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FRIDA  KAHLO – Autoritratto con collana di spine

Frida realizza questo autoritratto nel 1940, dopo il suo divorzio da Diego Rivera e dopo aver chiuso la relazione con il fotografo Nickolas Muray.       

L’artista dichiarò: “Dipingo autoritratti perché sono spesso sola, perché sono la persona che conosco meglio”. Durante la sua vita, l’artista ha realizzato 143 opere d’arte, 55 delle quali autoritratti. È diventata famosa per gli elementi autobiografici che costellano le sue opere e che ritraggono  il suo quotidiano. Ognuno dei suoi autoritratti racchiude un qualche elemento di dolore, sia fisico, sia emotivo.              

Nel dipinto l’artista rappresenta sé stessa vestita di bianco e in posizione frontale, nell’atto di guardare lo spettatore, con uno sguardo impassibile e distaccato.

La pittrice, con il viso caratterizzato dalle sopracciglia folte e da sottili baffi sulle labbra, porta al collo una collana di spine che arriva fino alle spalle e la ferisce in più punti, facendola sanguinare, al cui centro si trova un colibrì nero morto. Sulla sua acconciatura raccolta si vede una fascia viola, su cui sono poggiate due farfalle e ai cui lati ci sono due libellule fiorate.

Alle spalle ci sono un gatto nero e una scimmia ragno, che tiene un filo della collana di spine, mentre sullo sfondo sono rappresentate delle foglie dai richiami esotici.

L’opera è ricca di elementi simbolici: 

  • La collana di spine: Stringe il collo di Frida provocando ferite sanguinanti, un chiaro riferimento alla corona di spine di Cristo che la eleva a martire.
  • Il colibrì: Appeso alla gola, ha le ali che ricordano la forma delle inconfondibili sopracciglia unite di Frida. Nella tradizione popolare messicana, il colibrì è un portafortuna in amore, ma in questo caso appare inerte e senza vita, forse simbolo dell’amore perduto.
  • La scimmia: Donata dall’ex marito Diego Rivera, tira la collana di spine. Simboleggia sia la sua natura dispettosa sia il legame tormentato con Rivera.
  • Il gatto nero: In agguato sulla spalla sinistra, ha la schiena arcuata ed è il tradizionale simbolo di sfortuna, dolore e morte.
  • Farfalle e libellule: Presenti nei capelli, simboleggiano la trasformazione e la resurrezione, offrendo una nota di speranza e rinascita.
  • La natura tropicale: Lo sfondo piatto e rigoglioso di foglie, tipico di molte opere dell’artista, evoca la vitalità della natura in contrasto con la sofferenza interiore. 

L’immagine è prevalentemente di tonalità fredda e chiara in primo piano. Sul fondo prevale il verde e lo scuro delle foglie e delle ombre che si confondono con gli animali di colore nero. Invece Frida presenta un incarnato molto caldo in ocra-arancio.

L’Autoritratto di Frida presenta una struttura strettamente simmetrica. L’inquadratura è centrale come l’immagine rigorosamente frontale e ancorata alla verticale. Il busto di forma triangolare con le spalle leggermente ricurve verso il basso sembra creare un basamento che mette in evidenza e valorizza il viso. L’immagine assume quindi un aspetto monumentale e scultoreo. Le curve che si ripetono nel dipinto creano forme morbide come la figura di Frida, gli animali e lo sfondo con foglie insetti.

L’opera diventa non solo un mezzo pittorico, ma un modo per esorcizzare il suo dolore e la sua vita difficile. È degno di nota l’incidente che le causò, oltre l’infertilità, una paralisi della parte inferiore del corpo, costringendola a stare a letto e diventando l’occasione per avvicinarsi alla pittura, come mezzo per sopportare ed elaborare il dolore. Il ritratto diventa un modo alternativo per vedersi, quasi l’occasione per dipingere una diversa vita e viverla in altro modo, forse quello più desiderato.

La scelta di crearsi in questo modo, con questo sguardo duro e magnetico, suggellato delle famose sopracciglia unite, occorre per impossessarsi dell’attenzione dello spettatore e raccontargli la propria storia e sofferenza. Lei che fu una donna così forte, si ricrea con questi occhi così duri, ma al contempo sofferenti. La sua collana di spine ricrea un collegamento con la corona indossata da Gesù nella sua Passione. Frida si autoriproduce come martire, con i segni ben evidenti e ben raccontati della sua continua sofferenza.

Il richiamo alle sue sofferenze, alla sua maternità strappata, al matrimonio fallito e alle tradizioni messicane sono gli elementi basilari dell’opera. Il filo conduttore è quello della sofferenza, presente in quasi la totale produzione artistica della pittrice. Proprio questo filo, però, la rende umana e vicina allo spettatore. Chiunque osservi questo autoritratto porta con sé delle cicatrici e del dolore vissuto. La pittrice non sembra, allora, così lontana. Non vi è distanza temporale, fisica o di vita vissuta. Il dolore avvicina ogni uomo all’altro. Lei ha saputo farlo in modo ancor più umano e altruista, l’ha

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Grazia De Marco

Data:

27 Maggio 2026
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