Da qualche parte è scritto:
“L’amore è un uccello ribelle
che nessuno può addomesticare
e invano lo si chiama, se gli va di rifiutare”.
Avrete sicuramente riconosciuto le parole che canta Carmen nella celeberrima opera di George Bizet, datata 1875, l’insuperabile capolavoro del melodramma verista.
Carmen era stata la protagonista di una precedente novella (nel 1845), dello scrittore Prosper Mèrimèe, che la descriveva come una zingara senza cuore, una prostituta svergognata che veniva assassinata, per gelosia, dal suo amante tradito.
Bizet lasciò la trama intatta, modificando solo i tratti di alcuni personaggi e ammorbidendo alcune situazioni troppo crude e dirette ma conservò il tragico finale dell’uccisione della protagonista. In effetti si trattò del primo femminicidio messo in scena. Il risultato, nonostante le aspettative dell’autore, non fu positivo: la prima rappresentazione, avvenuta all’”Opéra Comique” di Parigi nel 1875, non solo non fu apprezzata, ma accusata di immoralità, oscenità, mancanza del senso del teatro e mancanza di buon gusto”. Anche la musica non piacque perché giudicata dai critici, troppo “wagneriana”. Purtroppo Bizet, morto tre mesi dopo la prima rappresentazione, non poté mai assistere al crescendo di popolarità e alla fortuna che raggiunse la sua amata opera, a partire dalla seconda metà del secolo.
Ma chi è Carmen e cosa rappresenta per lei l’amore? Bella, sensuale, sfrontata, affascinante, passionale, ribelle: Carmen è tutto questo e malgrado la sua criticabilissima e dubbia reputazione, risulta essere tra le figure più riproposte e fascinose della cultura occidentale, protagonista in opere musicali, cinematografiche, pittoriche, coreografiche.
Per questa donna così impetuosa, ardente e ricca di contrasti l’amore non è un sentimento romantico tradizionale, ma una passione istintiva, mutevole, pericolosa che esiste solo a patto che si mantengano inalterate la propria libertà e la propria indipendenza. Personaggio, quindi, estremamente moderno.
Carmen ama con voluttà totale solo nel presente, e non accetta legami o promesse a lungo termine. Quando il desiderio finisce, se ne va senza rimorsi.
Rifiuta la concezione dell’amore basata sul possesso o sul dovere.
E’ una ribelle che vuole scegliere lei stessa chi amare e per quanto tempo, sfidando le convenzioni sociali e la mentalità maschilista dei suoi tempi e oltre.
A tutti gli effetti, quindi, è il primo emblema del nascente pensiero femminista del XIX secolo, una donna che addirittura preferisce farsi uccidere, pur di non rinunciare alla propria autodeterminazione.
Nell’ultimo atto dell’opera, prima di morire, lascerà la firma del suo irriducibile temperamento con la frase:
“Carmen non cederà mai! Libera è nata, e libera morirà!”.
Al di là del fascino del personaggio, vale davvero la pena pagare con la vita la difesa di un modo di essere estremo (per la propria cultura) che, in fin dei conti, non porterà nessun mutamento sociale? Non credo… finchè si è in vita, infatti, è possibile portare avanti le proprie battaglie, ma sempre con intelligenza e sano egoismo poiché – a mio avviso – è magra consolazione immolarsi troncando di netto un percorso (che può essere prezioso per gli altri) a vantaggio di un’idea che chissà se mai troverà la sua incarnazione.
Non dimentichiamoci mai che, per ciascuno, la vita è una sola…
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