Traduci

“VIS A VIS: IL PREZZO DEL RISCATTO”

Dopo Élite e La Casa di Carta la tripletta è servita. In Spagna hanno trovato l’Arca dell’Alleanza per fare le serie tv: Vis a Vis è la terza di successo in pochi anni. Non è facile identificare in un genere questa serie disponibile su Netflix, ma la classificazione più corretta sarebbe “thriller noir”. Sono due generi molto sfaccettati e complessi da trattare, ma anche con qualche similitudine tra loro. Cercando di semplificare, il thriller è quel genere letterario e cinematografico che rispetta le seguenti caratteristiche: il protagonista affronta il pericolo di morte suo e/o di qualcun altro, la forza degli antagonisti è inizialmente maggiore di quella del protagonista e sullo sfondo c’è sempre un complotto. Il noir, invece, si focalizza sulle scene di violenza e sulle vite dei criminali.

cms_17177/Foto_1.jpeg

Cosa racconta Vis a Vis: il prezzo del riscatto? La protagonista Macarena Ferreiro (Maggie Civantos) viene indotta dal suo capo a commettere reati fiscali e crimini di manipolazione e appropriazione indebita nell’azienda nella quale lavora. Viene arrestata e detenuta nel penitenziario femminile di Cruz del Sur, dove affronta lo shock nell’entrare in un mondo a lei completamente estraneo con le notevoli difficoltà nell’instaurare un rapporto non conflittuale con le altre carcerate, tra cui spicca quello di amore e odio con Zulema Zahir (Najwa Nimri). La linea generale mostra la quotidianità all’interno di un carcere e la trasformazione della protagonista da indifesa a sopravvissuta senza più scrupoli. La serie è sorprendentemente originale sia per alcune scelte apparentemente non convenzionali (anche se, a onor del vero, alcune abbastanza forzate) sia per il venir meno di quella “corsa contro il tempo”, fondamentale caratteristica del genere thriller che riesce a suscitare nel lettore/spettatore un’ansia costante che si dipana, comunque, soltanto nelle battute finali della narrazione. Vis a Vis affronta il coraggio di sperimentare e di adoperare scelte che possono sembrare incomprensibili, ma alcune del quali si rivelano successivamente funzionali.

cms_17177/Foto_2.jpg

La storia parte come Macarena-centrica per poi evolversi in un racconto corale, da cui emerge subito quello che può essere definito il nucleo principale delle carcerate, oltre i due personaggi principali sopra citati: la riccia Estefanìa Kabila (Berta Vázquez), la gitana Saray Vargas (Alba Flores), l’amorevole Soledad Nuñez (Marìa Lago), la tossica Teresa Gonzales (Marta Aledo), la cuoca Antonia Dìez (Laura Baena) e la spietata Anabel Garcés (Inma Cuevas). A loro si aggiunge il personale della prigione: Antonio Palacios (Alberto Velasco), Fabio Martìnez (Roberto Enrìquez), Ismael Valbuena (Harlys Becerra), il medico Carlos Sandoval (Ramiro Blas) e la direttrice Miranda Aguirre (Cristina Plazas). Il motivo per il quale Vis a Vis può essere classificata come noir è facilmente intuibile: non mancano scene di violenza, morti, una volgarità latente (e che viene fuori spesso e volentieri nel linguaggio di tutti i personaggi) e scene erotiche (principalmente di stampo omosessuale femminile). Per quanto tutto ciò possa far storcere il naso soprattutto ai deboli di cuore (e per quanto le scene overrated sappiano più di fanservice, ovvero sono girate a favor di pubblico maschile), serve a far innalzare il tasso di verosimiglianza di un prodotto che, altrimenti, non avrebbe avuto questo successo.

cms_17177/foto_3.jpg

Ma perché ha anche il thriller in sé? Per spiegarlo è necessario introdurre il complesso mondo fuori dal carcere. Prima la famiglia Ferreiro: il padre Leopoldo (Carlos Hipòlito), la madre Encarna (Marìa Salgueiro) e il fratello Romàn (Daniel Ortiz). Poi la polizia, capeggiata dall’ispettore Damien Castillo (Jesùs Castejòn) e Heléna Martin (Veronika Moral). Tutti loro si scontreranno con gli antagonisti: l’egiziano Hanbal Hamadi (Adryen Mehdi), il siriano Karim Aitsaid (Hakim Noury), Cesàreo Gil (Yiyo Alonso) e sua moglie Susanita Tamayo (Elena Seijo). Essendo una serie, la trama, per forza di cose, si dipana in più giorni, addirittura in più mesi (le pene sono pluriannuali). L’elemento della corsa contro il tempo, comunque, viene recuperato attraverso le diverse sotto trame, che ben si inerpicano con quella principale: il mondo esterno al penitenziario interagisce e influisce su quello della prigione, e viceversa. La costante prerogativa dei buoni è impedire che i cattivi facciano fuori meno vite possibili, cercando di giocare d’anticipo e anticipare le loro mosse.

cms_17177/foto_4.jpg

Non sempre questo riuscirà: le morti saranno innumerevoli, alcune anche dolorose per lo spettatore. E qui emerge un altro punto di forza della serie: i personaggi, con naturalezza, riescono ed entrare in empatia con il pubblico, lo emozionano con le rispettive storie, alcune delle quali giungono al termine in maniera del tutto spontanea. Manca qualcosa all’appello? Sì, la religione. C’è anche quella: vengono affrontate le controindicazioni dei credo religiosi delle detenute, divise tra la loro condizione e la fede. Al termine della seconda stagione, con la conclusione delle diverse sotto trame, la serie riparte quasi da zero: viene mantenuto il nucleo delle detenute, che viene però trasferito nel carcere di Cruz del Norte. Vengono abbandonati i comprimari delle prime due stagioni (rimane solo l’ispettore Castillo) in favore di nuovi: il capo delle guardie Altagracia Guerrero (Adriana Paz), Andrés Frutos (Luis Callejo) e nuove detenute, tra cui spiccano Mercedes Carrillo (Ruth Diaz), Goya Fernandez (Itziar Castro) e la cinese Huang Akame (Huichi Chiu). Rispetto alle due stagioni precedenti, la serie perde più di qualche colpo ma riesce a mantenersi discretamente.

cms_17177/foto_5.jpg

Una scelta poco felice è la mancanza di carisma nei nuovi personaggi, che tendono più ad essere delle macchiette: Mercedes viene introdotta come “novella Macarena”, costantemente spaventata e tormentata dalle altre; Frutos avrebbe dovuto interpretare la parte della guardia corrotta, ma finisce vittima di se stesso; Goya sarebbe dovuta essere la bulla del carcere ma non instilla mai quel senso di paura e timore. Di questo gruppo il personaggio più riuscito è sicuramente Altagracia: viene presentata come una guardia inflessibile e spietata per poi scoprire il suo oscuro passato, che tornerà violentemente a galla. Sandoval, invece, è protagonista delle scelte meno ovvie: è il più antipatico, inviso agli altri protagonisti e agli spettatori, eppure di successo. Qui si sintetizza tutto il coraggio degli sceneggiatori, abili nel far funzionare la serie. Coraggio che trova il suo “zenit” nell’assenza di Macarena dalla quarta puntata della terza stagione alla penultima della quarta, quando torna in pompa magna per chiudere il cerchio nel finale che salva le ultime due stagioni. L’ultima scena è un flash forward ambientato 12 anni dopo, che mostra la nuova vita dei protagonisti. Flash forward e flash back sono gli espedienti, insieme a continui cliffhangers, più utilizzati nell’arco di Vis a Vis. Piccola postilla: i flash back sono dei salti nel passato, volti a mostrare dei retroscena sui personaggi; i flash forward sono dei salti nel futuro, fatti per anticipare qualcosa al lettore/spettatore e incuriosirlo. I cliffhanger, invece, sono delle brusche interruzioni della narrazione in favore di un colpo di scena. Piccola nota al doppiaggio italiano: tra i grandi nomi scelti risaltano quelli di Patrizio Prata (doppiatore di Valbuena), Lorenzo Scattorin (Fabio) e Claudio Moneta (Castillo). Il salto temporale non è la fine di tutto, anzi: è in arrivo Vis a Vis: El Oasis, spin off della prima serie. Le aspettative sono alte, ma quella più grande è la conclusione delle trame chiuse in modo raffazzonato: nonostante sia improntata come una narrazione duale, non sarebbe male porre rimedio a tutto ciò che ha impedito a Vis a Vis: il prezzo del riscatto di raggiungere l’eccellenza. D’altronde le possibilità di trama sono molteplici, tutte in attesa di essere sfruttate nel loro massimo potenziale. E chissà che Vis a Vis non diventi un classico. Il voto in pagella del primo quadrimestre è un 7 su 10. Aspettiamo ora il secondo.

Data:

22 Aprile 2020