Kiev denuncia nuovi attacchi contro le infrastrutture elettriche e chiede garanzie sul cessate il fuoco. Peskov conferma i contatti, ma esclude una semplice sospensione delle ostilità: «Vogliamo una pace duratura».
La tregua energetica tra Russia e Ucraina resta in bilico, mentre gli attacchi alle infrastrutture e alle aree abitate continuano ad alimentare l’emergenza sul terreno. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky avverte Mosca che, in assenza di un accordo effettivo per fermare i bombardamenti contro gli impianti energetici, Kiev è pronta a reagire. Dal Cremlino, intanto, arriva la conferma che sono in corso contatti diplomatici, ma senza un annuncio concreto sull’entrata in vigore della sospensione degli attacchi.
«Se la Russia non accetterà una tregua energetica, risponderemo», ha dichiarato Zelensky intervenendo in videocollegamento al Warsaw Security Forum. Il presidente ucraino ha denunciato nuovi raid contro obiettivi strategici, tra cui centrali elettriche e impianti legati alla produzione e alla distribuzione di energia. Attacchi che, secondo Kiev, dimostrerebbero la scarsa disponibilità russa ad aderire a un’intesa capace di proteggere le infrastrutture essenziali durante la stagione fredda.
La questione è diventata ancora più delicata dopo l’annuncio del presidente statunitense Donald Trump, che nei giorni scorsi aveva sostenuto che Mosca e Kiev avessero raggiunto un’intesa per non colpire reciprocamente le rispettive infrastrutture energetiche. La dichiarazione americana, tuttavia, non è stata accompagnata da dettagli operativi condivisi e ha colto di sorpresa la leadership ucraina e diversi alleati europei. I successivi attacchi denunciati da Kiev hanno ulteriormente complicato il quadro.
Il Cremlino mantiene una posizione prudente. Il portavoce presidenziale Dmitrij Peskov ha confermato che i contatti sulla possibile tregua proseguono, senza precisare con quali interlocutori stia trattando Mosca. «Non appena avremo informazioni da comunicare, vi informeremo», ha spiegato, rinviando a un momento successivo eventuali chiarimenti. La Russia, dunque, non ha confermato pubblicamente l’esistenza di un accordo operativo nei termini descritti da Trump.
Peskov ha inoltre ribadito che l’obiettivo del governo russo non sarebbe una semplice sospensione temporanea dei combattimenti, bensì una soluzione politica più ampia. «Non vogliamo una tregua, vogliamo una pace duratura», ha affermato, sostenendo che Mosca sarebbe pronta a fare quanto necessario per raggiungerla. Una posizione che, tuttavia, lascia irrisolto il nodo immediato della protezione delle infrastrutture civili, mentre le due parti continuano a combattersi e a scambiarsi accuse.
Il bilancio umano degli attacchi resta un elemento centrale della crisi. Le autorità ucraine hanno riferito di vittime e feriti in diverse località colpite dai raid, con conseguenze particolarmente gravi per i civili. Il numero complessivo delle persone uccise e ferite è soggetto ad aggiornamenti e deve essere letto alla luce delle diverse ricostruzioni diffuse nelle ore successive agli attacchi.
Per Kiev, fermare i bombardamenti sulle centrali e sulla rete elettrica significa ridurre il rischio di interruzioni prolungate della corrente e del riscaldamento, proprio mentre l’avvicinarsi dell’inverno rende la popolazione più vulnerabile. Per Mosca, invece, la trattativa resta legata alla prospettiva di un accordo complessivo, che finora non ha trovato un punto d’incontro condiviso.
Il rischio è che la diplomazia rimanga intrappolata nelle dichiarazioni mentre sul terreno prosegue la guerra. Finché non saranno chiariti i termini della tregua, i meccanismi di verifica e le conseguenze delle eventuali violazioni, l’annuncio americano non potrà essere considerato una garanzia per la popolazione. Perché una pace credibile non si misura dalle parole pronunciate ai tavoli negoziali, ma dalle bombe che smettono di cadere sulle case e sulle città.
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