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VIGANO’ VUOLE LE DIMISSIONI DEL PAPA

“Ho parlato perché oramai la corruzione è arrivata ai vertici della gerarchia della Chiesa. Non nutro rancori, voglio solo che la verità emerga“. Lo dice mons. Carlo Maria Viganò l’ex nunzio a Washington che è arrivato a chiedere le dimissioni del Papa, parlando al vaticanista Rai Aldo Maria Valli da un rifugio segreto.

A quanti sostengono che sarebbe animato da rancori personali nei confronti del Pontefice, Viganò replica: “Forse perché sono ingenuo e portato a pensare sempre il bene per le persone, ma soprattutto riconosco che è un dono che mi ha fatto il Signore, non ho mai avuto sentimenti di vendetta o di rancore in tutti questi anni in cui sono stato messo alla prova da tante calunnie e falsità sul mio conto”.

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“Come ho scritto all’inizio della mia testimonianza, – dice ancora Viganò – avevo sempre creduto che la gerarchia della Chiesa avrebbe trovato in se stessa le risorse per sanare tanta corruzione. Lo scrissi anche nella mia lettera ai tre cardinali incaricati da papa Benedetto di indagare sul caso Vatileaks, lettera che accompagnava il rapporto che consegnai loro: ’”Molti di voi – scrissi – sapevate, ma avete taciuto. Almeno ora che avete avuto questo incarico da Benedetto abbiate il coraggio di riportare con fedeltà quanto vi è stato rivelato di tante situazioni di corruzione’”.

Chi è Viganò, l’arcivescovo che accusa il Papa

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Originario di Varese, già nunzio apostolico negli Stati Uniti d’America e autore delle lettere che diedero origine al cosiddetto scandalo Vatileaks, Carlo Maria Viganò è l’arcivescovo che accusa papa Francesco di aver taciuto sugli abusi del cardinale di Washington Theodore McCarrick. Accuse, contenute in una lettera di 11 pagine, a cui Bergoglio ha replicato: “Io non dirò una parola su questo: credo che il comunicato parla da sé e voi avete la capacità giornalistica sufficiente per trarre le conclusioni”.

Nato il 16 gennaio 1941, Viganò viene ordinato sacerdote nel 1968. Come si legge sul sito del ’National Catholic Reporter’, 5 anni dopo entra nel corpo diplomatico del Vaticano. Lavora più di un decennio (1978-89) nella Segreteria di Stato del Vaticano prima di passare i successivi tre anni come osservatore permanente del Vaticano al Consiglio d’Europa, a Strasburgo, in Francia. E’ stato papa Giovanni Paolo II a nominarlo arcivescovo nel 1992 e poi nunzio apostolico in Nigeria.

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“Per molti dei suoi primi anni a Roma, Viganò ha mantenuto un profilo basso, lavorando soprattutto dietro le quinte, ha riferito John Thavis, giornalista vaticanista per Catholic News Service che ha lavorato a Roma dal 1983 al 2012″, si legge.

Il 16 luglio 2009 viene trasferito all’ufficio di segretario del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano, “un incarico che gli fece guadagnare una buona reputazione per le sue capacità di riformatore finanziario”. Il 19 ottobre 2011 arriva la nomina a nunzio apostolico negli Stati Uniti, come successore dell’arcivescovo Pietro Sambi, deceduto all’inizio di quell’anno.

Meno di tre mesi dopo, il nome di Viganò appare nuovamente sulla stampa italiana. E’ il gennaio del 2012 quando le lettere dettagliate che aveva scritto a Benedetto XVI e al suo segretario di stato Tarcisio Bertone, sostenendo la corruzione finanziaria e gli “abusi di potere”, vengono alla luce. Scoppia il caso Watileaks.

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Ora le accuse nei confronti di papa Francesco. Viganò afferma che Papa Benedetto XVI aveva sanzionato privatamente McCarrick, ma solo dopo anni che erano emersi allarmi sul suo comportamento. Il nunzio dice di averne parlato a Bergoglio quando lo incontrò nel 2013. McCarrick “ha corrotto generazioni di seminaristi e sacerdoti e Papa Benedetto gli aveva ordinato di ritirarsi ad una vita di preghiera e penitenza”, avrebbe detto allora il nunzio, che accusa Francesco di non aver preso alcun provvedimento, lasciando che McCarrick continuasse ad avere un ruolo pubblico.

Contattato dal Washington Post, Viganò ha confermato di aver scritto la lettera ma non ha voluto fare altri commenti. Il nunzio fu richiamato da Washington dopo la visita di Papa Francesco negli Stati Uniti nel 2016. Apparentemente il Papa non aveva gradito l’incontro che gli era stato organizzato nella nunziatura con Kim Davis, funzionaria comunale licenziata per non aver voluto trascrivere matrimoni fra persone dello stesso sesso. Incontro che rischiava di coinvolgere il Papa in campagne politiche dei conservatori americani.

(fonte AdnKronos)

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Data:

30 Agosto 2018