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Zone rosse, Conte: “Con pm chiariti tutti i passaggi”(Altre News)

Zone rosse, Conte: “Con pm chiariti tutti i passaggi”

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E’ terminata, dopo circa tre ore, l’audizione del premier Giuseppe Conte a Palazzo Chigi con la pm di Bergamo Maria Cristina Rota, sulla mancata istituzione della zona rossa a Nembro e Alzano Lombardo. Il presidente del Consiglio è stato ascoltato come persona informata dei fatti. Ascoltata per due ore anche il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese, che dopo l’audizione ha quindi lasciato Palazzo Chigi in auto. Due ore di colloquio con la Pm anche per il ministro della Salute Roberto Speranza, sentito come persona informata sui fatti. Il pm di Bergamo ha già sentito il presidente dell’Istituto superiore di sanità, Silvio Brusaferro.

Con la pm di Bergamo “ho voluto chiarire tutti i passaggi nei minimi dettagli”, ha commentato il premier dopo l’audizione. La Pm Rota: “Audizioni Palazzo Chigi in clima di massima distensione”

D’Amato: “Nel Lazio 99 casi e 5 morti legati al San Raffaele”

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Il focolaio dell’Irccs San Raffaele Pisana “raggiunge così un totale di 99 casi positivi e 5 decessi correlati. Due i decessi nelle ultime 24 ore riferiti al cluster, si tratta di una donna di 89 anni, proveniente dal San Raffaele Pisana e deceduta al Policlinico Gemelli e una donna di 82 anni anch’essa proveniente dalla struttura di Pisana e deceduta all’ospedale militare del Celio”. Lo sottolinea l’assessore alla Sanità e l’Integrazione Sociosanitaria della Regione Lazio Alessio D’Amato, in nota, al termine dell’odierna videoconferenza della task-force regionale per il Covid-19 con i direttori generali delle Asl e Aziende ospedaliere e Policlinici universitari e ospedale Pediatrico Bambino Gesù. “Resta altissima l’attenzione” sul cluster del San Raffaele Pisana di Roma “e i pazienti positivi tutti trasferiti allo Spallanzani. Il dato dei positivi del Lazio è caratterizzato da questo focolaio che ci sta fortemente impegnando”.

“L’indagine epidemiologica andrà a ritroso a partire dal primo di maggio e già sono stati chiamati i primi 200 pazienti dimessi dalla struttura presso i drive-in per effettuare i test sierologici L’attenzione resta altissima e i pazienti positivi sono stati tutti trasferiti. Proseguono le attività per i test sierologici sugli operatori sanitari e le Forze dell’ordine”, spiega l’assessore.

Nel Lazio “è record dei guariti che sono stati 317 nelle ultime 24 ore, più del doppio degli attuali positivi e complessivamente raggiungono le 4.913 unità, mentre i decessi sono stati 5”. “Il dato dei casi del Lazio è caratterizzato da questo focolaio che ci sta fortemente impegnando. Oggi registriamo un dato di 27 casi positivi di cui 22 riferibili al focolaio del San Raffaele Pisana di Roma e di questi 16 derivano dai tamponi di controllo effettuati ieri su pazienti e operatori risultati negativi ai primi tamponi. I pazienti sono da considerarsi un cluster di derivazione dei primi casi positivi della struttura”, conclude l’assessore.

Roma, rischio focolaio in un palazzo occupato alla Garbatella

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Un palazzo occupato nel quartiere Garbatella a Roma e una famiglia di origine peruviana risultata positiva al coronavirus. Dopo l’Irccs San Raffaele Pisana, la Capitale potrebbe dover fare i conti con un altro focolaio. A quanto apprende l’Adnkronos Salute il caso nasce dal piccolo della famiglia, ora ricoverato – in buone condizioni – al Centro Covid Palidoro dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù. Anche il padre è risultato positivo. A preoccupare sono le condizioni dello stabile e la situazione igienico-sanitaria in cui vivono molti degli inquilini.

“Nessun focolaio nello stabile di Garbatella” comunica la Asl Roma 2. “La situazione è attenzionata dalla Asl Roma 2, la famiglia con il minore positivo si trovano già presso l’Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Palidoro”, precisano, aggiungendo che “sono stati eseguiti i tamponi e i test sierologici a tutti i presenti della struttura e al momento la situazione è monitorata con la collaborazione delle Forze dell’ordine”.

Regeni, i genitori: “Lo Stato italiano ci ha tradito”

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“Lo Stato italiano ci ha traditi”. Lo ha detto Claudio Regeni, papà di Giulio il ricercatore italiano ucciso in Egitto, intervenuto insieme alla moglie Paola Deffendi a ’Propaganda Live’. Il fuoco amico fa male e ci amareggia. Uno non si aspetta di dover lottare contro il proprio stato per ottenere verità e giustizia. E’ proprio lo Stato italiano che ci ha traditi. La prima volta quando ha rimandato l’ambasciatore italiano al Cairo e ora con la vendita di armi all’Egitto. Non intendiamo farci prendere più in giro dall’Egitto e non ci accontenteremo di atti simbolici, dopo quattro anni e mezzo il tempo è scaduto”.

“Chiediamo, come minimo, una risposta esaustiva a tutti i punti della rogatoria del 29 aprile 2019 rimasta priva di risposta – ha continuato – e la consegna delle cinque persone iscritte nel registro indagati dalla procura italiana perché possano essere processate in Italia: finché non avremmo ottenuto queste due cose ci sentiremo traditi”.

Mafia Capitale, Buzzi: “Sconfitta per impianto accusatorio”

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“Io mi sono trovato invischiato in questa storia, con una carcerazione preventiva enorme, in alta sicurezza, lontano da casa e dalla mia famiglia. Le mie cooperative, floride al momento del sequestro, ora sono tutte fallite. Parliamo di corruzioni bagatellari, l’associazione mafiosa è venuta meno, e non c’è nessun episodio di intimidazione e violenza”. Queste le parole all’Adnkronos di Salvatore Buzzi, uno dei protagonisti dell’inchiesta Mafia Capitale, tramite i suoi avvocati Alessandro Diddi e Piergerardo Santoro, dopo le motivazioni depositate dai giudici della Cassazione che con la sentenza pronunciata il 22 ottobre scorso non hanno riconosciuto il 416 bis.

“E Massimo Carminati non ha contribuito in nessun modo all’aumento del fatturato delle cooperative. Parliamo di 70mila euro di corruzioni accertate su un fatturato complessivo di 180 milioni in tre anni. Di cosa stiamo parlando? Quello che emerge – prosegue Buzzi – è che la sentenza di Appello si poggiava sulla Cassazione cautelare che si era espressa nell’aprile del 2015, prima che parlassero più di 320 testimoni, tra i quali alcuni autorevoli che avevano escluso la mafia”.

“Un’inchiesta mediatico-giudiziaria che si chiude con una sconfitta dell’impianto accusatorio. La mafia non c’è e, di 46 arrestati, 14 sono stati assolti. Ora – dice – mi aspetto una pena equilibrata”.

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13 Giugno 2020