“Chissà se va, chissà se va chissà se va chissà se va” non è semplicemente il ritornello della famosa canzone della Carrà, ma un mantra o, meglio, una formula magica-amministrativa che accompagna quei docenti che ogni anno si dedicano alla compilazione della domanda di mobilità.
Armati di buona volontà, pazienza stratificata e una dose di speranza sempre rinnovata si cimentano nell’inserimento di dati, servizi, titoli, concorsi, punti e chi più ne ha più ne metta.
“È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago che … un docente ottenga la mobilità, ops no secondo la più rigorosa tradizione evangelica, che un ricco entri nel regno dei cieli”.
Battute a parte, per comprendere le ragioni di tante discussioni è necessario fare un passo indietro e provare a comprendere il meccanismo della mobilità. In linea generale, il procedimento contempla diverse tipologie di movimentazione: comunale, provinciale, interprovinciale e professionale. Il punteggio viene calcolato sulla base di una tabella di valutazione che somma l’anzianità di servizio, le esigenze di famiglia, i titoli culturali e le precedenze per particolari categorie (ad esempio, personale beneficiario della Legge 104/1992 e coloro che assistono familiari con disabilità, nonché ulteriori tutele disciplinate dalla contrattazione collettiva).
In prima istanza il sistema sembra lineare, ma nella pratica assume i contorni di una partita a scacchi dove i giocatori si sfidano a colpi di titoli, servizi e precedenze e… non sempre a vincere è chi possiede il punteggiopiù elevato. Sì, perché proprio qui entra in gioco uno dei nodi più dibattuti: le precedenze. La percezione diffusa è di un sistema ormai congestionato e al collasso, che vede sovrapporsi, in un conflitto silente, desideri legittimi e diritti inviolabili. La questione, tuttavia, non è mettere in discussione le tutele, il che sarebbe culturalmente arretrato, nè il desiderio di ricongiungimento o di progressione di carriera dopo anni di sacrifici. Il problema dunque risiede nella presenza di un sistema unico, di uno spazio condiviso, nel quale convivono esigenzediverse. Così nella partita a scacchi qualcuno vince, qualcuno perde, qualcun altro si ferma per un turno.

E dunque, come risolvere la querelle? Come garantire un sistema trasparente e giusto? E’ possibile ancora riorganizzare le procedure per garantire i diritti di tutti?
Nell’opera A Theory of Justice (1971), il filosofo John Rawls elabora la teoria della “giustizia come equità”(justice as fairness). La società è definita giusta solo se regolata da norme accettabili, da principi razionali scelti con imparzialità, ignorando la propria posizione e tornaconto personale. Applicare questa concezione alla questione della mobilità scolastica, sia territoriale sia professionale, significa oltrepassare la sterile competizione tra diritti diversi e ripensare il sistema in termini più equi. In una prospettiva di revisione del sistema, si potrebbe valutare l’ipotesi di un doppio canale: il primo riservato alle precedenze legate alla legge 104/92 e alle esigenze di assistenza e il secondo ordinario, basato su servizi, titoli e continuità didattica. L’obiettivo non sarebbe creare compartimenti stagni e graduatorie privilegiate, ma restituire leggibilità al sistema.

Strade parallele, che procedono una accanto all’altra, ognuna con una propria logica ed equità ordinamentale. Il rischio più grande non è la difficoltà di disciplinare situazioni troppo dense, ma la perdita di fiducia che deriva dalla percezione di procedure opache. Dietro ogni istanza ci sono persone, vite, famiglie, sogni, impegno profuso e progetti di vita. E allora la grande sfida non è decidere chi debba vincere la partita, ma costruire regole organizzative che permettano a tutti di identificarsi come parte attiva del gioco. La scuola è ancora in tempo per divenire comunità garante di giustizia, umanità e responsabilità collettiva e non arena competitiva. Perché, come sostiene Rawls, la società è una cooperazione finalizzata al vantaggio reciproco (Society is a cooperative venture
for mutual advantage – A Theory of Justice, 1971, par.1).
————————————————————————————————————————————————————-
Bibliografia:
A Theory of Justice Rawls, J. (1971). A Theory of Justice. Cambridge, MA: Harvard University
Press.
Ministero dell’Istruzione e del Merito. (ultima versione disponibile). Contratto Collettivo Nazionale
Integrativo sulla mobilità del personale docente, educativo e ATA. Roma: MIM.
Legge 5 febbraio 1992, n. 104. Legge-quadro per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle
persone handicappate.
Raffaella Carrà (1971). Chissà se va [Brano musicale]. Milano: RCA Italiana.
Author Profile
Latest entries
Primo Piano12 Giugno 2026CHISSA’ SE VA… – La Mobilità dei Docenti tra Speranze, Precedenze e Giustizia Organizzativa
Salute e Benessere10 Maggio 2026RESPIRARE IL FUTURO – Il Convegno Nazionale di Pneumologia a Gallipoli
Scienze Umane3 Maggio 2026OIKOS – Etimo e Confini del Dire
Scienze Umane21 Marzo 2026L’ECLISSI DEL MIRAGGIO – Fenomenologia della Schadenfreude nell’Era Verticale
