine dell’incontro con Cgil Cisl e Uil a disegnare la bozza di intervento al centro del tavolo di confronto. Ancora non è però stata individuata la platea dei giovani interessati, l’età cioè da cui decorrerebbe la decontribuzione, aggiunge, così come ancora da approfondire resta il tetto dell’incentivo.

“L’intervento sarà strutturale perché accompagnerà sempre i giovani individuati per tre anni. Sarà cioè un diritto individuale che il giovane mantiene per tutti gli anni in cui resta all’interno della fascia di età da individuare”, dice respingendo l’eventualità che si configuri una “bolla” di licenziamenti al termine del triennio. “Prevederemo una norma che blocchi i licenziamenti scorretti di questo tipo“, ribadisce comunque soddisfatto dell’esito del confronto. “Il clima è stato positivo e la discussione diretta e costruttiva”, dice.

Governo e sindacati infatti starebbero lavorando, a quanto si apprende, ad una sorta di “clausola di salvaguardia” con cui disinnescare gli eventuali comportamenti illegittimi delle aziende. Sul tavolo perciò anche la possibilità di prevedere per quelle aziende che licenzino al termine del periodo di decontribuzione la restituzione integrale di tutti i contributi non pagati in virtù della agevolazione. Il tema comunque sarà approfondito nel corso di una nuova serie di incontri tecnici che proseguiranno ancora per un paio di settimane.

Sull’ipotesi di una possibile impennata dei licenziamenti, comunque, il ministro frena. “Mi sembra poco razionale che un’azienda assuma e formi un dipendente per poi licenziarlo”, commenta anche se poi aggiunge:” Il tema comunque ci sta”. La strutturalita’ dell’intervento, inoltre, “il fatto che la decontribuzione ci sarà sempre”, ha ancora spiegato il ministro, eviterà anche un’altra bolla, quella che portava le aziende a concentrare le assunzioni in corrispondenza del periodo previsto per gli incentivi. “La discussione comunque è ancora totalmente aperta”, prosegue Poletti, che ha ricordato come gli interventi sulla occupazione giovanile “non si esauriscono in un solo strumento” ma faranno parte di un ventaglio di iniziative che vedrà anche l’apporto di Garanzia Giovani, di un intervento per rafforzare gli Istituti Tecnici superiori, e degli incentivi che il governo metterà in campo per quel che riguarda il lavoro 4.0. Sul tavolo dell’incontro anche il neonato assegno di ricollocamento e la sua partenza a regime. Un assegno che nelle intenzioni di governo e sindacati potrebbe essere utilizzato anche nella gestione degli esuberi in aree di crisi. “L’assegno di ricollocazione potrebbe essere anticipato a quei lavoratori ancora in Cig ma destinati alla Naspi per cercare di collocarli prima che accedano alla disoccupazione”. Un intervento questo, ha chiarito ancora, “su base volontaria e garantito da un espresso accordo tra le parti”. A breve perciò, annuncia, saranno convocate anche le associazioni di impresa, Confindustria in testa. Sempre in tema di ammortizzatori governo e sindacati hanno analizzato anche il Fis, il fondo di integrazione salariale che supporta i lavoratori di quei settori esclusi dall’utilizzo della cig. I sindacati ne hanno denunciato sempre la lentezza dell’intervento. “Ci sarà un incontro dedicato perché l’intervento ha bisogno di una verifica puntuale “, conclude Poletti.

Pil, Istat: verso crescita più forte

cms_7124/stx_operai_afp.jpgIn un quadro internazionale caratterizzato dalla crescita dell’economia statunitense e dell’area euro, l’economia italiana accelera sostenuta da una crescita diffusa tra i settori produttivi e dall’aumento dell’occupazione. L’indicatore anticipatore mantiene un’intonazione positiva segnando un rafforzamento delle prospettive di crescita. Lo indica l’Istat nella nota mensile sull’andamento dell’economia italiana.

Ad agosto l’indice del clima di fiducia dei consumatori ha registrato un forte aumento alimentato dal miglioramento di tutte le componenti e dalla diminuzione delle aspettative sulla disoccupazione. L’indice composito del clima di fiducia delle imprese ha evidenziato un aumento anche se i segnali sono eterogenei tra i diversi settori economici.

Il clima di fiducia delle imprese, rileva l’Istat, è aumentato nella manifattura (con un peggioramento dei giudizi sugli ordini, ma un miglioramento delle attese sulla produzione) e nei servizi; nelle costruzioni e nel commercio al dettaglio ha evidenziato un peggioramento. L’indicatore anticipatore mantiene una intonazione positiva segnalando un rafforzamento delle prospettive di crescita.

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6 Settembre 2017