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“VIS A VIS: L’OASIS”

«Alla fine della vita tutte le persone che abbiamo conosciuto si possono classificare in due categorie. Chi ha lasciato un’impronta dentro di noi e chi non l’ha fatto» Ultima scena di “Vis a Vis: Il prezzo del riscatto”: Macarena Ferreiro (Maggie Civantos) e Zulema Zahir (Najwa Nimri) pronte al loro ultimo grande colpo, come narrato dalla voce fuori campo. Su Netflix è arrivato il racconto e le conseguenze, negli otto episodi che compongono lo spin-off “Vis a Vis: L’Oasis” e che chiudono definitivamente l’universo narrativo aperto nel primo episodio della serie madre. Spin-off è la nomenclatura corretta, anche se l’evoluzione della trama ha portato questa narrazione a fungere da vera e propria quinta stagione. Dell’universo progenitore rimangono soltanto tre personaggi: oltre Macarena e Zulema, c’è anche Goya Fernandez (Itziar Castro). Ad affiancarle un cast completamente nuovo: Victor Ramala (David Ostrosky), Cepo Sandoval (Lucas Ferraro), Ama Castro (Ana Maria Picchio), Laura Ros detta “La Flaca” (Isabel Naveira) e Monica Ramala (Lisi Linder), più una serie di comprimari ricorrenti. Questa serie ha osato e tanto: ha gettato quasi tutti i crismi delle quattro stagioni precedenti (perdendo la componente noir in favore di una drammatica) e ha optato per una narrazione “sfalsata” sul piano temporale (flashback e flashforward si alternano intrecciandosi al presente).

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Ma ciò che risalta più all’occhio dello spettatore è la gestione dei personaggi: tutti quelli secondari (e qualche insospettabile primario) sono come elettroni che gravitano attorno al nucleo, formato dal duo Macarena-Zulema. “L’Oasis” (dal nome dell’hotel usato come covo dalle protagoniste) è un racconto prettamente duale, costruito in modo che anche l’ultimo grande cerchio si chiudesse con un finale degno di questo nome (nonché l’unica cosa che salva un prodotto inferiore a quello originale). Era iniziato tutto con una “marea gialla” e in un giallo scenario tutto si conclude. La scelta del colore, ovviamente, non è casuale: questo colore è tradizionalmente associato all’energia mentale e fisica, secondo il Buddhismo significa “saggezza” e in cromoterapia serve a stimolare l’ottimismo.

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Nonostante delle battute finali concitate e strazianti, la key word del sipario che cala è proprio “ottimismo”: è quel sentimento restituito dalla speranza che tutto possa andare bene dopo dei periodi brutti, è la speranza di Macarena che riesce a dare alla luce il bambino che portava in grembo. Parto che ha potuto compiersi proprio perché Zulema si è sacrificata durante l’ultima fuga dalla polizia, dopo che il piano studiato non era andato “liscio come l’olio”. È la conclusione più poetica possibile, se si pensa che durante la prima stagione era stata proprio Zulu ha causare il primo aborto di Maca. Il regista Ivan Escobar ha vinto la scommessa più grande: raccontare il rapporto tra due partners in crime, delle novelle Bonnie e Clyde. Il giudizio finale su questi otto episodi si assesta sul 6 su 10, il che dà come risultato finale un sei e mezzo per tutto “Vis a Vis”. Certo, rimangono ancora dei quesiti aperti (in primis l’identità del padre del bambino di Macarena), ma è bello che siano gli spettatori a viaggiare con la loro fantasia per trovare le risposte. Ciò che è certo è che la Spagna (tra “Élite”, “La Casa di Carta” e “Le Ragazze del Centralino”) può contare su un poker di serie che consacra gli iberici anche per le serie TV.

Data:

24 Agosto 2020