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BERLINO CHIAMA, L’ALLEANZA RISPONDE – L’E5 Ridisegna la Nato Prima di Ankara

Berlino oggi è la capitale della difesa europea. Alla Cancelleria, Friedrich Merz apre le porte ai pesi massimi del Vecchio Continente: Emmanuel Macron per la Francia, il premier britannico, Giorgia Meloni per l’Italia e Donald Tusk per la Polonia. È il formato E5, il direttorio militare che conta davvero in Europa, riunito d’urgenza prima del summit Nato di Ankara. Mark Rutte c’è, ma solo in videoconferenza. Il segretario generale ascolta, prende appunti, riferisce.

Il potere, stavolta, parla tedesco, francese, inglese, italiano e polacco.L’agenda non è di facciata. Sul tavolo ci sono i dossier che possono cambiare la guerra e la pace: quanto e come armare ancora l’Ucraina senza svuotare gli arsenali, come blindare il fianco Est che guarda Mosca con il fiato sospeso, quali garanzie dare a Kyiv quando le armi taceranno. Ma soprattutto c’è il nodo che nessuno pronuncia ad alta voce: chi paga.

Gli Stati Uniti chiedono da anni che l’Europa si prenda il suo peso, in soldati e in miliardi. Ankara sarà il banco di prova. Berlino è la cabina di regia dove si decide cosa dire e cosa concedere.Merz fa il padrone di casa ma sa che il gioco è di squadra. Macron spinge per l’autonomia strategica europea, Londra ricorda che senza l’ombrello americano non si va lontano, Varsavia chiede truppe e missili perché il confine con la Russia è il giardino di casa, Roma media e porta a Berlino il peso del Mediterraneo che brucia tra Libia, Medio Oriente e rotte del grano.

Rutte, collegato da Bruxelles, ha un compito ingrato: tenere insieme 32 alleati quando i 5 che contano si parlano a porte chiuse. L’immagine conta quanto la sostanza. Se l’E5 esce unito da Berlino, ad Ankara la Nato parlerà con una voce sola. Se si divide, il summit turco diventa un ring.Il formato E5 non è nato per caso. È la risposta europea al caos globale: meno vertici pletorici, più decisioni rapide tra chi ha eserciti, industria bellica e volontà politica.

La guerra in Ucraina ha spazzato via le illusioni. La difesa non si fa con i comunicati. Servono divisioni pronte, produzione di munizioni, scudi aerei condivisi. E servono adesso. Perché mentre a Berlino si discute, a Donetsk si spara e nel Mar Nero i droni decidono chi mangia e chi no.Merz vuole uscire da questa giornata con un messaggio chiaro: l’Europa c’è, l’Europa spende, l’Europa combatte. Macron vuole impegni scritti sul pilastro europeo della Nato. Tusk pretende che ogni promessa a Kyiv diventi ferro e cemento al confine. Meloni chiede che il Sud non sia dimenticato mentre si guarda solo a Est. E il premier britannico ricorda a tutti che la Manica non è un fossato: se cade l’Ucraina, il prossimo domino è più vicino di quanto sembri.

Il vertice di Berlino dura un pomeriggio, ma pesa mesi. Ad Ankara si andrà per ratificare, non per litigare. O almeno questo è il piano. Perché se l’E5 fallisce oggi, domani la Nato rischia di presentarsi in Turchia con 32 bandiere e zero strategie. E in un mondo che corre verso la prossima crisi, l’Alleanza non può permettersi il lusso di balbettare.Quando Merz stringerà le mani ai quattro leader e Rutte spegnerà la videocamera, una cosa sarà chiara a tutti: la guerra ha restituito all’Europa l’urgenza di contare. O lo farà ora, in queste stanze, o sarà qualcun altro a decidere il suo futuro. E quella è l’unica sconfitta che la Nato non può firmare.

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Teresa Zagaria

Data:

24 Giugno 2026
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