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Via libera a manovra e dl fiscale

Via libera a manovra e dl fiscale

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Ci sono anche la pace fiscale e le pensioni d’oro nell’accordo raggiunto durante il vertice di governo. Dopo una mattinata e un primo pomeriggio ad alta tensione, i due vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini hanno infatti preso parte alla riunione su dl fiscale e manovra con il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, trovando una sintesi sui nodi principali della manovra, poi illustrata durante il Cdm che ha dato il via libera.
“Nei tempi previsti e senza dilazioni abbiamo approvato un decreto fiscale e un ddl sul bilancio 2019 con la previsione per il 2019-20-21. Manteniamo le promesse fatte, mantenendo i conti in ordine sulla base del contratto di governo. Entro le ore 24″ il governo invierà alla Commissione europea la manovra economica“, ha spiegato in conferenza stampa il premier Conte, seguito dal ministro dell’Economia Giovanni Tria: “Eliminazione dell’aumento Iva, finanziamento della partenza del reddito di cittadinanza e della correzione della riforma Fornero con la possibilità di andare in pensione un po’ prima per superare problemi di blocco di turn over e turn over delle competenze nelle imprese”.

LE MISURE – Dopo il braccio di ferro, Lega e M5S hanno quindi trovato un punto d’incontro sui principali nodi della manovra. Per quanto riguarda la pace fiscale, potrà essere fatta solo da chi ha presentato la dichiarazione dei redditi. I contribuenti che sono alle prese con il fisco, nei tribunali, potranno sanare la loro posizione pagando il 20% del non dichiarato in 5 anni, in caso di vittoria al secondo grado, senza sanzioni e interessi. In arrivo anche un inasprimento delle sanzioni per gli evasori. Via libera quindi al saldo e stralcio per le cartelle anteriori al 2010 di importo inferiore a mille euro. La misura, secondo quanto si apprende, interessa dieci milioni di contribuenti e coinvolge il 25% del magazzino dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione. Per le altre cartelle via libera alla rottamazione, in cinque anni e 20 rate trimestrali: “Prima di tutto ci siamo accordati sul fatto che per gli evasori ci sarà la galera. Ci sarà la pace fiscale per aiutare chi non ce la fa con le cartelle Equitalia, ma non ci sarà nessun salvacondotto per chi evade”, spiega Di Maio su Facebook.

Raggiunta una sintesi anche sul taglio alle pensioni d’oro: un miliardo derivante dalla ’sforbiciata’ – riferiscono fonti di governo – sarà messo a copertura nella legge di bilancio. Sempre secondo quanto si apprende, la riforma della legge Fornero, con l’introduzione della quota 100, partirà da febbraio: nessun limite a livello di platea, né penalizzazioni per aderire allo schema che modifica la Fornero consentendo di anticipare l’età pensionabile. Alla modifica della riforma saranno destinati “7 miliardi lira più, lira meno” nel primo anno così “diamo una sostanziosa iniezione di ossigeno” per 400mila italiani, ha spiegato Salvini. Si parte con lo schema “62-38 per quest’anno”, con il quale “diamo soddisfazione a circa mezzo milione di italiani che non è roba da poco”. Con le modifiche, ha aggiunto Salvini, “inizia un percorso con 7 miliardi il prossimo anno, che crescono negli anni successivi”, sottolineando che “l’obiettivo finale è azzerare tout court la legge Fornero”. L’obiettivo, ha detto, è anche quello “di arrivare a quota 41 pura”.

E ancora: stretta fiscale in arrivo per banche e assicurazioni. Secondo quanto si apprende, non ci saranno aumenti di tasse nel Bilancio, tranne che per istituti di credito e assicurazioni. Via libera al taglio ai fondi destinati ai migranti, pari a 1,3 miliardi di euro nel triennio 2019-2021, di cui 500 milioni già il prossimo anno. Secondo quanto si apprende da fonti governative, questo l’accordo raggiunto .

Stanziati inoltre 100 milioni di euro in favore delle politiche per la famiglia, mentre sono previste più risorse per la sanità pubblica, con un aumento della spesa sanitaria. Stretta in manovra, riferiscono ancora le fonti, contro i medici ’furbetti’ che allungano le lista di attesa del servizio pubblico per convincere i pazienti a ricorrere alla cosiddetta intramoenia, ovvero visite private all’interno della struttura ospedaliera pagando la parcella per intero ai camici bianchi. “Abbiamo pensato anche alla sanità, ad aggredire le liste di attesa scoraggiando i medici che facevano allungare l’attesa dei pazienti per fare delle visite nel loro studio privato anziché nel pubblico”, ha poi spiegato il vicepremier M5S.

Accordo raggiunto anche sullo stop alla pratica dei governatori di Regione con doppio ruolo di commissari della sanità: “Mai più un caso De Luca commissario della sanità”, spiegano infatti fonti vicine al vicepremier M5S. La norma, una volta approvata in via definitiva, farà decadere da commissari il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti e il governatore campano Vincenzo De Luca.

Nasce inoltre un secondo decreto dal vertice: si tratta del dl già denominato “taglia scartoffie e leggi inutili“, riferiscono fonti vicine al vicepremier Luigi Di Maio, che introdurrebbe, tra le altre cose, oltre 100 adempimenti in meno per le imprese. Con il nuovo dl arriva quindi l’Rc auto equa per eliminare le differenze che esistono in alcune zone del paese. La misura, secondo quanto si apprende, sarà inserita nella manovra. “C’è un nuovo intero decreto – spiega Di Maio – che taglia un sacco di scartoffie: decine di leggi inutili e cento adempimenti che complicano la vita agli imprenditori. Abbiamo sancito che se una persona ha crediti con la pubblica amministrazione, non gli può essere pignorata la casa (grazie Sergio Bramini!). Le assicurazioni Rc auto saranno eque finalmente, perché in alcuni posti si pagava davvero troppo”.

SALVINI – “Dopo averlo dimostrato sull’immigrazione e la sicurezza, anche sui temi economici continuiamo a mantenere le promesse con gradualità e coraggio. Fornero, flat tax, equitalia: anche su questi temi siamo il cambiamento’’, sottolineato il leader della Lega, Matteo Salvini. ’’Sono stanco – ha poi detto al termine del Cdm – ma estremamente soddisfatto. Manteniamo gli impegni presi, gradualmente ma con coraggio, a partire dallo smontare mattone per mattone la legge Fornero, restituendo il diritto alla pensione già dal prossimo 2019, senza penalizzazioni di alcun tipo’’. Grazie alla riduzione degli sbarchi e al taglio dei 35 euro per migrante, ha aggiunto, ci sarà ’’un risparmio di spesa corrente vero, di oltre mezzo mld dalla voce immigrazione’’ nel prossimo anno, e di 1,5 miliardi nel triennio 2019-2021. Le risorse, spiega, saranno ’’reinvestite in gran parte nella sicurezza’’.

DI MAIO – “Non è una legge di Bilancio qualsiasi. E’ una manovra del popolo, è un nuovo contratto dello Stato con i cittadini”. “Usiamo i privilegi per finanziare i diritti dei cittadini”, ha spiegato Di Maio al termine del Cdm. Nella manovra, spiega ancora, “ci saranno molte sburocratizzazioni… dall’eliminazione del registro del burro e dello zucchero, una norma da dopoguerra per molte imprese fino alla semplificazione nel deposito dei contratti collettivi: verrano inviati al ministero del Lavoro e poi provvederemo noi a inoltrarli… Ci sono tagli agli sprechi, un po’ di tassazione sul gioco d’azzardo in più, è una piaga da combattere e allo stesso tempo si conferma quota 100 che ci permetterà di liberare centinaia di migliaia di posti lavoro”, il reddito di cittadinanza per formare i lavoratori e “ci sarà opzione donna”.

“Il reddito di cittadinanza – ha spiegato ancora – avrà misure omogenee su tutto il territorio”. Il reddito partirà già “nei primi tre mesi del 2019” ed è “una sfida di civiltà”, ha aggiunto, precisando che incontrerà gli assessori al lavoro di tutte le regioni italiane.

TRIA – ’’Questa idea che con la manovra si voglia far saltare l’Europa è del tutto infondata nei fatti’’, ha affermato il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, nel corso della conferenza stampa. “Confermo – ha spiegato – il dialogo continuo con la Commissione europea. Ho parlato con Moscovici anche a Bali, lo incontrerò il 18 a Roma”, dice. “Ci sono delle procedure”, spiega Tria, aggiungendo che quando un Paese non segue le raccomandazioni “si apre un dialogo” con la Commissione “c’è una tempistica, ci sono delle lettere”, “ci saranno delle osservazioni e immagino ci sarà una lettera di risposta”.

La logica della manovra, ha aggiunto, “è quella illustrata nella Nota di aggiornamento al Def. Questa legge riflette esattamente quanto contenuti in quel documento negli obiettivi di deficit e nei contenuti. Abbiamo ereditato un deficit al 2%’’ perché ’’tutti hanno sempre considerato che clausole di salvaguardia non dovevano esser attivate’’, ha detto, aggiungendo che anche prima della creazione dell’esecutivo giallo verde, ’’c’era ansia di fare il governo per impedire l’attivazione’’ delle clausole. Ciò significa che ’’implicitamente il deficit che abbiamo ereditato era al 2% e siamo andati al 2,4%’’.

E sull’ipotesi di dimissioni, Tria spiega: ’’Non sono portato al masochismo di subire tutta legge di bilancio per dimettermi dopo, sarebbe più logico dimettersi prima’’.

Quota 100 da febbraio

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La riforma Fornero, con l’introduzione della quota 100, partirà da febbraio. E’ quanto stabilito durante il vertice sulla manovra tenutosi nel pomeriggio a Palazzo Chigi. La nuova misura previdenziale, tra i cavalli di battaglia della Lega, consente di andare in pensione all’età di 62 anni purché nel contempo si abbiano almeno 38 anni di contributi. Quota 100 quindi permetterà di ritirarsi dal lavoro con circa 5 anni di anticipo rispetto a quanto previsto dalla pensione di vecchiaia, per la quale nel 2019 l’età pensionabile sarà aumentata a 67 anni.

Secondo quanto previsto dall’accordo raggiunto dopo il vertice, non ci sarà inoltre nessun limite a livello di platea, né penalizzazioni per aderire allo schema che modifica la Legge Fornero. Alla modifica della riforma saranno destinati “7 miliardi lira più, lira meno” nel primo anno così “diamo una sostanziosa iniezione di ossigeno” per 400mila italiani, ha spiegato il vicepremier Matteo Salvini in conferenza stampa al termine del cdm sulla manovra. Si parte con lo schema “62-38 per quest’anno”, con il quale “diamo soddisfazione a circa mezzo milione di italiani che non è roba da poco”. Con le modifiche, ha aggiunto Salvini, “inizia un percorso con 7 miliardi il prossimo anno, che crescono negli anni successivi”, sottolineando che “l’obiettivo finale è azzerare tout court la legge Fornero”. L’obiettivo, ha detto, è anche quello “di arrivare a quota 41 pura”.

Pensioni, verso il blocco degli aumenti

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Ci siamo. Entro mezzanotte l’esecutivo dovrà inviare a Bruxelles la prima manovra targata giallo-verde, tuttavia sono ancora tanti i nodi da sciogliere tra cui quello spinoso delle coperture finanziarie. Sebbene siano stati stanziati 37 miliardi, infatti, sembra che le risorse a disposizione non siano sufficienti a coprire tutte le misure in cantiere. Ecco perché anche il governo guidato da Lega e M5S, come quelli precedenti, potrebbe puntare ad un blocco della rivalutazione delle pensioni per ottenere rapidamente dei risparmi. Introdotto dal governo Monti nel 2011, il blocco degli assegni pensionistici è stato poi confermato nel 2013 dall’esecutivo guidato da Enrico Letta, che ha fissato un sistema basato su 5 scaglioni di reddito con relative percentuali di rivalutazione valido per una fase transitoria con scadenza nel 2016, poi prorogata fino al 2018.

In assenza di novità legislative, quindi, dal 1° gennaio 2019 tornerebbe in vigore il meccanismo della perequazione, lo strumento con cui gli importi delle pensioni vengono adeguati all’aumento del costo della vita rilevato dall’Istat. In particolare, a partire dal prossimo anno sarebbero reintrodotte le percentuali previste dalla legge 388/2000, secondo cui l’adeguamento sarà pari al 100% degli indici Istat per gli importi fino a 3 volte il minimo, del 90% tra 3 e 5 volte il minimo Inps ed del 75% per gli importi oltre le 5 volte. In questo modo le pensioni, in caso di aumento dell’inflazione, sarebbero più alte, comportando quindi una spesa più onerosa per le casse dello Stato. Da qui l’ipotesi che il governo intervenga, ancora una volta, per ’bloccare’ gli assegni pensionistici impedendone l’adeguamento in base all’inflazione.

In corsia mancano i medici, l’ospedale non tira più

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E’ allarme carenza medici ospedalieri. “Un bollettino di guerra”, secondo l’Anaao-Assomed. “All’ospedale di Camposanpiero (Pd), concorso per pediatri, 8 domande, 2 concorrenti, nessuno accetta; all’ospedale di Cantù: concorso per chirurghi, 9 domande, nessuno si presenta. L’ospedale di Parma non era il solo ad essere impegnato in una caccia vana di medici per il pronto soccorso – ricorda il sindacato dei medici e dirigenti del Ssn – Ormai sembra chiaro che il lavoro in ospedale non è più appetibile per i medici, non rientra tra gli obiettivi primari di quei 70mila giovani che si contendono ogni anno l’accesso alla carriera”. I medici si fermeranno per uno sciopero nazionale il 9 e il 23 novembre “per chiedere a Governo, Regioni e Parlamento – avverte l’Anaao – uno scatto di responsabilità che eviti il crack”

“La miscela costituita da turni ed orari senza limiti – prosegue la nota dell’Anaao – con retribuzioni ferme al 2010, la rarefazione delle progressioni di carriera, la burocrazia asfissiante nel trionfo della medicina di carta, lo svilimento di un ruolo che una volta era professionale ed oggi è ridotto a banale fattore di produzione, in coerenza con l’evoluzione neo fordista dell’organizzazione ospedaliera, ha ormai reso insopportabile questo lavoro. Senza contare la distonia di un aumento di responsabilità senza aumento di autonomia professionale, di una crescente gravosità e rischiosità senza valorizzazione economica”.

Secondo il sindacato “la sanità rischia di essere la grande dimenticata della legge di bilancio 2019. Una manovra da 37 miliardi si dichiara paga di essere entrata nel ’club del miliardo in più’ al Fondo sanitario nazionale (Fsn) e, violando, solo in questo caso, lo stesso contratto di governo, non investe sul sistema delle cure, al quale non restituisce le risorse sottratte negli ultimi anni, né sulla assunzione e formazione di chi quelle cure è chiamato ad assicurare. La manovra del popolo nega al popolo i mezzi per la tutela del suo bene prezioso, la salute, il capitale dei poveri”.

Secondo il sindacato “il capitale umano è diventato disumano, fino al rifiuto dei giovani ad entrare negli ospedali ed alla conta dei meno giovani dei giorni all’alba della pensione. La sanità ospedaliera è avviata su un piano inclinato che la porta ad un certo e rapido peggioramento. Ma non esiste sanità senza ospedali, a dispetto del messaggio che si è voluto trasmettere da tempo con il processo di deospedalizzazione, peraltro senza una contestuale riorganizzazione delle cure primarie. E non esistono ospedali senza medici”.

“Non stiamo sereni se non vediamo nella legge di bilancio provvedimenti tesi a favorire il rinnovo dopo 10 anni del contratto di lavoro della dirigenza medica e sanitaria come l’abrogazione dell’articolo 23 della pseudoriforma del pubblico impiego del precedente governo, uno scippo delle risorse contrattuali, o ad incrementare, come già fatto per la medicina generale, di almeno 3000 unità il numero dei contratti di formazione specialistica per allineare laureati e specializzati, o – aggiunge il sindacato – infine, misure straordinarie per facilitare l’accesso ai concorsi ospedalieri che sempre più spesso vanno a vuoto per carenza di concorrenti“.

“Investire in sanità oggi vuol dire anche creare le condizioni per rendere ancora desiderabile il lavoro del medico e del dirigente sanitario negli ospedali, riducendo il disagio, valorizzando il merito, aumentando le retribuzioni, per garantire la quantità e la qualità della risposta al bisogno di salute dei cittadini – conclude la nota – Come si pensa di garantire il turnover delle decine di migliaia di medici che hanno già un piede nella pensione? O per la sanità non vale la regola che vuole una nuova assunzione per ogni pensionato?”.

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16 Ottobre 2018