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VERTICE EUROPEO, DECISIONI SU BIELORUSSIA E TURCHIA

Un tavolo grande quanto l’Europa intera, sia metaforicamente che non. Un convivio (Platone docet) con ben ventisette leader seduti tutti insieme a discutere di questioni delicate: in particolare le trivellazioni attuate da Ankara nel Mediterraneo orientale (che avevano portato ad una scoperta sensazionale, ovvero un giacimento di petrolio grande più o meno duemila metri cubi), che verranno molto probabilmente fermate. Il dito è puntato (metaforicamente) contro la Bielorussia e la Turchia, anche se il destino sarà diverso (almeno per il momento) per l’una e per l’altra: per la prima ci saranno sanzioni “immediate”, mentre alla seconda toccherà solo un “avvertimento”. In particolare, il monito riguarda il mettere sul tavolo tutti gli strumenti necessari, comprese possibili sanzioni, per dare una battuta d’arresto alle suddette trivellazioni.

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I ventisette della “tavola rotonda” (e il tutto potrebbe assumere dei contorni epici, di questo passo) hanno raggiunto un compromesso sui due punti sopra citati nella tarda serata di due giorni fa, riuscendo a vincere le resistenze del Cipro, l’unico che aveva bloccato e bocciato per ben due volte la bozza di conclusioni a cui poi si è giunti. Questo perché erano state richieste soluzioni più dure a Bruxelles nei confronti della Turchia. Dare ragione a Cipro, a dirla tutta, è veramente difficile: stante la situazione attuale, sarebbe meglio non fare mosse dalle quali non si può tornare indietro, generando un imprevedibile “effetto domino”. La questione, comunque, verrà affrontata al Consiglio Europeo di dicembre, quando si potrà godere di un quadro più chiaro. L’Unione Europea si impegna a chiedere alla Turchia il rispetto del diritto internazionale, con i vari leader che hanno concordato una forte dichiarazione di sostegno nei confronti di Cipro e Grecia.

Le porte non vengono chiuse del tutto, però. Anche perché, in una mastodontica scacchiera, le pedine in gioco sono tante e non sono concessi movimenti sbagliati. Per questo l’Unione Europea rimane aperta al dialogo con la Turchia, auspicandosi che “dei progressi possano esserci già nelle prossime settimane, ma se non sarà cosi siamo pronti a mettere in campo tutti i mezzi necessari”, come già detto. A rivelare che dicembre sarà un mese cruciale è Charles Michel, presidente del Consiglio Europeo: “Cercheremo di mandare avanti il dialogo con la Turchia, ma alla fine dell’anno discuteremo – asserisce – pensiamo che sia possibile sviluppare un canale di dialogo, ma siamo chiari e fermi nell’affermare che il diritto internazionale e la sovranità di tutti gli Stati membri dell’Unione Europea vadano tutelati e rispettati”.

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A fare eco a queste parole ci pensa Ursula Von Der Leyen, presidentessa della Commissione Europea: “Deploriamo che la Turchia non abbia attuato gesti difensivi nei confronti di Cipro come è accaduto nei confronti della Grecia, le provocazioni e le pressioni devono finire altrimenti l’Unione Europea dispone di tutto un armamentario da usare”. Anche se con parole diverse, il ritornello è sempre lo stesso. “Promettiamo, in presenza di un approccio costruttivo, un ammodernamento degli accordi doganali con Ankara – aggiunge la Von Der Leyen – la Turchia deve dimostrare questo atteggiamento nei nostri confronti”. Riguardo la Bielorussia Michel annuncia una serie di misure che non coinvolgeranno il presidente Lukashenko direttamente, ma circa quaranta membri del regime: in particolare, entrerà in vigore un divieto di viaggio e un congelamento dei beni. E, “ciliegina sulla torta”, sono state richieste nuove elezioni nel Paese slavo in quanto quelle che hanno dato il via al sesto mandato di Lukashenko non sono state ritenute legittime. Ma di quest’ultimo punto si tratterà in altre sedi. E, soprattutto, con più tasselli di verità tra le mani.

Data:

2 Ottobre 2020