La stagione calcistica 2026/2027 ha visto l’introduzione di una novità epocale, voluta dalla Fifa, che ha stravolto i calendari delle federazioni e le pause per le nazionali. Le classiche soste generalmente divise nelle due finestre di settembre e ottobre, infatti, sono state accorpate in un’unica maxi-sessione autunnale: quattro partite da disputare in due settimane, a fronte di uno stop complessivo dei campionati di ben ventuno giorni. Si tratta, a tutti gli effetti, della sosta più lunga nella storia del calcio.
La ratio di questa nuova formula – prevista fino ai prossimi Mondiali del 2030 – nasce dalla necessità di tutelare i calciatori sottoposti a viaggi lunghi e faticosi e di agevolare, allo stesso tempo, le Nazionali che lavorano spesso con poco tempo a disposizione.
Un cambiamento strutturale di enorme portata che ha raccolto consensi, ma anche tanti pareri contrari, soprattutto da parte delle Federazioni e delle Leghe Europee.
Alla base delle critiche ci sono, in particolare, i timori per gli infortuni, sempre più frequenti per i tanti impegni a cui sono sottoposti i calciatori a causa dei calendari intasati. Nella finestra appena conclusa, in effetti, le Nazionali hanno disputato quattro partite in quattordici giorni, con una media logorante di un match ogni tre giorni e mezzo. Un sovraccarico a cui bisogna aggiungere, con il rientro dei calciatori nei club, un altro tour de force: nove partite in ventisette giorni.
E i primi responsi vanno in controtendenza rispetto agli auspici iniziali perché il numero degli infortunati, dopo la maxi-sosta, sembra essere decisamente aumentato. Come riportato da Sky Sport, infatti, i giocatori che hanno accusato un nuovo problema fisico durante le tre settimane di sosta sono ventuno: quindici in nazionale e sei durante le amichevoli con il club o in allenamento.
Insomma, i numeri ci dicono che gli infortuni sono più che raddoppiati rispetto alla sosta di otto giorni dello stesso periodo dell’anno precedente.

E l’allarme viene lanciato proprio da alcuni allenatori della Serie A come Daniele De Rossi, allenatore del Genoa e Massimiliano Allegri, tecnico del Napoli. C’è, in realtà, chi la pensa diversamente come l’allenatore dell’Inter Cristian Chivu che ritiene che non sia cambiato nulla. Ma se consideriamo che il tempo effettivo di gioco è aumentato di cinque-sei minuti a partita, sottoponendo gli atleti a ulteriori sforzi, il rischio di un picco di infortuni diventa drammaticamente reale. Un tema, dunque, che va affrontato e non ignorato.
A tutto ciò si somma l’incognita legata a uno stop così prolungato, che impone, evidentemente, una gestione della preparazione atletica del tutto diversa rispetto al passato. Dal punto di vista degli infortunati, Napoli (con Vergara, Olivera e Favasuli), Genoa (con Ethan Meichtry e Sow) e Frosinone (con Raimondo e Birligea) sono le società più colpite. E allora sorge spontanea la domanda: chi ha giovato di questa maxi-sosta e chi, invece, ne ha sofferto in Serie A?”
Sicuramente non ne hanno sofferto Inter e Lazio, che hanno ripreso a vincere regolarmente e si trovano ora a braccetto al comando della classifica con 16 punti. Non ne hanno giovato, invece, le altre big del campionato, quasi tutte bloccate sul pari; fa eccezione il Napoli che, grazie alla netta vittoria per 3-0 sul Frosinone, raggiunge proprio i ciociari all’ottavo posto, a quota 10 punti in classifica. Dal terzo fino al settimo posto, inoltre, ci sono cinque squadre racchiuse in appena tre punti e, fra le inseguitrici, spicca la rivelazione Cagliari in quarta piazza, anche se la regina assoluta delle sorprese resta la Lazio, partita senza i favori del pronostico per un percorso di vertice.
Aumenta, dunque, il distacco dalla vetta per le dirette concorrenti Roma, Como, Milan e Juventus, ma è ancora presto per emettere verdetti definitivi. Il campionato è appena iniziato e con le Coppe Europee, il discorso diventerà più impegnativo nella gestione dei calciatori sotto l’aspetto atletico.
Foto interna di copertina – Idea visiva AI: un gigantesco calendario al centro di uno stadio vuoto che si sfoglia e vola via nel vento, circondato dalle bandiere delle nazionali. Rende l’idea di “calendari stravolti” e dello stop più lungo della storia, con i campionati fermi e le nazionali protagoniste.
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