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Voto di scambio e corruzione, perquisizioni a Napoli

Voto di scambio e corruzione, perquisizioni a Napoli

cms_8455/napoli_procura_fg.jpgPerquisizioni a Napoli negli uffici della Sma Campania, società in house della Regione Campania impegnata nella prevenzione e nel contrasto degli incendi boschivi, e negli uffici del consigliere regionale campano di Fratelli d’Italia Luciano Passariello nella sede del Consiglio regionale al Centro direzionale di Napoli. Passariello è anche candidato alla Camera nel collegio plurinominale di Napoli in posizione di capolista per Fratelli d’Italia. L’attività è coordinata dalla Procura di Napoli e sarebbe stata svolta nell’ambito di un’inchiesta su presunti episodi di voto di scambio e corruzione.

Accordi corruttivi diretti al controllo illecito degli appalti pubblici nel settore del trasporto e dello smaltimento dei rifiuti in Campania è l’ipotesi attorno alla quale si articolano le indagini.

Le attività di indagine ancora in corso, spiega il procuratore di Napoli Giovanni Melillo, “sono state rese necessarie e indifferibili dalla rilevata gravità del rischio di dispersione probatoria collegato alla annunciata diffusione di notizie e immagini in grado di pregiudicare gravemente le investigazioni sulle gravi ipotesi delittuose fin qui individuate (corruzione aggravata dall’utilizzo del metodo mafioso, corruzione, finanziamento illecito di partiti politici)”. Melillo aggiunge che “la delicatezza e la complessità delle attività d’indagine in svolgimento impongono di conservare il più stretto riserbo”.

“Questa mattina gli agenti dello Sco hanno effettuato una perquisizione nel mio ufficio in Consiglio regionale, prelevando documentazioni relative a un’inchiesta in atto della Procura di Napoli per fatti che sarebbero risalenti al mese di febbraio 2018 tuttora in corso”. Lo dichiara il consigliere regionale campano e candidato di Fi Luciano Passariello, spiegando che “non mi è stata contestata nessuna condotta diretta che si ipotizzi antigiuridica. Risulto coinvolto perché altre persone avrebbero fatto il mio nome’’.

’’Tutto questo accade a soli 15 giorni dalle elezioni politiche che mi vedono impegnato in prima persona come candidato – continua -. Qualcuno può millantare credito ma essere nominato da altre persone in terze conversazioni è cosa ben differente dal commettere reati”. Passariello spiega di non aver “mai incontrato nessuno degli imprenditori di cui fa riferimento la Procura. Sono tranquillo, anzi -aggiunge- ho ribadito alle forze dell’ordine la totale disponibilità a collaborare ed a fornire loro tutto il materiale e le informazioni utili a fare piena luce su questa vicenda. L’auspicio è di essere ascoltato quanto prima dagli inquirenti. Invito gli organi di informazione a riportare i fatti così come sono evitando strumentalizzazioni politiche utili solo a gettare fango a pochi giorni dal voto”, conclude Passariello.

Indagati anche i giornalisti della testata online Fanpage. “Tutto questo è assurdo, abbiamo messo a repentaglio la nostra incolumità per questa inchiesta e ora ci ritroviamo indagati”, si sfoga con l’Adnkronos Francesco Piccinini, direttore di Fanpage.it, coinvolto nell’indagine.

Fanpage, racconta Piccinini, ha utilizzato giornalisti ’provocatori’, che avrebbero avvicinato e fatto parlare diversi politici e imprenditori, proponendo affari sullo smaltimento dei rifiuti. “Io – spiega il direttore – ho recitato la parte di un industriale del Nord che doveva sversare dei rifiuti. Abbiamo incontrato dei camorristi che ci hanno spiegato dove sotterrare quei rifiuti, chiedendoci 30mila euro a camion”. Non solo: “Abbiamo messo una telecamera addosso a un ex boss dei rifiuti mandandolo in giro per l’Italia a incontrare industriali e politici per prendere accordi in cambio di tangenti”.

Piccinini, insieme al giornalista che ha realizzato l’inchiesta, Sacha Biazzo, e all’ex boss dei rifiuti impiegato nell’operazione, risultano indagati per induzione alla corruzione. “Noi – sottolinea il direttore di Fanpage – abbiamo fatto questo nell’ambito di un’inchiesta giornalistica. E’ chiaro che non abbiamo smaltito rifiuti né preso soldi”. Ovviamente, prosegue Piccinini, “ci è stato spiegato che si tratta di un atto dovuto, ma resta una cosa spiacevole”. Piccinini precisa di aver avuto sin dall’inizio “un rapporto di dialogo” con le forze dell’ordine. “Abbiamo anche consegnato tutto il girato, per non lasciare dubbi sulla nostra buona fede”. Stamattina la polizia ha perquisito la stessa redazione di Fanpage per acquisire nuovo materiale audiovisivo.

“Il mais Ogm è sicuro”

cms_8455/studio_ricerca_ftg.jpgMais Ogm promosso dalla scienza: è sicuro e conviene, ha concluso uno studio italiano pubblicato su ’Scientific Reports’ (gruppo Nature) e lo prova la sua storia più che ventennale. Secondo gli autori, la coltivazione della versione transgenica del cereale garantisce rese superiori e contribuisce a ridurre la presenza di insetti dannosi; il prodotto, inoltre, contiene percentuali inferiori di sostanze tossiche che rischiano di contaminare gli alimenti e i mangimi animali.

Il lavoro è firmato da un gruppo di ricercatori della Scuola superiore Sant’Anna e dell’università di Pisa, coordinato da Laura Ercoli, docente di Agronomia e Coltivazioni erbacee dell’Istituto di Scienze della vita della Scuola Sant’Anna. “Per la prima volta – sottolineano gli esperti – lo studio dimostra, dati statistici e matematici alla mano, che il mais transgenico non comporta rischi per la salute umana, animale e ambientale”.

LO STUDIO – Il team ha analizzato 21 anni di coltivazione mondiale di mais ’trans’: un periodo compreso tra il 1996, ’anno zero’ della produzione, e il 2016. La ricerca raccoglie i risultati di studi condotti in pieno campo in Usa, Europa, Sud America, Asia, Africa e Australia, e paragona le varietà Ogm di mais con quelle parentali non transgeniche. Dimostra così, “in maniera decisa”, che “il mais transgenico è notevolmente più produttivo (5,6-24,5%), non ha effetto sugli organismi non-target (non bersagli della modificazione genetica), tranne la naturale diminuzione del Braconide parassitoide dell’insetto dannoso target Ostrinia nubilalis – si legge in una nota della Scuola Sant’Anna – e contiene concentrazioni minori di micotossine (-28,8%) e fumonisine (-30,6%) nella granella”, cioè nei chicchi.

METANALISI – Gli studiosi spiegano di avere applicato “le moderne tecniche matematico-statistiche di metanalisi su risultati provenienti da studi indipendenti, per trarre conclusioni più forti rispetto a quelle ottenute da ogni singolo studio”. La metanalisi si è basata su “11.699 osservazioni che riguardano le produzioni, la qualità della granella (incluso il contenuto in micotossine), l’effetto sugli insetti target e non-target, i cicli biogeochimici come contenuto di lignina negli stocchi e nelle foglie, perdite di peso della biomassa, emissione di anidride carbonica dal suolo”.

CORTE UE – Dalla Scuola superiore Sant’Anna si ricorda che “di recente la Corte di giustizia europea ha sentenziato che – a meno di una ’evidenza significativa’ sul serio rischio alla salute umana, animale e ambientale portato dalla coltivazione di piante geneticamente modificate – gli Stati membri” dell’Ue “non possono adottare misure d’emergenza per proibirne l’uso”.

LA SALUTE – Ebbene, “lo studio dimostra che, dopo 21 anni di coltivazione del mais transgenico in tutto il mondo – ribadiscono gli esperti – non esiste alcuna ’evidenza significativa’ di rischi alla saluta umana, animale o ambientale. Al contrario, i dati della metanalisi indicano con chiarezza la diminuzione delle micotossine e fumonisine, sostanze contaminanti contenute negli alimenti e nei mangimi e responsabili di fenomeni di tossicità acuta e cronica. La diminuzione di tali sostanze nella granella del mais transgenico, impiegata in alimenti per l’uomo e per gli animali, può avere effetti molto significativi per la salute umana”.

FIDUCIA – Gli autori – Ercoli con Elisa Pellegrino, Stefano Bedini e Marco Nuti – evidenziano che “lo studio ha riguardato esclusivamente l’elaborazione rigorosa dei dati scientifici e non l’interpretazione ’politica’ dei medesimi” e ritengono, dunque, che questa analisi fornisca “una sintesi efficace su un problema specifico molto discusso pubblicamente”. Sintesi che, concludono, “permette di trarre conclusioni univoche, aiutando ad aumentare la fiducia del pubblico nei confronti del cibo prodotto con piante geneticamente modificate”.

Bollette a 28 giorni, ipotesi cartello: Antitrust indaga

cms_8455/finanza.jpgL’Antitrust avvia un’istruttoria nei confronti delle società Tim, Vodafone, Fastweb, Wind Tre e dell’associazione di categoria Assotelecomunicazioni – Asstel per accertare se tali imprese abbiano stretto un’intesa coordinando la propria strategia commerciale dopo lo stop alle fatture telefoniche a 28 giorni.

Secondo l’ipotesi istruttoria, “il coordinamento suddetto è sfociato da ultimo nell’adozione di pressoché identiche modalità di attuazione dell’obbligo” introdotto dalla legge 172 del 2017 “per gli operatori di servizi di comunicazione elettronica di prevedere per i contratti stipulati una cadenza di rinnovo delle offerte e della fatturazione dei servizi su base mensile o di multipli del mese”.

“Fastweb, Tim, Vodafone e Wind Tre hanno, infatti, comunicato quasi contestualmente ai propri clienti che, in ottemperanza al suddetto obbligo, la fatturazione delle offerte e dei servizi sarebbe stata effettuata su base mensile e non più di quattro settimane e di voler attuare di conseguenza una variazione in aumento del canone mensile per distribuire la spesa annuale complessiva su 12 mesi, anziché 13” si legge nella nota dell’Agcm.

Il supposto coordinamento tra Tim, Vodafone, Fastweb e Wind Tre “sarebbe finalizzato a preservare l’aumento dei prezzi delle tariffe determinato dalla iniziale modifica della periodicità del rinnovo delle offerte (da mensile a quattro settimane), e a restringere al contempo la possibilità dei clienti-consumatori di beneficiare del corretto confronto concorrenziale tra operatori in sede di esercizio del diritto di recesso” sottolinea l’Antitrust. “Per raggiungere tale finalità, i quattro operatori avrebbero concertato la variazione delle condizioni contrattuali comunicate ai propri clienti in ottemperanza agli obblighi normativi” osserva.

Il provvedimento di avvio dell’istruttoria non esclude la possibilità che l’intesa tra gli operatori telefonici abbia una durata e una portata più ampia e risalga all’introduzione stessa della cadenza delle quattro settimane dei rinnovi e all’incremento del prezzo unitario delle prestazioni offerte che ne è conseguito.

Nella giornata di oggi, i funzionari dell’Autorità hanno svolto ispezioni nelle sedi delle società interessate e presso l’associazione di categoria, con l’ausilio del Nucleo speciale Antitrust della Guardia di Finanza, ricorda la nota spiegando che il procedimento si concluderà entro il 31 marzo 2019.

ASSTEL – Assotelecomunicazioni- Asstel, “sta prestando la massima collaborazione alle autorità, nella consapevolezza di essere estranea a qualunque pratica anticoncorrenziale”. Lo afferma l’associazione delle imprese delle Tlc in merito all’ispezione disposta dall’Agcm in corso presso i propri uffici.

TIM – Tim “ribadisce di aver sempre operato nel rispetto della normativa vigente garantendo la piena collaborazione a tutte le Autorità di settore e la massima trasparenza ai propri clienti”. E’ quanto si legge in una nota dell’operatore in merito all’avvio del procedimento istruttorio dell’Antitrust.

Tim “esclude categoricamente che ci sia stato qualsiasi coordinamento della propria strategia commerciale con altri operatori anche in merito alle modalità e alle tempistiche di ottemperanza alla legge 172/2017 che, peraltro, impone a tutto il mercato di adottare, entro il 5 aprile 2018, la cadenza di di fatturazione mensile per i servizi di rete fissa e mobile” conclude la nota.

WIND – “Wind Tre, nel corso dell’ispezione odierna disposta dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, ha fornito, con la massima collaborazione, tutte le informazioni richieste. L’azienda conferma di essere estranea a qualunque pratica anticoncorrenziale”. E’ quanto si legge in una nota dell’operatore.

Wind Tre sottolinea che “nel corso dell’ispezione odierna disposta dall’Autorità garante della concorrenza e del mercato (Agcm), ha fornito, con la massima collaborazione, tutte le informazioni richieste”. L’azienda conferma di aver “pienamente rispettato le disposizioni di legge e di essere estranea a qualunque pratica anticoncorrenziale”.

FASTWEB – Fastweb ’’collaborerà, come ha sempre fatto, con l’Agcm e di aver fornito tutte le informazioni richieste’’ e ribadisce la sua ’’totale estraneità’ a qualunque ipotesi di pratica collusiva e conferma di essersi adeguata a quanto previsto dalle disposizioni di legge’’. E’ quanto si legge in una nota della società. In merito all’introduzione della fatturazione a 4 settimane Fastweb rileva, in ogni caso, come Agcom avesse segnalato ad Agcm già nel 2015 una possibile intesa tra i principali operatori, Tim, Vodafone e Wind, che nel giro di poche settimane avevano introdotto gli stessi aumenti e con le stesse modalità. L’Agcm all’epoca, si legge nella nota, ’’non rilevo’ alcuna criticità. Come comunicato alla stessa Agcm a febbraio 2017, Fastweb si e’ trovata a doversi adeguare, due anni dopo, a quello che era diventato ormai uno standard di mercato, anche alla luce del sostanziale assenso da parte delle Autorità’ competenti alle manovre degli altri operatori’’, conclude Fastweb.

I CONSUMATORI – I consumatori plaudono alle ispezioni. “Ottima notizia, basta con i soprusi perpetuati dalle compagnie telefoniche” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “Abbiamo presentato ormai decine di esposti tra Antitrust e Autorità delle comunicazioni sulla questione delle bollette a 28 giorni. Non è pensabile che tutte, o quasi, stiano magicamente aumentando le tariffe, guarda caso, dell’8,6%. E’ ora, poi, che finalmente si rimborsino gli utenti e che le compagnie stornino quanto hanno indebitamente incassato a partire dal 23 giugno 2017” conclude Dona.

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16 Febbraio 2018