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Via nome Alto Adige, è bufera. Ecco come cambia

Via nome Alto Adige, è bufera. Ecco come cambia

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E’ bufera dopo la sostituzione della parola ’Alto Adige’ con ’provincia di Bolzano’ e della frase ’sistema territoriale altoatesino’ diventato ’provincia di Bolzano’, nel testo di legge (n. 30/19) approvato dal consiglio provinciale di Bolzano, relativo alle ’Disposizioni per l’adempimento degli obblighi della Provincia autonoma di Bolzano derivanti dall’appartenenza dell’Italia all’Unione europea’ (Legge europea provinciale 2019). Una modifica messa nero su bianco sul testo di legge nella versione definitiva, dopo la modifica parziale votata in Commissione, relativa solo all’articolo 1, dove scompare la parola ’Alto Adige’.

Tutto nasce con la richiesta di modifica della dicitura in italiano, fatta venerdì scorso dalla consigliera di Süd-Tiroler Freiheit, Myriam Atz Tammerle, poi approvata dal Consiglio con 24 voti a favore (Suedtiroler Volkspartei, Suedtiroler Freiheit e Freiheitlichen), un no (Alto Adige nel cuore-Fratelli d’Italia) e 4 astensioni (Pd, Verdi, Lega, Team Koellensperger).

Alla fine, dopo il voto, si è quindi intervenuto sui primi due articoli della norma – ma solo relativamente alla versione della legge in lingua italiana – dove scompaiono i termini ’Alto Adige’ e ’altoatesino’, sostituiti da ’Provincia di Bolzano’, mentre nella versione tedesca resta viva la denominazione SudTirol. Un cambiamento linguistico, in una legge a carattere europeo, che ha scatenato le proteste di chi parla di conflitto con quanto previsto in due articoli della Costituzione italiana, dove, all’articolo 116, quando si fa l’elenco delle regioni italiane a statuto speciale, si parla senza equivoci di Trentino-Alto Adige/SudTirol, nome ripetuto anche nell’articolo 131, quello in cui compare l’elenco di tutte le 20 regioni del Paese.

PRESIDENTE DELLA PROVINCIA DI BOLZANO – Il presidente della Provincia di Bolzano, Arno Kompatscher, è intervenuto sulle polemiche con una nota spiegando che “non esiste nessuna norma che preveda la cancellazione del termine Alto Adige e non potrebbe essere altrimenti dato che questa denominazione è prevista dalla Costituzione italiana con riferimento alla Regione Trentino-Alto Adige/Südtirol, la quale a sua volta è composta dalle due province di Bolzano e Trento”. “Durante il dibattito in Consiglio provinciale si è solamente discusso sull’opportunità di utilizzare il termine Provincia di Bolzano per riferirsi all’Ufficio di rappresentanza che opera a Bruxelles. In questo caso – aggiunge il presidente della Provincia di Bolzano – come noto, si è optato per il termine Provincia di Bolzano, ma ciò non comporta alcun tipo di abolizione della denominazione Alto Adige, che continuerà ad essere utilizzata quando ci si riferisce al nostro territorio. Dunque, e lo voglio ribadire, non è cambiato nulla”.

Il presidente Kompatscher, però, precisa che “vi è stata effettivamente un’incongruenza nell’elaborazione dell’articolo di legge, in quanto in italiano si è utilizzato il termine Provincia di Bolzano, mentre nella versione tedesca è rimasto il termine Südtirol. Nel dibattito che si è svolto in Consiglio ho fatto presente la questione e ho chiesto che in futuro vi sia un accordo tra i gruppi consiliari sul corretto utilizzo della terminologia: quando ci si riferisce alle istituzioni è giusto parlare di Provincia di Bolzano in italiano e di Provinz Bozen in tedesco, mentre quando ci si riferisce al territorio la terminologia corretta è Alto Adige in italiano e Südtirol in tedesco”.

SINDACO DI BOLZANO – “Come città non possiamo intervenire in questa dinamica di competenza provinciale, ma è una sciocchezza – afferma all’Adnkronos il sindaco di Bolzano, Renzo Caramaschi sulla cancellazione della dicitura Alto Adige – Non ha nessun senso, è una manovra per inseguire la destra tedesca locale”. Caramaschi ricorda che si tratta di una “mistificazione dei valori dell’autonomia e della convivenza di gruppi linguistici. Viene sempre detto che l’autonomia serve a tutti, questo è un passo indietro. E’ incomprensibile che, alle soglie del 2020, siamo ancora a questo punto”. Difendere le minoranze, sottolinea il primo cittadino, “non significa cancellare l’italianità dell’Alto Adige”. “Le due diciture stavano benissimo”, continua Caramaschi secondo il quale se alla fine la norma rimarrà il governo “farà bene a impugnarla”.

TAMMERLE – Nessun passo indietro dalla consigliera del Süd-Tiroler Freiheit Myriam Atz Tammerle, la promotrice della modifica di legge che ’elimina’ la dizione Alto Adige nella norma europea: “Abbiamo chiesto e ottenuto la cancellazione della parola Alto Adige, perché semplicemente quella parola non esiste, su base provinciale esiste la provincia di Bolzano e così abbiamo scritto”. Dopo la bufera, con il ministro Boccia che ha promesso che impugnerà la legge, Tammerle, intervistata dall’AdnKronos, non nasconde la mano: “L’Alto Adige è un’invenzione di Ettore Tolomei, personaggio del fascismo, che ha cancellato tutti i nomi geografici nel sud Tirolo e anche i nomi tedeschi, dopo l’annessione della nostra provincia, facendo piazza pulita di tutti i simboli del Tirolo”. “Noi – avverte – portiamo avanti i diritti dei sudtirolesi di madrelingua ladina e tedesca”. E spiega che servirebbe “un referendum: esiste il diritto alla autodeterminazione dei popoli e i sudtirolesi non hanno mai potuto decidere se essere cittadini italiani o no” perché “ci hanno venduto all’Italia e fino a oggi non abbiamo potuto decidere se restare in Italia o dire a Roma arrivederci e grazie”.

Tammerle pensa anzi a un doppio passaggio: prima il referendum “poi decideremo se voler diventare cittadini austriaci oppure se prendere un’altra via, magari da soli, in una nuova Europa delle regioni”. Sugli attacchi ricevuti alla legge provinciale, taglia corto. “C’è qualcuno – dice – che in Italia non vuole smettere di dare importanza a nomi fascisti, chi alimenta impuntature nazionalistiche che non portano a nulla”. Nella legge – ribadisce, riferendosi alla norma incriminata – è importante avere usato le parole che sono nello statuto dell’autonomia, dove si legge ’provincia di Bolzano’: “Perché la parola Alto Adige non esiste su base provinciale e nella legge dello statuto autonomo si dice che esiste la regione della provincia di Bolzano e di Trento, lì non esiste Alto Adige, non si usa”. “Noi – assicura – non abbiamo tolto niente agli italiani, né di identità né di mentalità, nella legge però si devono usare le parole corrette, anche da un punto di vista giuridico”. La Costituzione viene violata? “Su base regionale esiste la parola Alto Adige, su base provinciale non esiste Alto Adige”, conclude Tammerle.

Strage Bologna, perizia Dna: resti non sono di Maria Fresu

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Si riapre il giallo dell’86esima vittima della strage di Bologna. A quanto apprende l’Adnkronos, la perizia del Dna disposta nel processo all’ex Nar Gilberto Cavallini ha escluso che i resti che sono stati attribuiti a Maria Fresu appartengano effettivamente alla donna rimasta uccisa dalla bomba alla stazione. La notizia di fatto conferma la scomparsa del cadavere della Fresu e l’esistenza di un’altra vittima, che si aggiungerebbe alle 85 del bilancio ufficiale. Una vittima di cui fino a oggi nessuno ha reclamato il corpo.

L’esame del Dna è stato eseguito sui reperti organici – un osso della mano e un lembo facciale con uno scalpo – ritrovati all’interno della bara di Maria Fresu i cui resti sono stati riesumati, il 25 marzo scorso, nel cimitero di Montespertoli dai periti incaricati dalla Corte d’Assise di Bologna che sta processando l’ex terrorista Gilberto Cavallini. Il materiale organico esaminato dalla biologa genetico-forense Elena Pilli – un lembo facciale, un piccolo scalpo con una chioma nera, un frammento parziale delle dita della mano destra, e un frammento di mandibola in prossimità del mento con alcuni denti – che peraltro erano risultati appartenere a due donne diverse, non ha trovato riscontri con il Dna del fratello e della sorella della Fresu.

La perizia si è resa necessaria per tutta una serie di incongruenze e di misteri che gravano sulla fine della giovane madre sarda ’scomparsa’, nessuno sa spiegarsi come, nella strage di Bologna, e che hanno fatto ipotizzare ad alcuni autori – che non credono alla pista fascista (per la strage sono condannati in via definitiva gli ex Nar Valerio Fioravanti, Francesca Mambro e Luigi Ciavardini) – l’esistenza di una 86sima vittima, secondo alcuni la terrorista che trasportava l’ordigno, una valigia esplosiva.

Lo stesso perito esplosivista della Corte d’Assise di Bologna, Danilo Coppe, ha giudicato implausibile la disintegrazione del cadavere. Anche perché Maria Fresu, la figlioletta Angela e le due amiche Verdiana Bivona e Silvana Ancillotti, si trovavano lontane dal punto dell’esplosione, comunque in quell’area che non venne investita direttamente dalla detonazione.

Coppe ha escluso che l’esplosione dell’ordigno della strage di Bologna possa aver disintegrato le persone presenti, a prescindere dalla loro collocazione sulla scena. Peraltro in un’intervista esclusiva concessa all’Adnkronos il 22 maggio scorso, Silvana Ancillotti, l’unica del gruppo di amiche sopravvissuta alla strage, ha raccontato che nel momento dell’esplosione si trovavano tutte vicine e Maria Fresu era in piedi di fronte a lei, a Verdiana Bivona e alla piccola Angela, a un metro di distanza.

La richiesta della perizia sul dna, che era stata avanzata dalla difesa di Cavallini, è legata a una “disomogeneità” tra i resti attribuiti alla vittima nel 1980 e quelli campionati dopo la riesumazione. Del corpo di Maria Fresu fu ritrovato poco o nulla: una mano con 3 dita, uno scalpo con lunghi capelli neri, un osso mandibolare con tre denti, le due arcate sopraccigliari e un occhio.

Ad attribuire quei pochi resti alla Fresu fu un medico, il professor Pappalardo, che, all’epoca, per far quadrare i conti che non tornavano sul gruppo sanguigno della ragazza, parlò di ’’secrezione paradossa’’, una tesi che anni dopo sarà giudicata astrusa e infondata da altri ematologi. Da qui l’interrogativo, posto nel libro ’I segreti di Bologna’ del giudice Rosario Priore e dell’avvocato Valerio Cutonilli (Chiarelettere, 2016): se quei resti non appartengono alla Fresu e nessuno dei cadaveri delle donne sfigurate aveva un gruppo sanguigno compatibile, potrebbero quei resti appartenere a una ottantaseiesima, vittima mai identificata?

“La cosa è talmente intricata, probabilmente sono avvenuti scambi di corpi o di pezzi di corpi” dice all’Adnkronos Paolo Bolognesi, presidente dell’Associazione dei familiari delle vittime della strage di Bologna. “Parlare di 86esima vittima penso sia un po’ azzardato. Io non sono un esperto di Dna. Vediamo cosa diranno i periti in aula e si faranno le valutazioni”.

Alitalia, scatta l’ora X

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Arriva l’ora X per Alitalia. E’ fissato per domani il termine per la presentazione dell’offerta ma a meno di 24 ore lo scenario si presenta ancora carico di incognite e, soprattutto, il principale interrogativo di queste ore riguarda l’ipotesi di una nuova proroga della scadenza. A meno infatti di un’accelerazione dell’ultim’ora con tutte le tessere del mosaico che vanno al loro posto, al momento quest’opzione sembrerebbe farsi sempre più strada. Punto fermo della giornata di domani è il consiglio di amministrazione di Atlantia, annunciato con una nota dallo stesso gruppo venerdì scorso, per un aggiornamento del dossier. E, sempre domani, dovrebbe riunirsi anche il board delle Fs spa.

Secondo i rumors circolati negli ultimi giorni, da entrambi i cda dovrebbe arrivare la richiesta di un ulteriore rinvio dei termini per la presentazione dell’offerta. Si tratta di vedere se la recente mossa di Lufthansa che, la settimana scorsa, ha inviato una lettera alle Fs con la proposta di una partnership commerciale, abbia effettivamente cambiato le carte in tavola aprendo nuove prospettive.

Cosa, questa, che, secondo fonti vicine al dossier, potrebbe avvenire con una offerta industrialmente più robusta rispetto ad una collaborazione di natura commerciale. Nella giornata di oggi, si sarebbero svolti incontri sia con le Fs che con Atlantia per verificare gli impegni del colosso tedesco. Ma sull’esito di queste riunioni si mantiene il più stretto riserbo.

Nella lettera alle Fs Lufthansa aveva avanzato, in funzione anti Delta, una proposta non vincolante di “una forte partnership commerciale” prevedendo l’ingresso di Alitalia nel network di Star Alliance e, conseguentemente, nel programma di fidelizzazione Miles&More, oltre ad aprire le porte nella joint venture in Nord Atlantico e in Asia. Un intervento che non prevede investimenti sull’equity. Al contrario di Delta, il partner industriale internazionale sceso in campo da mesi e disposto ad acquisire il 10% del capitale con un investimento di circa 100 milioni di euro.

Ma con Delta non è filato tutto liscio. Non sono pochi i nodi da sciogliere, come Atantia ha più volte evidenziato nella trattativa. C’è quello del ruolo secondario cui sarebbe relegata Alitalia nell’alleanza transatlantica Blue Skies, che comprometterebbe lo sviluppo della compagnia italiana sul redditizio mercato del lungo raggio in Nord America. E c’è la richiesta di un maggiore impegno nell’azionariato con un aumento della partecipazione. Uno stallo, questo, che avrebbe così fatto riaffacciare l’ipotesi Lufthansa.

Tornano i mutui al 100%, e il tasso è competitivo

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Lo scorso mese è stato caratterizzato da un’impennata delle richieste di surroga e, a ottobre, alcune banche, senza necessità di ricorso al fondo casa, sono tornate ad offrire mutui per il 100% del valore dell’immobile con tassi concorrenziali. Sono questi i dati principali emersi dall’osservatorio congiunto realizzato da Facile.it e Mutui.it che, analizzando un campione di circa 40mila richieste di finanziamento raccolte tramite i due portali, hanno scoperto, ad esempio, come a settembre il peso percentuale delle richieste di surroga sul totale delle domande di finanziamento sia triplicato rispetto a giugno 2019.

“Lo scorso mese – spiega Ivano Cresto, Responsabile mutui di Facile.it – abbiamo registrato un vero e proprio boom nella richiesta di surroghe, era dal 2015 che non si raggiungevano picchi così alti. Il calo dei tassi di interesse visto in questa prima parte dell’anno è stato fondamentale per stimolare la domanda di finanziamenti, sia da parte dei mutuatari che vogliono provare a cambiare banca, sia per chi è alla ricerca di un nuovo mutuo”.

Numeri alla mano, i tassi proposti dalle banche alla clientela finale lo scorso mese sono stati estremamente bassi, soprattutto per quanto riguarda i mutui fissi. Grazie alla diminuzione dell’irs (l’indice europeo che guida l’andamento di questa tipologia di finanziamento), i migliori tassi offerti a settembre per un mutuo medio (126.000 euro in 25 anni, ltv pari al 70%) oscillavano tra l’1,04% e l’1,34% (taeg), con un calo, rispetto a gennaio, compreso tra lo 0,55% e l’1,20%; vale a dire un risparmio medio per i consumatori compreso tra i 30 e i 60 euro al mese.

La diminuzione dell’indice Irs ha avuto un’altra conseguenza: la riduzione ai minimi della differenza tra tasso fisso e variabile. Non sorprende quindi vedere come sempre più italiani cerchino di assicurarsi queste condizioni estremamente favorevoli per tutta la durata del finanziamento; guardando alle richieste di mutuo raccolte a settembre emerge che il 93% degli aspiranti mutuatari ha optato per il tasso fisso; era l’86% a giugno 2019, l’84% a gennaio 2019.

Puntando l’attenzione sugli altri valori principali emerge che l’importo medio richiesto a settembre 2019 è stato pari a 133.477 euro, vale a dire l’1,3% in meno rispetto a giugno 2019; il calo non deve però preoccupare perché legato, prevalentemente, all’aumento della richiesta di surroghe. In diminuzione anche il loan to value, il rapporto tra valore dell’immobile e valore del mutuo richiesto, passato nei 3 mesi analizzati dal 67% al 63%.

La durata media dei piani di ammortamento richiesti è pari a poco più di 21 anni, mentre l’età media dei richiedenti è di poco superiore ai 41 anni. Se si guarda alle somme effettivamente concesse dalle banche emerge che nel mese di settembre gli istituti di credito sono stati più generosi; l’importo medio erogato è stato pari a 128.447 euro, in aumento del 3,2% rispetto a giugno 2019.

Se è vero che settembre ha visto il ritorno della surroga, anche questi primi giorni di ottobre hanno portato importanti novità sul fronte dell’offerta mutui; alcuni Istituti sono tornati a proporre mutui al 100%, con tassi estremamente contenuti se paragonati al passato e senza necessità di ricorrere al fondo garanzia prima casa.

“Se fino ad oggi – spiega Ivano Cresto – i mutui al 100% erano prodotti accessibili solo attraverso il Fondo Garanzia Prima casa o pagando tassi molto elevati, anche superiori al 4%, adesso alcuni istituti di credito sono tornati a proporre questa tipologia di finanziamento senza necessità di accedere al Fondo e con tassi di interesse estremamente contenuti, intorno al 2,5%, valori che fino allo scorso anno erano riservati a mutui all’80%”.

“Poter accedere – sottolinea – a questa tipologia di prestito senza necessità di ottenere la garanzia dello Stato è una buona notizia anche per coloro che vorranno comprare casa nel prossimo futuro e non saranno più legati ad un Fondo le cui risorse potrebbero, come già successo in passato, esaurirsi”.

Benzinai in sciopero per 48 ore

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Due giorni di sciopero per i benzinai. Faib Confesercenti, Fegica Cisl e Figisc/Anisa Confcommercio hanno deciso di proclamare uno sciopero generale di due giorni degli impianti di rifornimento carburanti, sia sulla rete ordinaria che autostradale, per i giorni 6 e 7 novembre prossimi, con concentramento a Roma sotto il Parlamento. Lo comunica una nota.

Le organizzazioni spiegano che “secondo stime accreditate quanto prudenti il fenomeno dilagante dell’illegalità nella distribuzione dei carburanti, interessando una quota che si aggira intorno al 15% di prodotti ’clandestini’ sul totale dei 30 miliardi di litri erogati, vale numerosi miliardi di euro ogni anno”. Se si considera che “ogni mille litri valgono 300 euro di Iva che arrivano a superare i mille euro se si aggiungono pure le accise, la quantità di denaro sottratta alla collettività ed incassata da criminali più o meno organizzati appare incommensurabile, con riflessi devastanti, oltre al resto, anche sulla concorrenza e la qualità stessa dei prodotti immessi nei serbatoi di automobilisti ignari”.
“L’illegalità è figlia delle liberalizzazioni selvagge e della conseguente destrutturazione del mercato. Le Organizzazioni di categoria -Faib Confesercenti, Fegica Cisl e Figisc/Anisa Confcommercio- sollecitano da anni la Politica e le altre componenti del settore ad adottare una riforma complessiva che metta riparo ad oltre un decennio di deregolamentazione ed allentamento dell’intero sistema regolatorio che ha aperto le porte ad ogni forma di illegalità”. Lo sciopero è proclamato ora “di fronte alla colpevole inerzia dei Governi che si sono succeduti in questi ultimi anni ed alla interessata indifferenza delle altre componenti del settore”

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15 Ottobre 2019