Sono passati tre anni da quel 12 giugno che svuotò per un attimo le stanze della politica italiana. Silvio Berlusconi se ne andava a 86 anni, lasciando dietro di sé un vuoto che nessuno ha davvero riempito. Non era solo un ex presidente del Consiglio, non era solo il fondatore di Forza Italia. Era l’uomo che per trent’anni ha tenuto insieme televisione, impresa, calcio e politica, cambiando il linguaggio di un Paese intero.
E tre anni dopo, quel vuoto si sente ancora.Giorgia Meloni lo ha ricordato così: “Tre anni fa veniva a mancare Silvio Berlusconi, protagonista assoluto della vita politica italiana”. Poche parole, ma pesanti. Perché definire Berlusconi “protagonista assoluto” non è retorica. È cronaca.
Dal 1994, quando scese in campo con la discesa più televisiva della storia repubblicana, fino al 2023, non c’è stato giorno in cui il suo nome non abbia occupato un titolo, un dibattito, una polemica. Amato e odiato, assolto e condannato, dato per finito e sempre risorto. Un animale politico che ha riscritto le regole mentre gli altri ancora le studiavano.
La premier ha aggiunto un passaggio che sa di eredità politica: “Condiviso percorso che continua ancora oggi”. È il riconoscimento che senza Berlusconi il centrodestra che governa oggi non esisterebbe. È stato lui a sdoganare l’alleanza con la destra, a tenere insieme anime diverse, a insegnare che la politica è anche comunicazione, empatia, racconto.
Fratelli d’Italia e Lega oggi sono al governo, ma Forza Italia è stata il laboratorio. Il ponte tra il vecchio e il nuovo. E Meloni lo sa: quel percorso, iniziato con gli azzurri e i gazebo, oggi porta dritto a Palazzo Chigi.

Antonio Tajani, che di Berlusconi è stato l’uomo più fedele, ha scelto parole intime: “Tue idee e tuoi valori continueranno a camminare sulle nostre gambe”.
È il senso di un partito che non vuole essere orfano. Forza Italia senza il Cavaliere rischiava di sparire.
Invece resiste, al 7%, con ministri, con una sua linea europeista e garantista.
Tajani prova a tenere insieme l’eredità senza trasformarla in un museo. Camminare sulle gambe di un altro significa portarne il passo, ma anche decidere la direzione.
E la direzione, oggi, è stare nel governo Meloni senza sciogliersi dentro.

Matteo Salvini è stato più diretto, più emotivo: “Ci manchi, Silvio”. Due parole che dicono tutto. Perché al di là delle alleanze, delle rotture, delle battaglie degli ultimi anni, Berlusconi per Salvini è stato il maestro involontario. Quello che gli ha insegnato che in politica si vince se parli alla pancia della gente prima che alla testa. Quello che gli ha fatto capire che un partito è un brand, e che il brand sei tu.
Salvini oggi guida la Lega, ma il modo di fare politica, di bucare lo schermo, di trasformare ogni comizio in uno show, viene da lì. Da Arcore.Tre anni dopo, l’Italia fa i conti con un’assenza che è ancora presenza. Le sue televisioni accendono ancora le case, il Milan che fu suo vince e perde senza di lui, le sue leggi si discutono ancora, i suoi processi hanno fatto giurisprudenza. E il suo partito, senza di lui, tiene in piedi la maggioranza. È la misura di un uomo che non è stato solo un politico. È stato un’epoca. Con le sue luci e le sue ombre, con i contratti con gli italiani firmati in tv e le barzellette che diventavano caso diplomatico, con l’ossessione per la giustizia e le gaffe internazionali.
Gli avversari lo hanno combattuto, i giudici lo hanno inseguito, gli alleati lo hanno tradito e poi riabbracciato. Lui cadeva e si rialzava, sempre. Fino all’ultima volta. Eppure, anche da morto, Berlusconi riesce a stare al centro. Perché quando Meloni, Tajani e Salvini ne parlano, non parlano del passato. Parlano del presente. Parlano di un centrodestra che senza di lui non avrebbe né volto né storia.Tre anni sono tanti per la politica che brucia tutto in fretta. Sono pochi per dimenticare chi la politica l’ha cambiata per sempre. Nel bene e nel male, con il sorriso stampato e la battuta pronta, con l’illusione di poter vendere sogni come si vendono case e televisioni.
Oggi le bandiere di Forza Italia sono a mezz’asta, ma le sue idee sono ancora in campo. Camminano sulle gambe di altri, come dice Tajani. Vivono nei ricordi di chi, come Salvini, sente la mancanza. E pesano nelle scelte di chi, come Meloni, governa un Paese che Berlusconi ha contribuito a plasmare.Perché ci sono uomini che la storia la subiscono. E uomini che la scrivono. Silvio Berlusconi la scriveva in diretta, con un copione che cambiava ogni sera. E tre anni dopo, quel copione, non lo abbiamo ancora chiuso.
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