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I TAROCCHI VISCONTI-SFORZA TRA ARTE E MISTERO

Nella Milano del Quattrocento, i Tarocchi Visconti-Sforza nacquero non come semplici carte da gioco, ma come opere d’arte destinate a celebrare il prestigio delle grandi casate. Commissionati da Filippo Maria Visconti e, in seguito, da Francesco Sforza, furono dipinti tra il 1440 e il 1460 con foglia d’oro e d’argento, miniature raffinatissime e simboli araldici che riflettevano il potere e la cosmologia politica della famiglia.

Oggi, frammenti di quei mazzi sopravvivono tra la Pinacoteca di Brera, l’Accademia Carrara e la Beinecke Library di Yale: reliquie preziose di un immaginario che intrecciava arte, potere e spiritualità. Fra gli artisti coinvolti spiccano Bonifacio Bembo e Antonio Cicognara, protagonisti della pittura lombarda del tempo.

Il biscione visconteo, i tre anelli intrecciati e il sole raggiante degli Sforza compaiono nelle carte come segni di appartenenza dinastica e come simboli di un ordine cosmico. Persino il fiorino d’oro del 1442, raffigurato nei Denari, consente una datazione precisa: un dettaglio che trasforma il mazzo in documento storico oltre che in capolavoro artistico – anche se diversi studiosi non concordano con l’utilizzo di questo dettaglio come strumento di datazione.

I mazzi completi dovevano contare 78 carte, con 22 arcani maggiori e 56 minori. Le versioni più antiche, tuttavia, sembrano composte solo dai “trionfi”: allegorie ispirate ai Trionfi di Petrarca, come Amore, Morte, Tempo ed Eternità. Figure e archetipi che, allora come oggi, parlano al subconscio e invitano alla meditazione.

Molti di questi tarocchi andarono perduti, bruciati o fusi per recuperare l’oro. Altri sopravvissero grazie a un abile travestimento: vennero presentati come innocui giochi da tavolo, o cristianizzati per sfuggire alle accuse di magia e alle possibili persecuzioni dell’Inquisizione.

Il loro linguaggio simbolico, pur non concepito esplicitamente per la divinazione, richiama iconografie egizie, allegorie medievali, culti misterici e concetti alchemici. È un codice universale che attraversa i secoli.

Molti si chiederanno se esistono distinzioni tra questi Tarocchi ed altri, ad esempio i più noti Tarocchi di Marsiglia.
A differenza dei Tarocchi Visconti-Sforza, concepiti come opere d’arte cortigiana nel Quattrocento lombardo, i Tarocchi di Marsiglia nacquero in Francia tra XVII e XVIII secolo come mazzi destinati principalmente al gioco e alla diffusione popolare. Le carte viscontee, miniate con oro e argento e arricchite da simboli araldici, erano pezzi unici, fragili e preziosi, pensati per celebrare il prestigio delle casate. I mazzi marsigliesi, invece, furono prodotti in serie con tecniche di stampa xilografica e colorazione a stencil, caratterizzati da uno stile più schematico e standardizzato. Se i Visconti-Sforza riflettono l’immaginario rinascimentale e le allegorie petrarchesche, i Tarocchi di Marsiglia fissarono l’iconografia “classica” degli arcani maggiori che ancora oggi influenza la tradizione esoterica e divinatoria moderna.

Oggi i Tarocchi Visconti-Sforza sono al tempo stesso testimonianza storica, gioiello artistico e motivo di riflessione per gli studiosi delle simbologie esoteriche.

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Data:

30 Novembre 2025