Guterres: «I piani climatici nazionali e le politiche attuali sono pericolosamente insufficienti». Anche il pieno rispetto degli impegni annunciati non basta a centrare gli obiettivi dell’Accordo di Parigi.
Il mondo rischia di arrivare alla fine del secolo con una temperatura media globale superiore di 2,6 °C rispetto ai livelli preindustriali, anche se tutti i Paesi rispettassero integralmente gli impegni climatici attualmente dichiarati. È l’allarme contenuto nel nuovo rapporto del Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (UNEP), pubblicato il 21 ottobre, che segnala un divario ancora profondo tra gli obiettivi internazionali e le misure effettivamente adottate per contrastare il riscaldamento globale.
Il quadro delineato dalle Nazioni Unite conferma la difficoltà di mantenere il riscaldamento entro i limiti stabiliti dall’Accordo di Parigi del 2015: contenere l’aumento della temperatura ben al di sotto dei 2 °C e proseguire gli sforzi per limitarlo a 1,5 °C rispetto all’era preindustriale. Secondo le nuove stime, gli impegni nazionali, anche se pienamente attuati, non sarebbero sufficienti a raggiungere questi traguardi. Se invece il mondo proseguisse lungo la traiettoria delle politiche attualmente in vigore, l’aumento potrebbe arrivare a 2,8 °C entro il 2100.
A rendere più urgente l’allarme è l’andamento delle emissioni. Nel 2025, le emissioni globali di gas serra sono rimaste sostanzialmente sui livelli record registrati nel 2024, mentre quelle derivanti dalla combustione di carbone, petrolio e gas hanno continuato a crescere leggermente. Si tratta di un segnale che evidenzia quanto la riduzione delle emissioni proceda più lentamente rispetto a quanto richiederebbe la crisi climatica.
Il segretario generale dell’Onu, António Guterres, ha richiamato i governi alla responsabilità, sottolineando l’insufficienza delle misure attuali. «Le emissioni rimangono a livelli record e i piani climatici nazionali e le politiche attuali sono pericolosamente insufficienti», è il messaggio rilanciato nel quadro della presentazione del rapporto. Per il capo delle Nazioni Unite, ritardare ulteriormente gli interventi significa aumentare i rischi per le popolazioni, le economie e gli ecosistemi.
Le conseguenze di un ulteriore aumento delle temperature non riguarderebbero soltanto le aree più esposte. Ondate di calore più intense, siccità, incendi, precipitazioni estreme e alluvioni possono aggravare i danni alle infrastrutture, compromettere i raccolti e mettere sotto pressione i sistemi sanitari. Gli effetti, inoltre, non si distribuiscono in modo uniforme: le comunità più vulnerabili, spesso meno responsabili delle emissioni storiche, dispongono di risorse più limitate per affrontare gli impatti.
Un ruolo decisivo spetta alle maggiori economie mondiali, responsabili di circa tre quarti delle emissioni globali. Il rapporto segnala anche differenze significative tra i Paesi e richiama l’attenzione sulle ripercussioni delle scelte energetiche e politiche. La transizione verso fonti a basse emissioni, l’efficienza energetica e la riduzione dell’utilizzo dei combustibili fossili restano strumenti centrali, ma richiedono interventi più rapidi e incisivi.
La prospettiva di superare temporaneamente la soglia di 1,5 °C è ormai considerata difficilmente evitabile. Questo, tuttavia, non significa che ogni ulteriore aumento sia inevitabile o che agire abbia perso valore: contenere il più possibile il superamento della soglia può ridurre i danni e rendere meno difficile un eventuale ritorno a temperature inferiori entro la fine del secolo. L’obiettivo dipende da tagli rapidi delle emissioni e da decisioni concrete, non soltanto da nuove dichiarazioni d’intenti.
Il messaggio dell’Onu è quindi netto: gli impegni annunciati non possono restare sulla carta. Ogni anno di ritardo restringe il margine d’azione e aumenta i costi umani, ambientali ed economici. La crisi climatica non si misura soltanto nei gradi previsti per il 2100, ma nelle conseguenze che le scelte di oggi produrranno già nel corso di questa generazione. Il futuro del clima non è ancora scritto, ma il tempo per cambiarne la traiettoria continua a diminuire.
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