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“VOLA SOLO CHI OSA FARLO”

A conferma di quella capacità vista da Luis Sepulveda in chi sappia “osare volare”; finalmente, nella annosa tormentata vicenda di degrado e abbandono a Taranto, è stato dato di sognare additandoci la bella storia, del “volo” imprenditoriale di un volontariato volto al sociale; essendone protagonista la Fondazione Onlus CEM (Centro Educativo Murialdo) che, attraverso l’assunzione di responsabilità, nell’impegno quotidiano volto al risanamento e alla rinascita del territorio, dal 1994 opera nel capoluogo jonico seguendo l’insegnamento di S.Leonardo Murialdo, teologo, sacerdote torinese fondatore, nel 1800, della congregazione dei Giuseppini.

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Alla stregua di questi ecclesiastici indirizzati alla dedizione verso le categorie più indifese, soprattutto nel campo lavorativo, sulla scia della devozione a San Giuseppe di cui si volle seguire l’esempio di essersi fatto Profeta, non più in virtù dei suoi sogni ma in quanto interprete dei progetti del Creatore; l’opera del CEM si rivolge proprio all’analisi delle necessità del territorio intessendone sinergie con le Istituzioni civili e religiose al fine di sollecitare un concreto interesse nella ricerca di come sollevare le condizioni di povertà delle categorie svantaggiate, in primis dei giovani inoccupati, così pure di ex detenuti disabili ed ex tossicodipendenti.

cms_2681/tre.jpgGrazie all’opera di un generoso volontariato e sotto l’illuminata guida di Padre Nicola Preziuso, il CEM ci addita l’esempio di come si possano conseguire risultati simili al “volo” di un sogno realizzato con un instancabile impegno che abbia conosciuto anche momenti di grande difficoltà. Infatti, persino partendo da una situazione di notevole disagio per avere dovuto lasciare la sede in una casa cantoniera dell’ANAS che, pure, in modo eccellente dal CEM era stata recuperata dall’abbandono strutturale e funzionale; oggi, questa onorevole Fondazione è stata in grado di fornire l’esempio della sua rinascita attraverso la generosa opera in continua spendita a favore di una parte del territorio tarantino, organizzandosi su quattro ettari e mezzo di terreno in località Cimino-Manganecchia di cui ha ottenuto la concessione dopo che, alla dismissione da parte della Marina Militare, era subentrato il degrado di una discarica a cielo aperto. Proprio in questo sito che, nonostante l’incuria subita, ha pur sempre la sua splendida posizione sulle sponde del Mar Piccolo, per il CEM è nata anche una seconda vita ancora più proficua per l’intera comunità tarantina che si vede restituire un angolo di grande impatto naturalistico, in vista di un benessere più lato da riconquistare in conformità del superamento dell’io nell’interesse della preservazione globale che è legge del Creato; cui dimostra di ispirarsi il CEM interpretando quei concetti di ordine logico-filosofico con implicanze economiche e sociali, non fideistiche anche se teologicamente rispondenti all’assunto: “Onora Dio chi onora la natura”; in base alla inversa deduzione riveniente dai tanti esempi di disonore, apportato dall’uomo alla natura, ricadente su lui stesso che troppo spesso dimentica di essere stato incluso nel progetto della Creazione.

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Così, prefissandosi un itinere in cui è stata posta la maggiore attenzione al “processo” di sostenibilità fra i concorrenti apporti nel volontariato tendente, man mano, ad una finalità che non si configura nel conseguimento di un unico progetto particolare, ma in tutti quelli da realizzare superando bisogni precipui in vista di un benessere globale; la stessa sostenibilità è attivata attraverso la formazione di giovani con le relative attitudini da orientare verso nuove opportunità imprenditoriali in ogni campo, secondo il modello di orientamento alla vita e al lavoro sperimentato nel Doppio Mentoring identificato nella cosiddetta Girandola degli Spazi. D’altra parte, la stessa realizzazione della nuova sede della Fondazione CEM non è altro che una strada tracciata da un “processo” di sostenibilità ricercata nella sperimentazione di tecniche e materiali innovativi ricavabili in termini di trasformazione secondo opportunità economica; appunto, in tale prospettiva ponendosi lo stesso recupero ambientale del sito Cimino-Manganecchia oltre alla ristrutturazione delle sei costruzioni collabenti da cui si pensa di ricavare una foresteria, una cappella, ambiti per riunioni co-working e laboratori-cantieri permanenti di arti e mestieri. Pertanto, tutti gli ambiti di intervento, avvalendosi della lungimirante creatività del bioarchitetto dr. Giuseppe Palanga e della collaborazione scientifica del CNR di Bari con a capo il dr. Vito Uricchio, prevedono l’utilizzo integrato del suolo con la sua produzione agricola e i relativi scarti da cui ricavare compost e materiali biologici innovativi per l’edilizia (oli, cere, terpene di agrume e pastazzo in fibra) per un trattamento non inquinante di legno, finiture murarie e rivestimenti, con conseguente riduzione di emissione di CO2 propria dell’uso di prodotti sintetici e petrolchimici; così, il recupero strutturale delle costruzioni in muratura prevede tecniche integrative: in legno (del tipo Platform Frame Intelaiato XLam), fibre vegetali di canapa, paglia, resine, terra cruda per creare massa, pannelli in sughero e in gesso-fibra, sabbia vulcanica; mentre, accorgimenti architettonici con dispositivi tecnologici concorrono all’efficienza energetica attraverso la coibentazione termica in base a sistemi passivi di diffusione e irraggiamento solare termodinamico.

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Ma un risultato strepitoso, che apre ad ulteriori vittoriose sperimentazioni, è quanto conseguito dal CEM nella bonifica di mezzo ettaro dell’area rilevata in concessione che, risultato contaminato da PCB altamente inquinante e cancerogeno oltre che da metalli pesanti come piombo zinco rame, si contrapponeva al terreno impreziosito da 52 alberi secolari di ulivo. Con il sostegno della Diocesi di Taranto, del Politecnico e dell’Università di Bari, il disinquinamento è iniziato il 18 Aprile 2013 attraverso la piantumazione di 640 talee di pioppi e 300 tamerici, mentre in altra parte del terreno è stato seminato un “compost”; con il risultato che, a conferma anche delle più rosee aspettative, è stata appurata la vittoria del “fitorimedio” sulle lunghe molecole del PCB che, giorno dopo giorno, in concomitanza con l’assorbimento dei metalli pesanti, dopo 14 mesi sono risultate notevolmente ridotte al di sotto dei valori-limite legislativi, grazie all’azione sinergica delle piante con i microrganismi proliferati in quantità tre volte superiore dal compost vegetale con zuccheri ed enzimi acidi agevolanti la porosità del suolo.

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In questo formidabile risultato che apre alla prospettiva di bonifiche con un cronoprogramma di vasta portata, addirittura in ambito di terreni inquinati dall’industria siderurgica; non può non cogliersi una ulteriore indicazione della grandezza e magnanimità della Natura che, dal suo interno, offre il recupero di ciò che l’uomo distrugge; tanto essendosi colto dal CEM la cui responsabile assunzione di una realtà di forte negatività, trasformata in positività attraverso il disinquinamento, diviene profetico “volo”- speranza di certezza fondata; nell’ambito di una concertazione culturale politico istituzionale in collaborazione con la ricerca scientifica, “in volo”, a servizio della coscienza per far crescere l’Umano nella sua integralità con la Natura e l’Universo che tutto comprende.

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Data:

9 Settembre 2015