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Viminale: “Regole su spostamenti non cambiano” (Altre News)

Coronavirus, Viminale: “Regole su spostamenti non cambiano”

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’’Le regole sugli spostamenti per contenere la diffusione del coronavirus non cambiano’’. Lo precisa una nota del ministero dell’Interno riferendosi alla circolare diffusa ieri. ’’Si può uscire dalla propria abitazione esclusivamente nelle ipotesi già previste dai decreti del presidente del Consiglio dei ministri: per lavoro, per motivi di assoluta urgenza o di necessità e per motivi di salute. La circolare del ministero dell’Interno del 31 marzo si è limitata a chiarire alcuni aspetti interpretativi sulla base di richieste pervenute al Viminale’’.

In particolare, ’’è stato specificato che la possibilità di uscire con i figli minori è consentita a un solo genitore per camminare purché questo avvenga in prossimità della propria abitazione e in occasione spostamenti motivati da situazioni di necessità o di salute. Per quanto riguarda l’attività motoria è stato chiarito che, fermo restando le limitazioni indicate, è consentito camminare solo nei pressi della propria abitazione’’.

La circolare ’’ha ribadito che non è consentito in ogni caso svolgere attività ludica e ricreativa all’aperto e che continua ad essere vietato l’accesso ai parchi, alle ville, alle aree gioco e ai giardini pubblici. La medesima circolare ha ricordato infine che in ogni caso tutti gli spostamenti sono soggetti a un divieto generale di assembramento e quindi all’obbligo di rispettare la distanza minima di sicurezza. Le regole e i divieti sugli spostamenti delle persone fisiche, dunque, rimangono le stesse’’.

Coronavirus Lombardia, 394 morti nelle ultime 24 ore

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Sono oltre 7500 i morti in Lombardia dall’inizio dell’emergenza Coronavirus. Secondo quanto reso noto dall’assessore al Welfare, Giulio Gallera, nelle ultime 24 ore i decessi sono stati 394 per un totale di 7593. I casi positivi sono 44773 (+1565). Le persone ricoverate con sintomi sono 11927, ma solo 44 nelle ultime 24 ore. I pazienti in terapia intensiva sono 1342 (+18). In totale sono stati eseguiti 121.449 tamponi.

“Anche oggi la situazione dei dati si conferma positiva, ma è proprio adesso che sarebbe folle vanificare tutto”, ha evidenziato Gallera in una diretta Facebook. “Capiamo che rimanere in casa, soprattutto per chi ha bimbi piccoli, è faticoso, oggi siamo chiusi in casa. Ma lo stare chiusi in casa è quello che oggi ci porta a dire c’è una luce in fondo a quel tunnel che da flebile sta diventando più delineata. Ma se questo avviene è per la vostra capacità di resistere e si non può deflettere oggi”.

Sono 3.815 le persone positive al coronavirus nella città di Milano, in aumento di 159 casi rispetto a ieri. Nell’intera provincia, ormai la prima in Lombardia per numero di casi, i positivi sono 9.522, in crescita di 611. A Bergamo i positivi sono 9.093 (+236), a Brescia 8.598 (+231), a Cremona 3.941 (+72), a Monza 2.543 (+81), a Pavia 2.180 (+47), a Lodi 2.157 (+41), a Mantova 1.736 (+48), a Lecco 1.516 (+46), a Como 1.157 (+56), a Varese 937 (+44) e a Sondrio 484 (+14).

Coronavirus Lazio, trend per la prima volta sotto al 6%

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Sono 2.758 i casi positivi di Covid-19 nel Lazio, per un totale di 169 decessi e 337 pazienti guariti. Lo comunica l’assessorato alla Sanità della Regione. I ricoverati (non in terapia intensiva) sono al momento 1.131, mentre i ricoverati in terapia intensiva sono 177. In isolamento domiciliare si trovano 1.450 persone. Il totale dei casi esaminati è di 3.264.

“Oggi registriamo un dato di 169 casi di positività e un trend in decrescita per la prima volta sotto al 6%. Manteniamo però alta l’attenzione. Le misure messe in atto per contrastare il virus stanno dando i risultati sperati” ha detto l’assessore alla Sanità e integrazione sociosanitaria della Regione Lazio Alessio D’Amato, al termine dell’odierna videoconferenza della task-force regionale per il Covid-19 con i direttori generali delle Asl, aziende ospedaliere, Policlinici universitari e ospedale pediatrico Bambino Gesù.

“Da alcuni giorni nel Lazio registriamo un trend in frenata – ha sottolineato – ma non dobbiamo mollare la guardia, obiettivo è raggiungere il coefficiente di sviluppo R0. Sono in continua crescita i guariti che salgono di 46 unità nelle ultime 24h, circa due ogni ora, arrivando a 337 totali. Sono usciti dalla sorveglianza domiciliare in 9.547 e i decessi nelle ultime 24h sono stati 7”.

“E’ attivo da questa mattina e ha già ricoverato il suo primo paziente il Covid Center del Campus Bio-Medico – ha aggiunto D’Amato – con 9 posti letto di terapia intensiva, mentre al San Giovanni nelle ultime 48h non ci sono stati casi positivi a Covid-19. Ad oggi inoltre sono stati effettuati nel Lazio oltre 35mila tamponi”.

La nuova app della Regione ‘LazioDrCovid’, in collaborazione con i medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta, ha già registrato oltre 76mila utenti che hanno scaricato l’applicazione e 2.100 medici di famiglia e 280 pediatri di libera scelta collegati.

Per quanto riguarda infine i dispositivi di protezione individuale, sono arrivati, da acquisti diretti, 1 milione di mascherine Ffp2 e 200mila camici, e oggi sono in distribuzione nelle strutture sanitarie: 93.300 mascherine chirurgiche, 32.200 maschere FfpP2, 1.230 maschere Ffp3, 88.800 camici impermeabili monouso, 19.200 calcari, 30.900 guanti e 540 occhiali.

Coronavirus, Virus corre con freddo secco, italiani svelano ’effetto meteo’

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L’effetto meteo esiste. Anche i virus hanno il loro clima prediletto. Il virus Sars-CoV-2 sembra preferire il freddo secco. Da uno studio condotto su scala globale da un team di scienziati italiani emerge infatti che “l’epidemia cresce più rapidamente a temperature medie di circa 5°C ed umidità medio-bassa (compresa tra 0.6 e 1.0 kilopascal)”. Il lavoro porta la firma di Francesco Ficetola e Diego Rubolini, ricercatori del Dipartimento di scienze e politiche ambientali dell’università Statale di Milano ed è stato da poco reso disponibile come ’preprint’ sulla piattaforma medRxiv. Gli autori hanno analizzato le relazioni tra incremento dei casi di Covid-19 e condizioni climatiche.

E hanno anche osservato che, al contrario, in climi molto caldi e umidi caratteristici di alcune zone tropicali, l’epidemia sembra diffondersi molto più lentamente, anche se nessuna area popolata del mondo sembra essere completamente inidonea alla diffusione della patologia. In generale, spiegano gli esperti, le condizioni meteorologiche e climatiche hanno un ruolo molto importante nell’influenzare l’andamento delle epidemie, come dimostrato da numerosi studi condotti sulle malattie influenzali. Per esempio, i virus influenzali si diffondono meno e sono meno persistenti nell’ambiente in climi caldo-umidi.

E’ pertanto verosimile, hanno ipotizzato gli studiosi, che i fattori climatici influenzino anche la progressione della pandemia di Covid-19 attualmente in corso, causata dal virus Sars-CoV-2.

Il team ha quindi deciso di sfruttare un database globale di casi giornalieri confermati di Covid-19, che è quello realizzato e mantenuto dalla Johns Hopkins University, e ha ricavato il tasso di crescita giornaliero dei casi di Covid-19 per oltre 100 nazioni (o macroregioni entro nazione).

Il tasso di crescita, calcolato per i primi giorni di una epidemia – chiariscono gli esperti – fornisce un’indicazione di quanto velocemente si sta diffondendo la patologia nella popolazione colpita, prima che entrino in vigore misure contenitive. Gli studiosi hanno poi messo in relazione il tasso di crescita dei casi di Covid-19 con la temperatura e l’umidità medie dei mesi dell’epidemia.

La variazione del tasso di crescita di Covid-19 tra nazioni è risultata essere fortemente associata a temperatura e umidità. “Differenze tra nazioni nei livelli di inquinamento atmosferico, di densità abitativa, e di investimento pubblico nel sistema sanitario non sembrano avere effetti significativi sulla crescita dell’epidemia”, fanno notare gli autori nel lavoro. “Questo studio – concludono Rubolini e Ficetola – contribuisce ad approfondire le nostre conoscenze su Covid-19, purtroppo ancora troppo limitate data la velocità a cui il virus si sta diffondendo su scala globale”.

Coronavirus, l’indagine: ’4500 morti a Bergamo’

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A Bergamo e provincia si può stimare che i morti per Covid19 siano stati 4.500 nel solo mese di marzo 2020 rispetto ai 2.060 morti per il virus delle statistiche ufficiali. E i contagiati potrebbero essere 288mila in tutta la provincia. E’ il bilancio che emerge dal monitoraggio dei decessi realizzato da InTwig, società bergamasca di data management e comunicazione. L’indagine, curata da Aldo Cristadoro, professore di Metodi digitali per la Ricerca sociale all’Università degli Studi di Bergamo, e realizzata in collaborazione con il principale quotidiano locale, L’Eco di Bergamo, ha basato le sue stime sul tasso di letalità dell’1,57% del coronavirus, in linea con il report dell’Imperial College.

Il monitoraggio è stata lanciato il 26 marzo 2020 con l’invito a tutti i sindaci dei Comuni bergamaschi (243) a fornire i numeri ufficiali dei decessi per capire la mortalità reale mettendo a confronto i dati dei primi tre mesi del 2020 con quelli degli anni passati. A oggi, spiega una nota di InTwig, hanno risposto 91 Comuni (su 243) che rappresentano il 54% della popolazione (607 mila abitanti) della provincia di Bergamo.

Se la stima sui 288mila contagiati fosse reale, corrisponderebbe al 26% degli abitanti (1 su 4) con punte non solo in Val Seriana (46%) ma in Val Bremana (46%), nei laghi (35%) e nell’area urbana di Bergamo (30%).

“I dati – spiega Cristadoro – sono ricavati da una proiezione statistica delle risposte date dai sindaci intervistati sull’intera popolazione della Provincia di Bergamo. I dati forniti dalle anagrafi comunali sono stati confrontati con quelli storici, mese per mese, così è stato possibile calcolare gli incrementi di mortalità attribuibili al Covid19. Per stimare i contagiati sono stati considerati gli studi più recenti che applicano i tassi di letalità complessiva alla struttura demografica italiana. I dati, molto diversi da quelli ufficiali, confermano il grido d’allarme dei sindaci del territorio e, purtroppo, sono destinati a crescere”.

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2 Aprile 2020