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Vertice Ue, stop di Conte

Vertice Ue, stop di Conte

cms_9567/Conte_testabassa_AFp.jpgIl presidente del Consiglio Giuseppe Conte si è riservato di valutare il voto sull’intero documento delle conclusioni del Consiglio Europeo, che ha un unico numero di protocollo, non solo su una parte. Lo si apprende da fonti italiane, mentre è in corso il summit dei capi di Stato e di governo. Per Conte, insomma, nothing is agreed until everything is agreed, come si ripete sempre a proposito dei negoziati sulla Brexit, cioè niente è concordato finché non c’è accordo su tutto.

Un passo avanti è stato fatto più tardi, a cena: sarebbe stato trovato un accordo tra cinque Paesi europei (Italia, Francia, Olanda, Malta e Spagna) sulla formulazione delle conclusioni del Consiglio Europeo sulle migrazioni. Formulazione che costituirebbe una base di lavoro per i capi di Stato e di governo, che stanno discutendo della questione, fanno sapere fonti diplomatiche. Se confermato, si tratterebbe di un passo avanti verso un accordo sulla formulazione delle conclusioni. Il presidente francese Emmanuel Macron poco fa ha twittato: “Con Giuseppe Conte ci mobilitiamo per trovare un accordo europeo sull’accoglienza dei rifugiati”.

Conte difficilmente potrà accettare conclusioni che non affermino il principio che chi arriva in un Paese transfrontaliero dell’Unione europea arriva in Europa, che non ribadiscano la necessità di azioni e responsabilità congiunte degli Stati membri con riguardo agli sbarchi di migranti per effetto di operazioni di salvataggio, che non prevedano un cospicuo rifinanziamento del Fondo fiduciario per l’Africa e che non contemplino la necessità espressa di riformare il regolamento di Dublino nonché una rapida attuazione entro l’anno di questi nuovi principi. Lo si apprende da fonti italiane.

cms_9567/DgzU1tVX0AAqxT8.jpgL’Italia, aggiungono le fonti, non sarebbe infatti disposta ad accettare una proposta avanzata dalla Francia, che prevedrebbe la creazione solo in Italia di hotspot di nuova generazione, cioè chiusi e finanziati dall’Ue, come quelli che aveva accettato la Grecia nel 2016. Se invece questi hotspot, o centri di protezione, gestiti dall’Ue e propedeutici ad una redistribuzione dei richiedenti asilo e al rimpatrio di chi non ha diritto alla protezione internazionale, come proposto dall’Unhcr, si trovassero non solo in Italia, ma anche in altri Paesi dell’Ue, allora ci si potrebbe ragionare.

Gli italiani, conferma una fonte Ue, “si sono riservati la posizione su tutto l’insieme delle conclusioni, non essendoci ancora accordo sulle migrazioni”. La situazione di oggi, osserva la fonte, è comunque diversa da quella del marzo 2017, perché allora c’era accordo sulla sostanza delle conclusioni, e la decisione della Polonia di opporsi dipendeva dall’opposizione alla rielezione di Donald Tusk (Varsavia era sostanzialmente d’accordo sulle conclusioni). Oggi invece, almeno allo stato attuale, non c’è ancora accordo sulla sostanza politica delle conclusioni. Comunque, “si spera che siano in grado di trovare un accordo sulle migrazioni e sul resto”, continuano le fonti. In ogni caso, questa notte non ci saranno conferenze stampa dei vertici Ue, che sono rimandate a domani, perché si terrebbero ad un’ora così tarda da essere sostanzialmente inutili. Le conclusioni del Consiglio Europeo non sono un atto giuridico formale, bensì dichiarazioni politiche che devono essere decise in maniera consensuale. “Non c’è dubbio alcuno che le conclusioni possono essere bloccate”, confermano le fonti. Nel marzo 2017 si ovviò all’opposizione della Polonia diramando al termine del vertice conclusioni del presidente del Consiglio Europeo, che tuttavia non sono previste nei trattati Ue e hanno quindi un valore più relativo.

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La mancata approvazione delle conclusioni del Consiglio (che o sono unanimi o non sono) da parte di un Paese, pur non costituendo un vero e proprio veto, è una cosa che accade raramente: l’ultima volta è successo appunto nel marzo 2017, quando l’allora premier della Polonia Beata Szydlo decise di non approvarle, indispettita per la rielezione a presidente di Donald Tusk, inviso al Pis, il partito ultranazionalista che esprime il governo polacco. Le conclusioni di quel vertice, nel marzo 2017, formalmente non sono conclusioni del Consiglio Europeo, cioè dei 28, ma conclusioni del presidente Tusk. L’Italia, per sottoscrivere le dichiarazioni dei leader in questo summit, chiede che almeno alcuni dei principi chiave della proposta sulle migrazioni presentata da Conte (European Multilevel Strategy on Migration) vengano riconosciuti nelle conclusioni, che danno l’indirizzo alle politiche dell’Ue.

Vitalizi, 5S contro Casellati. Ma Fico: “Nessuna polemica”

cms_9567/casellati_sorriso_ftg.jpg“Una giravolta che ha dell’incredibile”. E ancora “uno schiaffo ai cittadini”. Il giorno dopo la presentazione da parte di Roberto Fico della delibera per il superamento dei vitalizi presso l’ufficio di Presidenza della Camera, il M5S, in pressing perché anche Palazzo Madama acceleri sul taglio, va all’attacco della presidente del Senato Maria Elisabetta Casellati. A gettare acqua sul fuoco è lo stesso Fico che assicura: “Non c’è nessuna polemica” con Casellati. “Sa che avremmo proceduto con la delibera – spiega – . Io faccio quello che avevo promesso, proseguo su questa strada senza alcun problema e alcuna paura”. Con il Senato, ribadisce il presidente della Camera, “nessuno scontro istituzionale. Con la presidente del Senato lavoriamo bene, ma in questo momento la Camera procederà sul taglio dei vitalizi”. Fico ha anche chiarito che in caso di ricorsi non si avvarrà dell’immunità parlamentare.

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Tra i 5 Stelle dure parole contro la presidente del Senato arrivano dal senatore Nicola Morra: “Quella della Presidente Casellati sul taglio dei vitalizi degli ex senatori – dichiara in una nota – è una giravolta che ha dell’incredibile“. “Quando il Presidente della Camera ha comunicato che avrebbe agito con celerità per mettere un freno a questo odioso privilegio riservato ancora oggi a tanti ex parlamentari, la Presidenza del Senato, in tempi fulminei – afferma -, fece sapere che anche Palazzo Madama avrebbe fatto la sua parte”. “Ma – continua – proprio quando dagli annunci si è passati ai fatti”, da Casellati “si sono levati appelli alla prudenza su questa materia, invocando addirittura il principio della condivisione”. “Invitiamo la Presidente -conclude – a ricordarsi di ciò che lei stessa auspicava poche settimane fa dando un’accelerazione alla norma. La avvisiamo: noi del Movimento 5 Stelle non faremo sconti”.

Dello stesso tenore le dichiarazioni di Laura Bottici, senatrice del Movimento 5 Stelle e Questore di Palazzo Madama. “In un Paese che fa segnare il record di poveri c’è ancora chi, come Casellati – afferma in una nota -, parla di diritti acquisiti dei politici. Un fatto incredibile, soprattutto perché, come la presidente sa benissimo ma finge di ignorare, proprio la Camera che presiede paga ricchi vitalizi anche a chi nel Palazzo non ha nemmeno mai messo piede. Uno schiaffo in faccia – prosegue – ai tanti cittadini che in questi anni più volte hanno visto mettere mano ai propri trattamenti pensionistici”. “Basta perdere tempo: dopo la Camera adesso tocca al Senato fare la sua parte”, conclude.

Forza Italia prende invece le difese della Casellati. “I rilevanti dubbi di costituzionalità” che riguardano i vitalizi “non sembrano essere stati approfonditi in modo da essere certi del superamento dei segnalati dubbi”, dichiara il senatore di Forza Italia, Giacomo Caliendo, capogruppo in Commissione Giustizia di palazzo Madama. “Sono noti a tutti – aggiunge – i concordi pareri dei costituzionalisti e pertanto – conclude – trovo pretestuosa e strumentale la polemica “.

Giù deficit ma frenano i redditi

cms_9567/soldi_mani_acquisti_ftg_3-3-2551684679_3-3-2702670476_3-3-3242491923.jpgNel primo trimestre dell’anno l’indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche in rapporto al Pil è stato pari al 3,5%, inferiore di 0,5 punti percentuali rispetto allo stesso trimestre del 2017. E’ quanto rileva l’Istat. Il calo “deriva da un incremento delle entrate (+1,3% rispetto al corrispondente trimestre del 2017) ampiamente superiore a quello delle uscite (+0,2%)” sottolinea l’Istituto nazionale di statistica.

REDDITI E RISPARMI – L’istituto evidenzia inoltre come “il reddito disponibile delle famiglie è cresciuto a un ritmo modesto, inferiore a quello dell’ultima parte del 2017; in presenza di una dinamica inflazionistica in lieve accelerazione, si è determinato, per la prima volta da oltre un anno, un calo congiunturale del potere d’acquisto (-0,2% nel primo trimestre)”. Tuttavia, “a fronte di tale calo, le famiglie hanno mantenuto una dinamica positiva dei consumi in volume diminuendo la propensione al risparmio“.

Nel dettaglio, nel primo trimestre del 2018, il reddito disponibile delle famiglie consumatrici è aumentato in termini congiunturali dello 0,2%, mentre i consumi sono cresciuti dello 0,8%. Di conseguenza, la propensione al risparmio delle famiglie consumatrici è diminuita di 0,5 punti percentuali rispetto al trimestre precedente, scendendo al 7,6%.

PRESSIONE FISCALE – L’Istat rileva poi che la pressione fiscale è stata pari al 38,2%, in riduzione di 0,2 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Nel primo trimestre del 2018 il saldo primario delle amministrazioni pubbliche (indebitamento al netto degli interessi passivi) è risultato negativo, con un’incidenza sul Pil dello 0,2% (-0,3% nel primo trimestre del 2017). L’Istituto sottolinea che nel periodo preso in esame, il saldo corrente delle amministrazioni pubbliche è stato anch’esso negativo, con un’incidenza sul Pil dell’1,2% (-1,6% nel primo trimestre del 2017).

Mediaset pronta per alleanza europea

cms_9567/mediaset.jpgMediaset è pronta a partecipare da regista al progetto per costituire un broadcaster europeo, un gruppo di cui vuole essere “locomotiva” e “primo azionista“. Questo l’obiettivo indicato dai vertici del gruppo televisivo nel corso dell’assemblea degli azionisti, tenutasi a Cologno Monzese, alle porte di Milano. Assemblea a cui è stato precluso l’ingresso al rappresentante di Simon Fiduciaria, il trust che custodisce il 19,19% del capitale di Mediaset detenuto da Vivendi. Perché per il cda del Biscione il gruppo francese ha acquistato e detiene la partecipazione in Mediaset in violazione, fra l’altro, degli obblighi previsti da contratto siglato nell’aprile del 2016 per la cessione di Mediaset Premium, poi non rispettato da Vivendi.

Ma dopo lo shock causato dal mancato rispetto del contratto su Mediaset Premium e il tentativo di scalata da parte di Vivendi, il gruppo che fa capo alla famiglia Berlusconi ha dimostrato di saper reagire. L’accordo con Sky “è una storia di grande reattività da parte nostra”, ha spiegato il presidente del gruppo, Fedele Confalonieri. “Abbiamo saputo reagire con prontezza e oggi, con Sky, Mediaset può allargare la copertura multipiattaforma dei propri canali pay, diventare editore su tutte le piattaforme, con il satellite pay, estendere l’utilizzo della propria piattaforma ad altri operatori”. E “il secondo importante passo” è stato siglato nel maggio scorso con Telecom Italia.

Entrambi gli accordi “avranno un impatto incrementale” sui conti del gruppo sui conti, ma ora Mediaset punta a fare un salto anche dimensionale. Il progetto di creare un broadcaster paneuropeo, ha spiegato Confalonieri, “oggi è un dossier presente in tutti i piani strategici dei principali gruppi del continente. Anche noi siamo pronti a entrare in questo scenario, l’unico possibile se pensiamo alle nostre dimensioni in Italia, alla nostra capacità di fare editoria oltre confine, la Spagna, alla nostra bravura nel confezionare contenuti tv”. E del progetto Mediaset vuole essere primo azionista e “locomotiva trainante”, ha spiegato il vicepresidente e amministratore delegato del gruppo, Pier Silvio Berlusconi.

L’ad di Mediaset ha sottolineato che il Biscione potrebbe essere il primo azionista del futuro gruppo, ma ha precisato che la società non pensa solo a un progetto con gruppi più piccoli. Per il momento, ha detto Pier Silvio Berlusconi, “non possiamo parlare di colloqui e di trattative di nessun tipo. Siamo molto interessati alla creazione di un soggetto europeo”, per il quale “stiamo valutando tutte le possibilità e tutti i soggetti”. Nel progetto non è prevista la partecipazione di Vivendi, che non sarà “direttamente coinvolta a livello industriale”, ma solo come azionista di Mediaset. La crescita internazionale, ha continuato Confalonieri, servirà per “creare una scala di business più ampia” per puntare a opportunità ora fuori portata, per “rafforzare la leadership nei contenuti sia in termini di produzioni locali che di acquisizione dei diritti internazionali” e per effettuare investimenti adeguati nei contenuti, nella tecnologia e nei servizi.

Intanto la raccolta pubblicitaria prosegue positiva per il gruppo per il contributo dei Mondiali di calcio di Russia, trasmessi in esclusiva. Nel primo semestre. “Chiuderemo il primo semestre con il segno più davanti, che, visto l’andamento del mercato, è un segno più importante”, ha detto Pier Silvio Berlusconi, che ha precisato che senza Mondiali la raccolta “sarebbe negativa”. In particolare l a raccolta sui Mondiali “sta andando molto molto bene, sopra le nostre aspettative. E’ un evento che non solo si ripagherà, ma creerà margine”.

Per il gruppo la media di ascolto delle prime 36 partite dei Mondiali è stata del 26% di share, con 4 milioni di spettatori. Un ascolto medio superiore al 2014, quando gli incontri dei mondiali, a cui partecipò anche l’Italia, trasmessi su Rai e Sky ottennero mediamente 3,5 milioni di spettatori. “Il nostro mondiale è quello con il più alto ascolto degli ultimi vent’anni“, ha aggiunto Confalonieri.

Sempre sul fronte del calcio, Mediaset sta trattando con Perform e Sky per la ritrasmissione delle partite della serie A. “Stiamo parlando con Perform e con l’operatore satellitare per dare agli abbonati Premium l’offerta calcio”, ha spiegato Berlusconi. “Penso che a breve sapremo qualcosa”. Se la trattativa andrà a buon fine, ha continuato, “si tratterebbe di un accordo senza minimo garantito che sottoscriveremo se non sarà peggiorativo rispetto a quanto detto al piano di Londra”.

Nessuna novità sul fronte delle dispute legali con Vivendi. Con i francesi “a oggi non ci sono trattative, siamo alle vie legali“, ha detto l’ad del gruppo. Con Vivendi, ha aggiunto Confalonieri, le cause legali “sono ancora in corso, la giustizia italiana è veloce come sappiamo”.

Infine l’assemblea degli azionist i di Mediaset, oltre ad approvare gli altri punti all’ordine del giorno, ha eletto il nuovo consiglio di amministrazione, che rimarrà in carica per il prossimo triennio. La lista 2, presentata dall’azionista Fininvest, ha ottenuto il 91% dei voti del capitale presente in assemblea e ha indicato Fedele Confalonieri, confermato presidente del gruppo, Pier Silvio Berlusconi, Marco Giordani, Gina Nieri, Niccolò Querci , Stefano Sala, Marina Berlusconi, Danilo Pellegrino, Carlo Secchi, Marina Brogi, Francesca Mariotti e Andrea Canepa. La lista 1, presentata dai fondi, ha nominato Giulio Gallazzi, Costanza Esclapon e Raffaele Cappiello. “Ringrazio per gli applausi e ringrazio per la fiducia”, ha detto Confalonieri al termine della votazione.

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29 Giugno 2018