Ci sono parole che, con il passare del tempo, cambiano vestito.
Alcune si impoveriscono, altre si arricchiscono di nuovi significati. Altre ancora finiscono per raccontare qualcosa di molto diverso da ciò che, all’origine, volevano dire.
Occultismo è una di queste.
Oggi basta pronunciarla perché nella nostra mente compaiano immagini, quali: rituali misteriosi, formule, simboli, magia, forze oscure, società segrete.
Ma proviamo, per una volta, a fare quello che mi piace fare con le parole: togliere ciò che abbiamo aggiunto e tornare all’origine.
Perché prima di chiederci che cosa sia l’occultismo, forse dovremmo chiederci: che cosa significa davvero “occulto”?

La parola italiana deriva dal latino occultus, participio passato di occulere: nascondere, coprire, sottrarre alla vista.
Dunque, nella sua origine, occulto significa ciò che non si vede perché è nascosto, coperto, celato. Non c’è, nella parola, alcun riferimento al male, al demonio o alla magia.
È interessante, tra l’altro, che ancora oggi utilizziamo “occulto” in contesti completamente estranei all’immaginario esoterico.
Una causa può essere occulta. Un’intenzione può essere occulta. Un significato può essere occulto. E persino in astronomia si parla di occultazione quando un corpo celeste passa davanti a un altro e lo rende temporaneamente invisibile dalla nostra prospettiva.
La stella non è sparita. È soltanto nascosta alla nostra vista.
Dovremmo tenere a mente questa immagine, perché già qui scopriamo qualcosa di importante: l’invisibile non coincide necessariamente con l’inesistente.
Ma attenzione: neppure il contrario è vero.
Il fatto che qualcosa sia invisibile non dimostra che esista.
Ed è proprio in questo spazio, tra ciò che sappiamo e ciò che ancora non sappiamo, che comincia la nostra storia.

Per comprendere come siamo arrivati all’occultismo moderno dobbiamo fare un salto indietro.
Nel Rinascimento troviamo espressioni come “filosofia occulta” e “scienze occulte”.
Erano espressioni riferite a conoscenze che cercavano di comprendere proprietà, corrispondenze e forze della natura non immediatamente percepibili.
Astrologia, alchimia e magia naturale potevano rientrare, in epoche e contesti diversi, in questo grande territorio del sapere.
E qui dobbiamo fare attenzione a non commettere un errore molto moderno: prendere le categorie di oggi e proiettarle sul passato.
Noi siamo abituati a separare nettamente: scienza / religione / filosofia / magia / spiritualità. Ma questi confini non sono sempre esistiti nella forma che conosciamo.
Per l’uomo di epoche passate, interrogarsi sulla natura, sul cosmo, sull’anima e sulle forze invisibili poteva appartenere a un unico grande desiderio: comprendere la realtà.
Questo non significa che le antiche teorie fossero scientificamente corrette.
L’alchimia non diventa chimica moderna solo perché la studiamo oggi. L’astrologia non diventa astronomia perché entrambe guardano il cielo.
Significa qualcosa di più semplice e, forse, più interessante: la domanda precede la risposta.
E molte domande che l’umanità si è posta quando ancora non possedeva gli strumenti per verificarle non erano per questo domande prive di senso.

Ma OCCULTISMO è davvero una parola antica?
Ed ecco il primo piccolo colpo di scena.
“Occulto” è una parola antica.
“Occultismo”, invece, è relativamente recente.
Le ricerche storiche più recenti hanno rintracciato il termine francese occultisme già nel 1842, in un repertorio di parole nuove di Jean-Baptiste Richard de Radonvilliers. Il termine compare poi nel 1853 nell’opera del massone Jean-Marie Ragon “Maçonnerie occulte”, dove viene riferito persino al pensiero di Charles Fourier.
Quindi c’è una piccola leggenda da correggere.
Per molto tempo si è attribuita a Éliphas Lévi la creazione della parola “occultismo”, spesso fissandola al 1856, anno della pubblicazione di “Dogme et rituel de la haute magie”.
Ma oggi sappiamo che il termine circolava già prima.
Lévi, dunque, non sembra aver inventato la parola. Ha fatto qualcosa di forse ancora più importante: le ha dato una forma, un sistema e una grande diffusione. Ed è proprio nell’Ottocento che la parola comincia a diventare il nome di un universo riconoscibile di dottrine e pratiche.
A seguire.
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