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Valanga sul Monte Bianco, morti due sciatori

Valanga sul Monte Bianco, morti due sciatori

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Sono due gli sciatori che hanno perso la vita a causa della valanga che si è verificata questa mattina sul Monte Bianco, nei pressi della località sciistica Courmayeur. Al momento non sono ancora note le generalità. Sul posto stanno operando tecnici del Soccorso Alpino Valdostano via terra e con due elicotteri, unita cinofile, soccorritori Sagf. Le salme, fa sapere il soccorso alpino valdostano, saranno portate all’obitorio di Courmayeur per le operazioni di riconoscimento.

Il distacco è avvenuto a quota 3000 mt circa, sotto Punta Helbronner, stazione d’arrivo della funivia Skyway di Courmayeur.

Civitavecchia, botta e risposta tra accusa e difesa

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(Silvia Mancinelli) – Nell’inchiesta della Guardia di Finanza sulla presunta turbativa d’asta per la concessione di un approdo turistico all’interno del Porto di Civitavecchia e che ha portato all’iscrizione nel registro degli indagati di Francesco Maria Di Majo e Roberta Mach, rispettivamente Presidente e Segretario Generale dell’Autorità del Sistema Portuale del Mar Tirreno Centro-Settentrionale (AdSP), Guido e Azzopardi Edgardo, legale rappresentante di Roma Marina Yachting s.r.l., Pori Mobility s.p.a. e Rogedil Servizi s.r.l. e procuratore speciale di Port Mobility s.p.a., un ruolo fondamentale lo ha la società Porto Storico di Civitavecchia s.r.l. che attraverso il suo amministratore Massimo Mensurati ha presentato quattro ricorsi al Tar Lazio dando impulso così a tutta l’attività di indagine.

La sua società, esclusa dalla gara per la realizzazione e gestione di un approdo turistico nel porto di Civitavecchia, è ricorsa al Tribunale Regionale sostanzialmente partendo da tre accuse, come spiega all’Adnkronos l’avvocato Enrico Pierantozzi, legale del Porto Storico di Civitavecchia s.r.l. “La Roma Marina Yatching srl non doveva nemmeno essere ammessa al confronto concorrenziale con le altre società in gara – spiega – In primo luogo per conflitto di interesse avendo quote dell’AdSP, nonostante la legge vieti alle autorità portuali lo svolgimento di qualsiasi attività commerciale anche in via indiretta”.

Ma non è tutto: “A curare il procedimento era il segretario generale dell’Autorità Portuale che all’epoca era anche consigliere di amministrazione di Port Mobility s.p.a., società controllante di Roma Marina Yatching srl – spiega ancora il legale della ricorrente esponendo i motivi del conflitto di interesse – Il nome e il logo di quest’ultima (la Marina Roma Yatching, ndr) sono identici a quelli tuttora utilizzati dall’Autorità Portuale”. E c’è altro, “Relativamente alla valutazione dei profili sostanziali – continua l’avvocato Pierantozzi – la Roma Marina Yatching srl, che si è poi aggiudicata la gara, è stata costituita soltanto il 23 marzo 2016 ed è controllata da Port Mobility s.p.a., che ne detiene il 70 % del capitale sociale e ne ha designato il Presidente nella persona del proprio legale rappresentante Guido Azzopardi”.

“Al momento della presentazione della domanda di concessione Port Mobility s.p.a. era a sua volta partecipata dall’Autorità di Sistema Portuale, la quale ha il compito di istruire il procedimento concessorio ex D.P.R. n. 509/1997 nella fase di verifica preliminare delle domande di partecipazione e di rilasciare la concessione definitiva” si legge nel ricorso presentato al Tar Lazio il 25 maggio scorso. “Per il restante 30% – sottolinea il legale – è invece controllata da una società di nuova costituzione con sede a Montecarlo. Oltretutto l’elemento decisivo a sbaragliare la concorrenza è stato l’inserimento della proposta di dare 12 milioni di euro come premio all’Autorità Portuale in cambio della concessione. Elemento introdotto a candidature ormai presentate e scaduti i termini. I soldi sarebbero stati destinati a un’altra opera esterna al porto turistico ma all’interno di quello commerciale. La direzione dei lavori veniva destinata ad una società proprietaria al 96% della Port Mobility s.p.a.. Un conflitto di interesse bello e buono – conclude il legale – Ora aspettiamo la pronuncia del Tribunale”.

La difesa offre questa ricostruzione dei fatti. “Il Presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centro Settentrionale, Francesco Maria di Majo e il Segretario Generale, Roberta Macii hanno offerto la massima collaborazione agli organi inquirenti, coordinati dalla locale Procura, certi del loro corretto operato”. Lo sottolinea in una nota l’avvocato Lorenzo Mereu, aggiungendo che i due “pur non nascondendo la profonda sorpresa ed amarezza delle circostanze che li hanno visti coinvolti nella giornata odierna, nutrono la massima fiducia nella giustizia. Stiamo valutando le iniziative da porre in essere nel più breve tempo possibile al fine di chiarire la posizione dei suddetti, confidando che le argomentazioni che porteremo all’attenzione della magistratura possano definitivamente, ed in tempi rapidi, chiarire la vicenda e le rispettive posizioni”, conclude il legale.

“In questo momento stiamo raccogliendo tutta la documentazione e nei prossimi giorni presenteremo una memoria con la richiesta di essere sentiti, anche per chiarire eventuali aspetti, se opportuno – spiega all’Adnkronos l’avvocato Mereu – Tutte le scelte dell’Autorità Portuale, prese durante l’iter della conferenza dei servizi sono frutto di approfondimenti di natura tecnico e giuridica, mai del singolo. Sia Di Majo che Macii sono sereni, certo amareggiati avendo la coscienza a posto, ma certi di chiarire la propria posizione”. “I signori Guido Azzopardi, quale Presidente della Port Mobility e della Roma Marina Yachting srl e Edgardo Azzopardi quale A.D. della Port Mobility, rappresentano, mio tramite, di essere assolutamente estranei alla vicenda oggetto di indagine e dichiarano, sin d’ora, di essere a disposizione dell’Autorità Inquirente al fine di chiarire nel più breve tempo possibile la propria posizione”. Lo sottolinea invece l’avvocato Andrea Miroli, riferendosi all’indagine della procura di Civitavecchia che oggi ha portato a una serie di perquisizioni della Guardia di Finanza ai vertici dell’Autorità Portuale.

“A dimostrazione di ciò, entrambi hanno immediatamente fornito agli operanti tutta la documentazione richiesta onde accelerare, anche e soprattutto nell’interesse delle società che rappresentano, la definizione della presente vertenza. Da ultimo -prosegue l’avvocato Miroli- i signori Azzopardi stanno valutando tutte le iniziative giudiziarie da intraprendere per la tutela dei loro interessi, atteso che il presente esposto, da cui scaturisce l’attuale vicenda, costituisce l’ultima delle infondate e maldestre azioni che già in passato i soliti noti hanno assunto in altre sedi giudiziarie (risultando sempre soccombenti) nell’esclusivo intento di ostacolare surrettiziamente l’attività della Roma Marina Yachting”.

”L’inchiesta pendente davanti alla procura di Civitavecchia si fonda su una serie di accuse che sono dal nostro punto di vista pacificamente erronee”. Così all’Adnkronos l’avvocato Andrea Mairoli, legale di Guido ed Edgardo Azzopardi, rispettivamente presidente della Port Mobility e della Roma Marina Yatching e amministratore delegato della Port Mobility- Il presupposto che si comprende in maniera semplice è che se le accuse si fondano su un ipotetico accordo criminoso a far data dal 6/6/2017 tra i miei assistiti e i vertici apicali dell’Autoritá di sistema portuale, assicuro, c’è una corrispondenza corposa in atti tra le parti da cui si evince un rapporto assolutamente conflittuale che è agli antipodi rispetto a quello che si vuole sostenere.

Lo abbiamo anche dimostrato al sostituto procuratore, il dottore Gentile che si occupa dell’inchiesta. A breve – annuncia il legale – presenteremo memorie corredate dalla documentazione attestante questo aspetto specifico, dopodiché chiederemo probabilmente anche di essere sentiti perché questa vicenda merita di avere un chiarimento immediato”.

Omicidio Sacchi, ipotesi pm: un finanziatore per soldi droga

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Potrebbe essere stato un finanziatore a fornire i 70mila euro oggetto dello scambio con la droga, poi mai avvenuto, all’origine dell’omicidio di Luca Sacchi. E’ l’ipotesi formulata dai Pm che indagano sul delitto avvenuto nella notte tra il 23 e il 24 ottobre davanti al pub nel quartiere di Colli Albani.

“Da dove venisse il denaro, se raccolto dai giovani o proveniente da un finanziatore che li aveva assoldati (come più probabile), non si può affermare con certezza”, scrive il pm nella richiesta di misure cautelari trasmessa al gip. “Di sicuro essi avrebbero dovuto trasportare le balle con l’auto della Kylemnyk con le quali la coppia si era portata al pub benché la casa di Sacchi fosse nei pressi”.

Roma, saccheggiata un’altra libreria

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“Sono passati di nuovo a trovarci”. E’ quanto scrivono sulla pagina ufficiale della libreria-caffè Giufà di via degli Aurunci nel quartiere San Lorenzo a Roma, postando la fotografia del locale con le sbarre della finestra divelte e i testi buttati a terra. “Per ora possiamo solo dire che riapriremo un po’ più tardi” scrivono sconsolati dal locale raccogliendo centinaia di messaggi di solidarietà via social.

“A noi tre giorni fa” scrive un collega di ’Na cosetta’, un bistrot con musica dal vivo del Pigneto. “Forza non mollate”, commentano tra abbracci virtuali, condivisioni e amare riflessioni come “la cultura fa paura” ed “è inquietante quello che sta diventando questa città”.

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1 Dicembre 2019