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VALERIA FEDELI, IL TITOLO E IL GENDER

Spunta la correzione relativa al titolo di studio sul sito della neoministra Valeria Fedeli, dopo le polemiche esplose nelle ultime ore a seguito della segnalazione di Mario Adinolfi, leader del Popolo della Famiglia, sulla sua pagina Facebook.

“Valeria Fedeli mente sul proprio titolo di studio, niente male per un neoministro all’Istruzione. Dichiara di essere “laureata in Scienze Sociali”, in realtà ha solo ottenuto il diploma alla Scuola per Assistenti sociali Unsas di Milano. Complimenti ministro, bel passo d’inizio. Complimenti Paolo Gentiloni: a dirigere scuola e università in Italia mettiamo non solo una che non è laureata, ma una che spaccia per “laurea in Scienze Sociali” un semplice diploma della scuola per assistenti sociali. La spacciatrice di menzogne sul gender evidentemente è abituata a dire bugie. Il problema non è neanche che non è laureata, è che mente spudoratamente. Per un atto del genere in qualsiasi paese del mondo dovrebbe dimettersi seduta stante o essere costretta a farlo”.

Ma lo staff della sindacalista “pragmatica e riformista” – così si definisce su Twitter – ha precisato che quello conseguita da Valeria Fedeli nel 1971 era un post-diploma che oggi verrebbe considerato come una laurea triennale. I detrattori però non si sono arresi, evidenziando come l’istituzione delle laure brevi risalga non molti anni fa e dunque il suo è da considerarsi un diploma, come oggi certifica il suo sito ufficiale.

Ma chi è davvero Valeria Fedeli?

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Pietra miliare del Pd, paladina dei diritti, delle libertà e dell’autonomia delle donne, nel novembre 2014 fu la prima firmataria della proposta di legge volta all’introduzione dell’educazione e della prospettiva di genere nelle scuole e nelle università.

La sua nomina, secondo Alessandro Pagano, deputato della Lega dei popoli – Salvini, significherebbe “di fatto l’introduzione della teoria gender a scuola. Renzi e il Pd – ha proseguito – hanno voluto mettere due dita negli occhi alle associazioni delle famiglie, significa voler creare tensioni, significa voler andare controcorrente rispetto a quanto condannato da Papa Francesco più volte in questi anni, in riferimento alla colonizzazione ideologica del gender a scuola. Il Pd ha gettato finalmente la maschera e si pone contro la libertà di educazione dei nostri figli e contro le famiglie”.

Sul piede di guerra diverse associazioni, da “Generazione Famiglia” a “Difendiamo i nostri figli”, il cui presidente, Massimo Gandolfini, ha definito la scelta della Fedeli “una provocazione, se non una vendetta verso le famiglie del Comitato per il No, colpevoli di aver vinto il referendum, bloccando una pericolosa deriva autoritaria nella quale erano già in programma disegni di legge contro la famiglia naturale e il diritto dei bambini ad avere mamma e papà”.

Parole difensive arrivano invece da Benedetto Della Vedova che sulla sua pagina Facebook ha scritto: “Il neo Ministro Valeria Fedeli è stata attaccata in queste ore perché si batte da tempo, come finalmente in tanti oggi fanno, affinché anche nelle scuole italiane si diffonda la cultura della tolleranza e del rispetto delle diversità di orientamento sessuale. In un paese ancora caratterizzato da episodi di omofobia non di rado violenti, si tratta di un impegno, a mio avviso, doveroso e qualificante proprio dal punto di vista pedagogico”.

Sostegno anche dalla presidente della Camera Laura Boldrini: “La proposta di legge sull’educazione di genere nelle scuole, avanzata da tanti gruppi, serve a prevenire la violenza sulle donne. Solidarietà alla ministra Valeria Fedeli”.

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I sindacati del comparto scuola confidano molto nell’operato della neo inquilina di viale Trastevere, dalla quale si aspettano dialogo e cooperazione. “Siamo certi che la sua intelligenza – commenta il segretario Maddalena Gissi – e la sua sensibilità possano contribuire, dopo una lunga stagione di disagio e tensione, a ristabilire un clima di serenità nel mondo della scuola”.

Da parte sua la Fedeli è pronta a “convocare le parti per discutere di tutto” affinché la Buona Scuola possa vedersi attuata. Sono ancora tanti i capitoli aperti. Chissà che con lei il percorso non veda effettivamente un compimento.

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Data:

15 Dicembre 2016