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Vaccino italiano, “promossi 2 candidati” (Altre News)

Vaccino italiano, “promossi 2 candidati”

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(Margherita Lopes) –“E’ andata bene: il saggio effettuato sul virus di Covid-19 allo Spallanzani ci ha permesso di individuare i due ’candidati vaccini’ più promettenti. Nel giro di due settimane avremo i risultati di un mega-studio in corso a Castel Romano che ci dirà quanto dura la risposta immunitaria innescata, e ci permetterà di individuare il vaccino migliore da portare in sviluppo. E, se tutto andrà bene, potremo iniziare gli studi sull’uomo dopo l’estate: vogliamo farli a Napoli, con il gruppo dell’oncologo Paolo Ascierto”. Ad affermarlo all’Adnkronos Salute è Luigi Aurisicchio, fondatore e amministratore di Takis, azienda biotech di Castel Romano specializzata in vaccini anti-cancro, in corsa per un siero in grado di proteggere dal nuovo coronavirus.

Se il gruppo di Oxford e gli americani già hanno iniziato i test sull’uomo, Takis resta in gioco. “Avevamo messo a punto cinque candidati vaccini contro il virus Sars-Cov-2 – ricorda – che nei test sui topi hanno mostrato una forte immunogenicità, con una buona risposta anticorpale. Il saggio allo Spallanzani ci ha permesso di individuare i due che danno una risposta migliore: non è tanto la quantità di anticorpi, ma la qualità che è in grado di neutralizzare bene la regione ’chiave’ della proteina Spike”, l’arpione che il virus usa per penetrare nelle cellule. I candidati vaccini Takis contengono solo un frammento di Dna e sono basati proprio sulla proteina Spike, sfruttando una tecnologia chiamata elettroporazione: l’iniezione nel muscolo è seguita un brevissimo impulso elettrico che aumenta l’efficienza del vaccino stesso.

“E’ vero, altri gruppi sono già ai trial sull’uomo – ammette Aurisicchio – ma noi abbiamo voluto valutare con un saggio funzionale direttamente sul virus l’efficacia dei nostri candidati. E lo potevamo fare solo allo Spallanzani. Questo ci ha permesso di individuare i due più promettenti. Nel giro di due settimane avremo altri risultati, frutto dello studio che si chiude oggi a Castel Romano. Un’azienda austriaca produrrà poi il vaccino su larga scala per avviare lo studio sull’uomo dopo l’estate. Ma la nostra speranza è quella di accedere al mega-finanziamento europeo che verrà annunciato oggi, mirato proprio allo sviluppo di un vaccino. E di riuscire a svilupparlo in Italia”.

Ma perché tanti gruppi diversi sono in corsa e non si punta su una soluzione unica, convogliando vari fondi? “Questo sarebbe l’obiettivo dell’Oms. Ma c’è da dire – avverte Aurisicchio – che questo è un virus sconosciuto, e che ci sono varie tecnologie che possono produrre una risposta immunitaria qualitativamente diversa”. Dobbiamo capire quale sarà la migliore. “In Australia stanno sviluppando un vaccino basato sulla proteina Spike, che funziona bene come risposta immunitaria, ma meno sulla memoria immunitaria. A Oxford usano un vettore virale, approccio in genere molto promettente, ma con un neo: con questo vaccino dopo un paio di somministrazioni l’organismo riconosce e blocca il vettore, dunque se Covid-19 sarà solo il primo di una serie, questa tipologia di vaccino potrebbe non funzionare più contro un ipotetico Covid-22”.

“Noi – spiega l’esperto – usiamo solo un pezzetto di Dna virale iniettato nel muscolo e sottoposto a elettroporazione. La nostra tecnologia è ripetibile nel tempo”. Insomma, se questo coronavirus diventerà stagionale o il primo di una serie, “questa tecnologia potrà diventare lo standard” per l’immunizzazione. Nel frattempo, prima di passare all’uomo “faremo uno studio su scimmie e furetti. Inoltre questo vaccino è pensato anche per i gatti: vogliamo partire con uno studio, che deve ancora essere autorizzato, per vedere se il gatto immunizzato sviluppa anticorpi”.

Inoltre alla Takis hanno una backup strategy: “Se ci accorgiamo che il candidato selezionato non è in grado di indurre abbasta anticorpi neutralizzanti e dovesse dare una risposta alterata, allora abbiamo il secondo di riserva”. Infine “bisogna tener conto anche della maneggevolezza dei vaccini basati sulla nostra tecnologia, che a differenza di quelli con vettori virali – conclude Aurisicchio – non hanno bisogno di un’importante catena del freddo per la conservazione”.

Fase 2 al via, ecco cosa cambia

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(Giorgia Sodaro) – E’ scattata la tanto attesa fase 2. A giocare un ruolo chiave anche in questo nuovo scenario saranno comunque i controlli svolti dalle forze di polizia che a partire da oggi saranno rimodulati nel segno di una valutazione prudente ed equilibrata. A tracciare la linea da seguire è la circolare inviata dal ministero dell’Interno ai prefetti che contiene le prescrizioni dettate nel decreto del presidente del Consiglio dei ministri del 26 aprile scorso. L’ultimo di una serie di provvedimenti emanati nel corso dell’emergenza che contiene le ’’misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da Covid-19″.

Le nuove “misure” – si legge nella circolare – “sono applicabili sull’intero territorio nazionale a partire dal 4 maggio 2020 e sono efficaci fino al 17 maggio 2020”. Da oggi e per le prossime due settimane in sostanza i controlli assumono anche un nuovo compito: la tutela dei lavoratori che riprendono le loro attività, affinché questo avvenga in sicurezza. In merito allo svolgimento delle attività produttive, si legge nella circolare firmata dal capo di Gabinetto Matteo Piantedosi, “a fronte dell’esigenza di sostenere il riavvio del tessuto produttivo economico nazionale, si pone l’imprescindibile necessità di garantire la sicurezza dei lavoratori e di assicurare idonei livelli di protezione negli ambienti di lavoro” e sarà quindi “determinante” l’attivazione di “un adeguato sistema di controlli, teso a verificare la puntuale osservanza delle prescrizioni poste a presidio delle suddette tutele e ad applicare le eventuali, relative sanzioni”.

Il quadro complessivo delle misure adottate, si legge nella circolare, impone di trovare un punto di equilibrio tra “il primario obiettivo di salvaguardare la salute pubblica” e “l’esigenza di contenere l’impatto sulla vita quotidiana dei cittadini”. E proprio per rendere più rapidi e agevoli i controlli “la giustificazione del motivo di lavoro – è scritto nella circolare – può essere comprovata anche esibendo adeguata documentazione fornita dal datore di lavoro (tesserini o simili) idonea a dimostrare la condizione dichiarata”. Resta inteso che le forze di polizia potranno comunque richiedere la compilazione della nuova autocertificazione qualora lo ritenessero necessario riservandosi poi un controllo ex post delle dichiarazioni rilasciate.

Spostamenti – Il nuovo dpcm consente, oltre agli ’’spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità ovvero per motivi di salute” anche “gli spostamenti per incontrare congiunti purché venga rispettato il divieto di assembramento e il distanziamento interpersonale di almeno un metro e vengano utilizzate protezioni delle vie respiratorie”.

Spostamenti tra regioni – Viene sancito “il divieto per tutte le persone fisiche di trasferirsi o spostarsi, con mezzi di trasporto pubblici o privati, in una regione diversa rispetto a quella in cui attualmente si trovano, salvo che per comprovate esigenze lavorative, di assoluta urgenza ovvero per motivi di salute” ed è in ogni caso consentito “il rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza” ma una “volta che si sia fatto rientro, non saranno più consentiti spostamenti al di fuori dei confini della regione in cui ci si trova, qualora non ricorra uno dei motivi legittimi di spostamento sopra indicati”.

Aree pubbliche e private – Si conferma “il divieto di assembramento di persone in luoghi pubblici o privati”. Sarà nuovamente possibile accedere ai “parchi, alle ville e ai giardini pubblici”, rispettando il divieto di “assembramento” e la “distanza di sicurezza interpersonale di un metro”. Le aree attrezzate per il gioco dei bambini continueranno invece a rimanere chiuse. Inoltre i sindaci avranno facoltà di chiudere temporaneamente specifiche aree nelle quali le condizioni non possano essere assicurate.

Attività sportiva e motoria – Viene consentito lo svolgimento di “attività sportiva o motoria sia individualmente che con un accompagnatore (per i minori e le persone non completamente autosufficienti), purché sia rispettata la distanza interpersonale di almeno due metri per l’attività sportiva e di almeno un metro per ogni altra attività” che potrà essere svolta anche lontano dalla propria abitazione. Più in particolare quanto alle attività sportive sono consentite le “sessioni di allenamento, a porte chiuse, degli atleti professionisti e non professionisti di discipline sportive individuali, riconosciuti di interesse nazionale dal Coni, dal Comitato Paralimpico italiano e dalle rispettive federazioni” e viene introdotta la possibilità di svolgere allenamenti individuali anche per gli sport di squadra.

Funerali – Alle cerimonie funebri, da svolgersi preferibilmente all’aperto, potranno partecipare “congiunti e, comunque, fino ad un massimo di quindici persone”. Andranno indossate protezioni delle vie respiratorie e andrà rispettata rigorosamente la distanza interpersonale di almeno un metro.

Attività commerciali – Oltre ai punti vendita di generi alimentari, farmacie e parafarmacie, edicole e tabaccai e negozi per bambini e animali, è stato introdotto “il commercio al dettaglio di fiori, piante, semi e fertilizzanti”.

Servizi di ristorazione – “Restano consentite – si legge nella circolare – la ristorazione con consegna a domicilio nel rispetto delle norme igienico-sanitarie sia per l’attività di confezionamento che di trasporto, nonché, ed è questa la novità introdotta, la ristorazione con asporto, fermo restando l’obbligo di rispettare la distanza interpersonale di almeno un metro, il divieto di consumare i prodotti all’interno dei locali e il divieto di sostare nelle immediate vicinanze degli stessi, evitando, in ogni caso, assembramenti”.

Per imprese eliminato obbligo comunicazione a prefetto – “La prosecuzione di tutte le attività consentite” è subordinata al rispetto dei contenuti dei diversi protocolli di sicurezza negli ambienti di lavoro, nei cantieri, nel settore del trasporto e della logistica “eliminando ogni altra forma di comunicazione o autorizzazione preventiva”. Viene quindi introdotto “un regime di controlli sull’osservanza delle prescrizioni contenute nei protocolli richiamati in materia di sicurezza nei luoghi di lavoro”, si legge nel testo della circolare.

L’obbligo delle mascherine – Da oggi sarà obbligatorio l’uso di dpi “nei luoghi chiusi accessibili al pubblico, inclusi i mezzi di trasporto, e comunque in tutte le occasioni in cui non sia possibile garantire continuativamente il mantenimento della distanza di sicurezza”. Non sono obbligati a indossare le mascherine “i bambini al di sotto dei sei anni, nonché i soggetti con forme di disabilità non compatibili con l’uso continuativo della mascherina ovvero i soggetti che interagiscono con i predetti”.

Il virus spacca l’Italia: al Nord +23mila morti a marzo

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Il 91% dell’eccesso di mortalità riscontrato a livello medio nazionale nel mese di marzo 2020, in piena pandemia di Covid-19, “si concentra nelle aree ad alta diffusione dell’epidemia: 3.271 comuni, 37 province del Nord più Pesaro e Urbino. Nell’insieme di queste province, i decessi per il complesso delle cause sono più che raddoppiati rispetto alla media 2015-2019 del mese di marzo”. Lo rileva il Rapporto ’Impatto dell’epidemia Covid-19 sulla mortalità totale della popolazione residente – primo trimestre 2020’, prodotto congiuntamente dall’Istituto nazionale di statistica e dall’Istituto superiore di sanità (Iss). In queste aree, “se si considera il periodo dal 20 febbraio al 31 marzo, i decessi sono passati da 26.218 a 49.351, con un +23.133. Poco più della metà di questo aumento (52%) è costituita dai morti riportati al Sistema di sorveglianza integrata Covid-19 (12.156)”.

All’interno di questo raggruppamento le province più colpite dall’epidemia hanno pagato “un prezzo altissimo in vite umane”, con incrementi percentuali dei decessi nel mese di marzo 2020, rispetto al marzo 2015-2019, “a tre cifre” impressionanti: Bergamo (568%), Cremona (391%), Lodi (371%), Brescia (291%), Piacenza (264%), Parma (208%), Lecco (174%), Pavia (133%), Mantova (122%), Pesaro e Urbino (120%).

Nelle aree a media diffusione dell’epidemia (1.778 comuni, 35 province prevalentemente del Centro-Nord) l’incremento dei decessi per il complesso delle cause nel periodo 20 febbraio-31 marzo è molto più contenuto, da 17.317 a 19.743 (2.426 in più rispetto alla media 2015-2019); il 47% è attribuibile ai morti risultati positivi al Covid-19 (1.151). Infine, nelle aree a bassa diffusione (1.817 comuni, 34 province per lo più del Centro e del Mezzogiorno) i decessi del mese di marzo 2020 “sono mediamente inferiori dell’1,8% alla media del quinquennio precedente”.

Dal Rapporto emerge inoltre che nel solo mese di marzo “si osserva a livello medio nazionale una crescita del 49,4% dei decessi per il complesso delle cause” rispetto alla media del periodo 2015-19. “Se si assume come riferimento il periodo che va dal primo decesso Covid-19 riportato al Sistema di sorveglianza integrata (20 febbraio) fino al 31 marzo, i decessi – scrivono Iss e Istat – passano da 65.592 (media periodo 2015-2019) a 90.946, nel 2020. L’eccesso dei decessi è di 25.354 unità, di questi il 54% è costituito dai morti diagnosticati Covid-19 (13.710)”. Il report segnala dunque un “forte aumento dei decessi dalla fine di febbraio”.

PIÙ CHE RADDOPPIATE LE MORTI DI UOMINI OVER 70 – Si confermano gli uomini, in particolare gli over 70, i più vulnerabili a Covid-19. “L’eccesso di mortalità più consistente si riscontra per gli uomini di 70-79 anni: i decessi aumentano di circa 2,3 volte tra il 20 febbraio e il 31 marzo; segue la classe di età 80-89: quasi 2,2 volte in più” rispetto alla media 2015-19. L’eccesso di mortalità registrato a marzo del 2020 “è più accentuato negli uomini. Si tratta di un dato molto rilevante perché, oltre a rivelare un fatto ormai noto attraverso i dati della sorveglianza, mette in luce come la dimensione del fenomeno della super-mortalità maschile, in relazione all’epidemia Covid-19, sia ancora più ampia, estendendosi verosimilmente anche a cause che non sono direttamente riferibili al virus”, si legge nel documento.

L’incremento della mortalità nelle donne “è invece più contenuto per tutte le classi di età. Raggiunge il 20% in più della media degli anni 2015-2019 alla fine di marzo, tanto per la classe di età 70-79 che per la 90 e più”. La letalità, inoltre, “è più elevata in soggetti di sesso maschile in tutte le fasce di età, ad eccezione della fascia 0-19 anni”. Nel 34,7% dei casi segnalati, prosegue il report Iss-Istat, viene riportata almeno una co-morbidità (una tra patologie cardiovascolari, patologie respiratorie, diabete, deficit immunitari, patologie metaboliche, patologie oncologiche, obesità, patologie renali o altre patologie croniche).

13.700 CASI MORTALITÀ DIRETTA ATTRIBUIBILE A COVID-19 IN PRIMO TRIMESTRE – “L’analisi combinata dei dati di mortalità giornaliera Istat con i dati della Sorveglianza integrata dell’Iss ha evidenziato che la mortalità ’diretta’ attribuibile a Covid-19 in individui con diagnosi confermata nel primo trimestre 2020 è stata di circa 13.700 decessi” emerge dal rapporto.

Oltre ai circa 13.700 decessi per Covid-19, “esiste una quota ulteriore di circa altri 11.600 decessi per la quale possiamo, con i dati oggi a disposizione, soltanto ipotizzare – sottolinea il rapporto – tre possibili cause: una ulteriore mortalità associata a Covid-19 (decessi in cui non è stato eseguito il tampone), una mortalità indiretta correlata a Covid-19 (decessi da disfunzioni di organi quali cuore o reni, probabili conseguenze della malattia scatenata dal virus in persone non testate, come accade per analogia con l’aumento della mortalità da cause cardiorespiratorie in corso di influenza) e, infine, una quota di mortalità indiretta non correlata al virus ma causata dalla crisi del sistema ospedaliero e dal timore di recarsi in ospedale nelle aree maggiormente affette”.

Ricciardi: “App? Non sono soddisfatto, da sola non basta”

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“L’App da sola non è risolutiva, è uno strumento d’allarme rapido, che però ha bisogno del supporto del sistema sanitario e degli operatori. Da tecnico, non sono molto soddisfatto dell’App, perché quello che sta succedendo nei Paesi democratici è una grande discussione, giusta che però fa perdere tempo e fa vincere il virus”. E’ il parere di Walter Ricciardi, rappresentante italiano nel Comitato esecutivo dell’Organizzazione mondiale della sanità e consigliere del ministro della Salute Speranza, rispondendo alla domande al termine della lezione in streaming di ’Maestri d’Italia’, il programma di Tim – Operazione Risorgimento.

“Non voglio arrivare agli estremi di un Paese autoritario come la Cina, perché sono troppo forti – precisa -. Ma senza geolocalizzazioni, anche soltanto con il bluetooth è possibile individuare le persone che sono entrate in contatto con positivi”. “In questo momento c’è grande resistenza e prevale l’approccio della privacy. Gli inglesi sono molto pragmatici, si sono sottratti alla dialettica Facebook-Google e hanno deciso di fare un’App centralizzata con geolocalizzazioni: sono una democrazia che ha scelto un approccio molto forte. Io spero che” in Italia si trovi “un equilibrio, che però non sia un equilibrio che preservi la privacy senza bloccare il virus”.

Fuga di gas, crolla palazzina a Marino: 3 feriti

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Fuga di gas con esplosione poco dopo le 20 in una palazzina in via Carissimi, nel centro storico di Marino (Roma). Tre persone, due donne e una bambina estratte vive dalle macerie dai Vigili del Fuoco, sono rimaste ferite: la piccola di 4 anni e la madre 31enne sono state trasportate all’ospedale di Frascati per ferite lievi. Più grave, invece, a quanto si apprende, una donna di circa 50 anni di origini romene che è stata trasferita all’ospedale Sant’Eugenio. Concluse le ricerche dei soccorritori: inizialmente si era infatti sparsa la voce di una quarta persona sotto le macerie che però, come si è appreso in seguito, non era presente nell’edificio. I Vigili del fuoco hanno continuato a lavorare per mettere in sicurezza tutta l’area coinvolta.

Sul posto sono intervenuti anche i carabinieri di Marino e della compagnia di Castel Gandolfo. Presente anche il 118. Fortunatamente molti degli appartamenti della palazzina erano disabitati. A quanto si apprende, il palazzo era composto da un piano terra più due piani. In totale sarebbero sei gli appartamenti interessati dallo scoppio.

ITALGAS – In relazione all’esplosione, un portavoce Italgas informa che i tecnici del Pronto Intervento dell’azienda, giunti tempestivamente sul luogo dell’accaduto, hanno riscontrato che gli impianti e i contatori Italgas, posti all’esterno dell’edificio, risultano integri. Secondo i primi accertamenti, l’evento sembra essere stato causato dal malfunzionamento dell’impianto interno o di una bombola di gpl presente in uno degli appartamenti della palazzina.

IL SINDACO – “Tre persone che si trovavano nella palazzina crollata sono state estratte dalle macerie e trasferite in ospedale, sembra non siano in gravi condizioni”. Lo riferisce all’Adnkronos il sindaco di Marino Carlo Colizza, presente sul posto dove si è verificata l’esplosione. Il crollo, spiega ancora il sindaco, “poteva essere un disastro, la palazzina è completamente sventrata”. Ad essere coinvolto è un edificio storico, in pieno centro del paese: “Ci stiamo già adoperando per trovare una sistemazione futura per le 4 persone”.

REGIONE LAZIO – Il vice presidente della Regione Lazio, Daniele Leodori, si sta recando a Marino sul luogo dell’esplosione per verificare la situazione. Il vice presidente è in costante contatto con il presidente della Regione, Nicola Zingaretti. Lo comunica in una nota la Regione Lazio

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5 Maggio 2020