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VITTIME DI GUERRA IN FAMIGLIA

Figli. Cosa non si farebbe per i propri figli? Si perde il sonno, si fanno doppi lavori, si rinuncia a qualcosa pur di darlo a loro, ci si commuove, ci si dispera, si sta in ansia. Ma non tutti vedono i figli come un dono, come persone da tutelare e proteggere, anzi, per molti genitori i figli ad un certo punto diventano un peso, un pacco da smistare, un’arma da usare. Un noto quotidiano nazionale, nel 2014, chiese alle persone figlie di genitori separati di raccontare le loro esperienze, per andare oltre i luoghi comuni. Diversi anni fa, alla fine degli anni ‘70, quando i numeri di telefono si cercavano sugli elenchi e i pettegolezzi erano limitati ai rioni, ai quartieri, agli androni delle scuole, essere figlio di genitori separati era vissuto come una vergogna, un segreto da tenere chiuso dentro i disegni e nei temi di scuola. Oggi invece la separazione è un fatto normale, la chiesa il prete ed i pianti della mamma sono rimasti chiusi fuori dalla porta di casa, dove si consumano drammi e il silenzio delle coppie è rotto solo dai videogiochi sparati dai figli per isolarsi dal mondo. Secondo i dati ISTAT nel 2014 in Italia si sono celebrati 189.765 matrimoni, 89,303 separazioni e 52.335 divorzi. Numeri, dietro i quali si celano famiglie in disintegrazione di cui i figli sono vittime incolpevoli. Sempre.

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Purtroppo spesso vengono accusati di essere la causa delle prime divisioni, un senso di colpa opprimente che si depositerà sopra la loro anima creando un primo strato di disaffezione all’amore, specialmente si si parla di bambini, che ragionano con i sentimenti, che scrivono con le lacrime. I ricercatori sono convinti che non esiste un solo tipo di reazione alla separazione perché non esiste un solo tipo di separazione. Sembra ovvio ma spesso le ovvietà non vengono considerate abbastanza. Un dato importante viene da quanto hanno postulato due ricercatori, Emery e Forehand, nel 1994, i quali hanno verificato che il modo con il quale i bambini si adattano alla separazione dei genitori dipende per lo più da come essi gestiscono il processo. Ed ecco il punto focale: come gestire un processo in cui ci si separa da qualcuno che nella testa e nel cuore, è diventato un mostro? E cosa accade a chi il mostro non lo vede, ma poi lo sente urlare, ruggire, contro l’altro mostro che prima era papà o mamma. Come si chiudono le orecchie abbastanza da non sentire più le urla, i pianti, i rumori dei piatti lanciati a terra? Cosa significano quelle parole, con chi parlarne…? Forse su internet, o magari qualche amica a scuola sa cosa significhino “puttana”, “bastardo”, “schifoso”. Parole lanciate come coltelli che raggiungono le menti sbagliate, cuori troppo fragili. E poi i soldi, che non vengono dati per non farli usare a lei che chissà per cosa li userebbe, i soldi che quello lì non può dare e dorme in macchina, ed i bambini sanno solo questo. Papà con la barba lunga e gli occhi cerchiati, mamma con gli occhi rossi e i capelli in disordine.

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La sofferenza nutre la paura di anime sperdute, smarrite senza un Peter Pan che le salvi. I bambini corrotti dai gelati e dai regali, perché “affetto comprato giudice convinto”, i figli con i vestiti alla moda e il telefono ultima generazione, perché “non si parla male di chi fa del bene”. Nella guerra delle separazioni violente, le vittime non sanguinano esternamente ma dentro, per i colpi inferti dalle accuse delle assenze, dalle punizioni perché si parla troppo o perché si sta in silenzio, dagli abbracci mancati. Sensi di colpa che diventano strati di catrame per essere distanti dal mondo, nella speranza che almeno uno dei due genitori riesca a sciogliere quel nero con l’amore, con la presenza. Fatevi un giro nelle pagine dei bambini abbandonati a loro stessi, nel loro concedersi senza sapere, pur di non essere lasciati, credendo di essere sbagliati. Danni collaterali dell’amore, vittime di una guerra che non hanno nemmeno combattuto, a volte vengono chiamati angeli quando sono rapiti dagli orchi, lasciati entrare nel tunnel della vita senza nessuno che illumini loro la strada.

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Data:

5 Dicembre 2016