Traduci

VINCENZINO

Chi tra voi attraverso il nome nella sua forma “vezzeggiata” riesce ad individuare la persona di cui oggi racconto la storia?

Ho motivo di pensare che non ci sarebbe nessuno. Nessuno ad eccezione dei lettori e lettrici di origine napoletana per i quali soli basta evocare Vincenzino per ricordarlo attraverso la memoria di lui ancora viva nella loro città con una nota di legittimo orgoglio partenopeo.

Vincenzino, l’avrete intuito, non è un uomo qualunque seppure le sue origini sono quelle di uno dei tanti miserabili predestinati a condurre una vita indigente ghettizzata in un quartiere tra i più malfamati, dimenticati “da Dio e dagli inimici sui”, in cui si consumano i sospiri delle molte anime affamate da secoli di malgoverno. Allora come ora.

cms_31417/Vincenzo-Russo-ispirato-poeta.jpgVincenzino Russo vede la luce il 18 marzo del 1876. La sua famiglia è povera e numerosa. Il padre ciabattino con il suo lavoro riesce a mala pena a guadagnare il necessario per un pasto al giorno grazie anche all’operosità della moglie che si industria perché oltre al pasto i figli possono anche indossare stracci lindi e accomodabili per più stagioni. E’ la sfida per la sopravvivenza. Una sfida che, però, non si estende all’ambiente in cui vive la famigliola: abitano in una casa – poco meno che un tugurio – angusta e malsana. Vincenzino si ammala e le sue condizioni di salute sono talmente gravi che non riesce neanche ad andare a scuola. Ma chi poteva farsi carico di un bimbo povero? Le istituzioni? Qualche filantropo? Per quante porte la mamma andasse a bussare altrettante le venivano sbattute in faccia. Nel futuro del bimbo non si profilava nessun varco per la speranza: povero, ignorante e malato di tubercolosi. Condannato ad una morte certa senza beneficio di risoluzione della pena.

Versando in tali condizioni solamente un folle potrebbe inseguire sogni. Sicuramente folle Vincenzino non era. Possedeva invece un grande talento. E già. E come tutti i geni avrebbe lasciato un’orma indelebile nella storia della sua città e contribuito a rendere la terra in cui era nato una meraviglia nel mondo.

Vincenzino, analfabeta e miserabile, sogna di diventare un poeta e, non sapendo scrivere, “compone” con il cuore poesie, dallo stile incredibilmente eccellenti per l’articolazione del verso e la musicalità.

Il padre muore e deve darsi da fare per contribuire al bilancio familiare. Trova lavoro come guantaio ma non rinuncia ad inseguire il sogno di poter studiare. Da autodidatta s’ingegna a scrivere nelle poche ore di riposo notturno. La “fortuna” vuole che la tubercolosi si aggravi e il ragazzo non riesce a dormire più: tra asma e tosse continua di notte compone poesie che pensa persino di far musicare. Ha imparato un po’ a leggere e la sua passione per la cultura lo spinge verso il teatro. Non può permettersi di accedervi ma tanto gira e tanto implora che riesce a farsi assumere come maschera e buttafuori per alcuni teatri di varietà napoletani.

Comprende che non possiede alcuna conoscenza della letteratura italiana e sempre con immensi sacrifici comincia anche a frequentare corsi serali per migliorare la sua cultura. Gli insegnanti comprendono immediatamente che sono in presenza di un genio. Vincenzino ha un’intelligenza superiore e una volontà indomita. Malgrado il lavoro quotidiano e l’asma che avanza impietosamente la sua mente vivace non lamenta mai segni di stanchezza o necessità di pause di riposo. E’ irrefrenabile e, merito della sua cultura ormai discreta, può finalmente rincorrere i suoi sogni. Le sue poesie vengono musicate.

Partecipa alle edizioni della festa della Piedigrotta, dove si svolge anche una vera e propria gara musicale, con alcune canzoni quali “Filumena Filumè” e “Napoli Napolì”.

La salute, sempre più precaria, gli procura incubi notturni e insonnia, tanto che è costretto a stare all’aperto per placare la sua tosse. Vincenzino è noto al pubblico e arriva la fortuna con il grande musicista, Eduardo Di Capua, famoso autore di : ’O sole mio.’

Vincenzino scrive in maniera divina e per tutta Napoli si diffonde la voce che abbia delle facoltà divinatorie. Lo si ritiene un “assistito”.

L’ “assistito”, a Napoli, era un personaggio importante del gioco del lotto, una persona che dietro un piccolo compenso “dava i numeri”, che a volte ricavava dai sogni che la gente gli raccontava e lui interpretava.

Eduardo Di Capua, accanito giocatore, si mette sulle orme di Vincenzino per chiedergli insistentemente gli ipotetici numeri vincenti.

A furia di “assistere” Vincenzino confida al musicista che lui è un poeta e che ambisce scrivere canzoni.

cms_31417/2_1691464858.jpgEduardo, incuriosito, legge qualcuna delle “sue cose” e va letteralmente in visibilio. Una in particolare lo entusiasma e provvede a musicarla immediatamente.

E’ “Oi Mari’, Oi Marì” . Corre l’anno 1899 e Vincenzino ha appena 23 anni.

La collaborazione artistica tra i due darà vita ad una serie di capolavori che avrebbero segnato profondamente la storia della canzone napoletana che, proprio in quegli anni, viveva la sua stagione aurea.

Fu così che dopo “Oi Maria Oi Mari’, videro la luce: “J’ te vurria vasà”, “Torna maggio,” “A serenata d’ ’e rrose” : canzoni dalle parole struggenti, rivestite da una musica immortale.

Canzoni che si incominciarono a cantare ovunque e che permisero all’ autore di portare a casa un po’ di soldi per comprare le indispensabili medicine che, purtroppo, arrivarono troppo tardi.

La tubercolosi voleva il suo “rendiconto”.

Vincenzino, dopo ore di affanno, si affaccia alla finestra nel vano tentativo di ricevere una boccata di ossigeno. Il suo sguardo è attratto dalla chiesa di piazza Mercato dove si celebra un matrimonio. Immaginando che fosse proprio la sua amata Enrichetta a sposarsi, scrive profeticamente “L’urdema canzone mia (tutto è finito)”, testo che poi musicato postumo dallo stesso Eduardo Di Capua.

E’ l’11 giugno del 1904 quando Vincenzo Russo esala l’ultimo respiro, morendo di tubercolosi.

Le canzoni del poeta Vincenzo Russo sono divenute da allora un repertorio classico, scrigno di potenza emotiva e bellezza della musica napoletana.

—————————————————————————————-

Maggiori particolari di questa storia e altre storie sono da me raccontate nel programma Storia&storie in onda sulle frequenze di Radio Regional tutti i martedì alle ore 12,15 (in replica il giovedì alle ore 17.32) al link: https://www.radio-italiane.it/regional-radio e in podcast al link: Storia & Storie: https://www.regionalradio.eu/onair/podcast/storiaestorie/

—————————————————————————————-

Data:

8 Agosto 2023